1° CONVEGNO NAZIONALE DEL CONSULENTE TECNICO E DEL PERITO
Il
VENERDI' 10 giugno 1994
orario 15,00 - 19,00

Aula Occorsio - Tribunale Penale di Roma
PROGRAMMA


Dott. Alessio RUSSO: Sono il Dott. Alessio Russo, segretario del Collegio Periti Italiani, che ha organizzato questo convegno con la collaborazione di periti e consulenti tecnici anche non iscritti al nostro Collegio. Mi auguro che la giornata sia proficua. Vi presento il Presidente del nostro Collegio, il Rag. Carlo Baronti che, ovviamente, ha fatto il massimo per l'organizzazione di questa manifestazione.
Rag. CARLO BARONTI: Buonasera. Ringrazio sentitamente, con affetto, tutti i partecipanti a questo convegno, il primo, che deve determinare certe codificazioni necessarie per la vita di tutti i consulenti, che sono importantissima per noi. Passo immediatamente la parola al Dott. Di Majo moderatore del Convegno. Grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: Buonasera, grazie a tutti per la vostra partecipazione, i vostri interventi. Io devo dire che sono rimasto veramente allucinato dal fatto che non sapevo che un tale argomento, cioè la figura e la funzione del consulente e del perito, sia nell'ambito del processo penale, sia nell'ambito del processo civile, fosse uno di quegli argomenti che non fosse mai stato affrontato, oppure rarissimamente, quando queste figure sono, e questo è il tema, è quello che dovrà poi emergere da questo dibattito, queste due figure sono elementi centrali del processo, del giudizio, perché sono quegli elementi, quelle persone, quelle funzioni, che determinano poi la soluzione di un determinato giudizio in un modo e nell'altro. Fatto questo preambolo, io passerei subito al cuore del problema e passerei subito la parola, venendo un po' meno a quella che è la scaletta, l'ordine del giorno, all'Avv. Caroleo Grimaldi che deve andar via per i suoi impegni elettorali e che interverrà subito, appunto, sull'argomento della figura professionale del consulente tecnico e del perito nell'ambito del processo civile e penale, affrontando un particolare argomento di questo tema. La parola all'Avv. Caroleo Grimaldi.
Avv. CAROLEO GRIMALDI: Io ringrazio il Presidente Baronti, ringrazio il Comitato Organizzatore di questo Convegno. Come avvocato penalista, in quest'aula naturalmente mi trovo assolutamente in famiglia e vivo i problemi dei consulenti tecnici e dei periti nella mia quotidiana attività professionale e devo dire che il problema dei periti e dei consulenti tecnici, è un problema molto avvertito dall'intera categoria forense, perché probabilmente i periti e i consulenti, al pari degli avvocati penalisti, sono state un po' le figure più equivocate, più fraintese, rispetto a quello che doveva essere l'originario disegno del codice di procedura penale attualmente in vigore. Si è parlato infatti di processo di parti, si è parlato di una dialettica ad armi pari fra difesa e accusa, di fatto la situazione è molto diversa rispetto a quello che doveva essere nelle intenzioni del legislatore, e credo anche nelle intenzioni di tutti noi avvocati, che nella nostra gran parte auspicammo l'introduzione del rito accusatorio. Sostanzialmente per quanto riguarda la parità fra difesa e accusa, questa molto spesso si è risolta semplicemente in un mito che non ha trovato alcuna rispondenza nella realtà, ma soprattutto la figura del perito e del consulente tecnico, che inizialmente era stata molto sottolineata e molto rilevata nell'ambito del quadro intero dell'ordinamento giudiziario, ne ha subito una mutilazione in pratica e, agli effetti dell'effettiva applicazione, molto seria. Basti ricordare un fatto, io ricordo perfettamente, che prima dell'entrata in vigore del nuovo codice, ci telefonavano in continuazione sedicenti o effettivi investigatori, consulenti, periti ritenendo che la nostra attività, così come doveva essere effettivamente inquadrata giusta quello che affermava il codice di procedura penale, sarebbe stata seriamente improntata con l'attività assolutamente ineludibile del consulente e del perito di parte. La raccolta delle prove, cioè, doveva essere, per quella che era l'originaria visione del codice di procedura penale, affidata a dei consulenti che dovevano figurare effettivamente come dei collaboratori del professionista, tanto che nelle nostre -di avvocati, di molti di noi avvocati- originarie intenzioni vi era proprio quella di affiancare, come collaboratore di studio, dei consulenti che fossero persone idonee a reperire le prove necessarie alle indagini nel processo penale. Viceversa le cose si sono evolute in modo diverso, purtroppo per noi, purtroppo per l'intera categoria anche dei periti e dei consulenti tecnici e l'andazzo è quello che ben conosciamo e che quotidianamente viviamo. Io peraltro sono stato per alcuni anni segretario della Camera Penale di Roma e so perfettamente quali problemi quotidianamente investivano quell'organismo, so perfettamente, per viverlo quotidianamente nelle aule di giustizia, quali siano i problemi ai quali si deve andare incontro nell'amministrazione della Giustizia. Uno dei problemi, che ritengo sia opportuno segnalare a un dibattito che evidentemente riguarderà voi, è quello delle assegnazioni delle perizie, dell'iter che deve essere seguito, della necessità che vi sia un albo, del fatto soprattutto che le persone, che accedono a quest'albo, siano persone che abbiano una qualificazione effettiva e soprattutto che a valutare questa qualificazione effettiva vi siano dei rappresentanti di categoria, dei rappresentanti dell'associazione, come ad esempio il Collegio Periti Italiani, che ben potrebbe fungere da elemento di valutazione di idoneità di quanti chiedono l'accesso a quest'albo e di quanti, pertanto, devono essere utili alla formazione della prova nel processo penale, quindi che hanno un compito di immensa importanza nell'amministrazione della Giustizia; ma anche e soprattutto dal punto di vista interno per quanto riguarda la dignità e la professionalità del perito e del consulente tecnico, che viceversa non viene ad essere tutelata nell'attuale sistema. Un altro problema che va sottolineato, è un problema a cui noi assistiamo, sia pure da esterni, ed è il problema della retribuzione, di retribuzioni che sono assolutamente scarse, che quindi sono retribuzioni che non stimolano il professionista attento, scrupoloso, il professionista di gran valore, perché sono delle retribuzioni che non hanno né capo, né coda in quello che è un quadro generale di attività professionale qualificata, che il consulente ed il perito deve prestare. Se a ciò aggiungiamo i ritardi con cui queste retribuzioni sono normalmente liquidate, che sono ritardi particolarmente evidenti, ne viene fuori che la qualificazione professionale e lo stimolo ad esercitare l'attività di perito e di consulente tecnico nell'ambito del processo penale -io parlo di quello penale, in quanto questa è la mia attività, nella quale esercito la professione- è una sollecitazione che di fatto non giunge per quelle che sono le normali amministrazioni che la regolano. Per cui gli interventi che, a mio avviso, devono essere fatti, devono soprattutto porre l'accento su un problema di organizzazione interna che riguarda la creazione degli albi; sul problema della valutazione della professionalità, che ci deve essere e che deve essere affidata a un'associazione qualificata e di categoria, come ad esempio il Collegio Periti Italiani. Sul problema delle retribuzioni, e questo è un problema di cui il Collegio si farà carico, che devono essere retribuzioni adeguate alla qualità del lavoro e di chi questo lavoro esegue; e sul problema della valutazione dell'idoneità ad accedere a quest'albo che va a tutto vantaggio della Giustizia e della categoria dei periti e dei consulenti tecnici. Ultimo discorso: mi sono informato su quella che è la strategia che attualmente viene seguita negli altri paesi di Europa, ed è effettivamente una strategia ed una qualificazione professionale che risponde esattamente a quelli che sono gli scopi che il Collegio Periti Italiani vuole in qual modo cogliere, che sono scopi di professionalità, sono scopi di immagine, sono scopi di serietà e di iter di accesso ai ruoli di perito, di creazione di albi. Sono situazioni che purtroppo in Italia, voglio dire che non riguardano soltanto questa categoria, ma riguardano molte altre categorie che non hanno attualmente una regolamentazione, una disciplina e che pertanto vanno a discapito di chi esercita la propria attività con scrupolo, con serietà e soprattutto con un elevato valore professionale. In questo senso il mio ringraziamento è al Presidente Baronti e soprattutto il mio impegno è quello di poter essere di riferimento per quanto concerne tutta l'attività che noi andremo a fare anche come avvocati, del resto lo siamo sempre stati, e qui illustri avvocati mi sono testimoni di quel che sto dicendo, siamo sempre stati, proprio perché uniti nella stessa situazione processuale ai periti e consulenti tecnici, di poter essere di sollecitazione e di stimolo, perché una situazione che appare assolutamente precaria, assolutamente penalizzante per l'intera vostra categoria e per la Giustizia, che è l'obiettivo comune a noi e a voi, perché questi obiettivi siano colti, siano colti concretamente. In questo senso, mi pare, che questo Convegno appaia come un'iniziativa assolutamente meritoria a cui va il mio plauso, a cui mi si consenta, anche come avvocato, di associarmi in termini assolutamente autentici e completi. Grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: Allora, grazie Avvocato Caroleo Grimaldi, intanto io saluto qui l'Onorevole Giulio Maceratini, che vedo presente, penalista e che dopo mi auguro intervenga... Sì, ma un intervento noi gradiremmo che fosse fatto, successivamente poi, nel corso del convegno. Grazie. Adesso io passerei la parola alla Dottoressa Margherita Gerunda, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d'Appello, sempre vertente il tema appunto che già abbiamo iniziato ad affrontare. Grazie.
Dott.ssa MARGHERITA GERUNDA: Inizio subito. Grazie Presidente, col rivolgere il mio saluto a tutti voi e ho intravisto fra il pubblico dei visi molto noti, persone con cui ho collaborato per anni, che hanno lavorato con me in molte occasioni, quindi è un'occasione veramente bella per me di salutarli e di ringraziarli dell'invito. Per passare subito al concreto, io vi parlerò della normativa per quanto riguarda la perizia penale. E, sempre per non menare il can per l'aia, ma stare sempre sul concreto parleremo proprio degli articoli del codice di procedura penale, normativa di attuazione al codice di procedura penale, che riguardano i periti, i consulenti e gli interpreti. Il perito, consulente, interprete che sostanzialmente è la stessa figura, sia pure con qualche ambito diverso, è qualificato come uno degli ausiliari del giudice e del pubblico ministero. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che è una persona che deve lavorare al fianco del giudice e del pubblico ministero, al quale apporta una professionalità specifica, generalmente molto elevata, ma che è diversa da quella del magistrato. E cioè è quella di una numerosa serie di scienze che egli conosce, il magistrato no, perché il magistrato è tenuto a conoscere le leggi; non è tenuto a conoscere la chimica, la medicina, le lingue straniere e via dicendo. Anzi il codice specifica che il magistrato deve servirsi dei periti, anche quando abbia qualche nozione di queste scienze diverse, proprio per evitare che uno si metta a fare il piccolo genio e combini i disastri che di solito combinano i piccoli geni. Allora, cominciamo con la definizione del perito. L'art. 67 delle disposizione di attuazione del codice di procedura penale parla di un albo, che viene istituito presso ogni Tribunale, in quest'albo vengono iscritti i nominativi di persone che hanno una speciale cognizione di psichiatria, medicina legale, ingegneria, specialità varie persino parla di esperti grafologici e quindi fa un elenco indicativo, tanto più che dice: "quando vi sono esperti per qualche disciplina non compresa, ma che è utile, vengono inseriti o comunque possono anche essere designati al di fuori dell'albo". Però, il numero 4 dice che quando si nomina una persona al di fuori dell'albo, perché non è iscritta o per qualche motivo diverso, cioè perché la sua disciplina non era contemplata, il giudice deve motivare le ragioni della scelta. Per cui cominciamo a stabilire un punto fondamentale, chi è iscritto all'albo è perito di per sé, cioè si considera che già c'è stato uno screening preventivo per cui non ci sono problemi nel nominarlo. Se invece è al di fuori dell'albo bisogna che il giudice faccia una valutazione, tant'è vero che deve motivare sul perché ha scelto quella persona. Art. 69 "Requisiti per l'iscrizione all'albo", il momento precedente. Tutta una serie di requisiti che sono sia valutazioni positive sul piano professionale, e quindi troveremo certificati di laurea, specialità e via dicendo, ma anche assenza di pregiudizi penali, per cui non possono ottenere l'iscrizione persone condannate con sentenza irrevocabile, alla pena della reclusione per delitto non colposo. Quindi 15 giorni di reclusione per delitto non colposo, comportano la non possibilità di iscriversi. Se sono iscritti la condanna penale comporta ovviamente la cancellazione. E adesso passiamo alla figura del perito vero e proprio, art. 220 del codice di procedura penale, sempre per stare aderenti alla normativa e si parla della perizia, cioè che cosa è che deve fare il perito. Il perito deve, quindi, dare il suo contributo di scienza particolare, di scienza tecnica, diciamo così, non giuridica al giudice, ovvero al pubblico ministero. Quando la dà al giudice, come ben sapete si chiama perito, quando la dà al pubblico ministero si chiama consulente tecnico, però sostanzialmente non c'è differenza fra l'uno e l'altro; cioè dal punto di vista dei diritti e dei doveri è assolutamente la stessa cosa. Penso che sia la stessa cosa anche dal punto di vista della retribuzione, tanto tutti dicono che è talmente esigua che è quasi simbolica. Si dice come deve essere nominato il perito al susseguente art. 221. E dice, ve lo leggo perché è importante: "nomina il perito scegliendolo tra gli iscritti negli appositi albi, e abbiamo visto com'è la situazione, o tra persone fornite di particolare competenza nella specifica disciplina, e in questo caso, come abbiamo già visto, dovrà motivare perché ha scelto quella persona, cioè quando è al di fuori degli albi, Il perito ha l'obbligo, dice all'ultimo comma, di prestare il suo ufficio, salvo che sia soggetto all'astensione o alla ricusazione". E questo è un punto un pochino delicato che vorrei sottolineare. L'ufficio di perito, dopo la nomina, è praticamente un ufficio pubblico temporaneo, non elettivo. E' parificato, si potrebbe dire, al servizio militare: a chi tocca, tocca. Però c'è la possibilità di astenersi, anzi il dovere di astenersi, praticamente negli stessi casi in cui ha il dovere di astenersi il giudice, e questo dimostra che il fatto che se il perito debba affiancare il giudice o il pubblico ministero, gli fa assumere una posizione molto particolare. E qui vorrei anche sottolineare un aspetto, che molto spesso viene trascurato. Il perito è un pubblico ufficiale; il perito è una persona che ha una competenza tecnica particolare; è una persona che deve avere dei requisiti morali molto particolari. Perché come poi noi vedremo nel successivo art. 222, 228, in cui si parla delle incapacità, cioè dei motivi per cui non può essere nominato perito taluno, e del 228 in cui si parla proprio dell'attività del perito, è specialmente in quest'articolo, si dice che il perito può essere autorizzato ad assistere all'esame delle parti, quindi a un atto istruttorio di rilevante importanza. All'assunzione di prove in generale, qualunque tipo di prova può essere fatta con l'assistenza del perito, se si ritiene necessaria la sua assistenza. Può essere depositario di oggetti sequestrati, quindi voi vedete l'attività del perito è rilevantissima, la sua responsabilità è enorme. E' per questo che si richiede al perito una particolare statura morale, oltre che professionale. Il 230 parla della parificazione, ve l'ho già detto, del consulente tecnico al perito. Il consulente tecnico è il perito, però quando agisce per il pubblico ministero. Nell'art. 242 si fa cenno alla traduzione dei documenti e alla trascrizione dei nastri di telefonate intercettate. Voi immaginate facilmente come il legislatore abbia dimostrato elevata fiducia in questo collaboratore del giudice. Perché quando gli si dice: sei autorizzato ad assistere alle prove importanti, agli interrogatori, puoi essere depositario di oggetti di reato nel caso tu debba fare delle analisi specifiche, puoi tradurre documenti da una lingua ignota all'italiano, puoi tradurre, cioè mettere in chiaro il contenuto di telefonate intercettate, cioè avere in mano delle prove di importanza notevole per qualunque processo, vuol dire che gli si dà in mano praticamente buona parte del processo. E vi dirò di più, è praticamente posto tra la Polizia Giudiziaria e il Giudice, il Perito come responsabilità. L'art. 143 parla in particolare di un tipo di perito o di consulente, che è l'interprete. Cioè colui che ha una particolare cognizione professionale, cioè quella delle lingue straniere. Il perito che conosce le lingue straniere si chiama interprete. Per l'interprete valgono esattamente gli stessi elementi di cui ho parlato fino adesso. I requisiti devono essere gli stessi, con la differenza che l'interprete affianca il magistrato o il pubblico ministero, praticamente sempre. Se non c'è l'interprete e si giudica un cittadino straniero di lingua diversa, il processo non si fa. Possono esserci 10 difensori, 14 giudici, 20 pubblici ministeri, se manca l'interprete il processo non si fa. Perché? Perché evidentemente tutto quanto non può essere compreso dall'imputato straniero, ovvero trasmesso dall'imputato straniero al giudice in maniera legittima, non può essere eseguito. Per l'interprete si specifica che è necessaria la nomina, e lo dice proprio l'art. 143, al terzo capoverso, che la nomina è necessaria anche quando tutti conoscono la lingua straniera. Perché può capitare che magari c'è un collegio di poliglotti, con un pubblico ministero eccezionalmente competente, tutti intelligentissimi e versati per le lingue, ma l'interprete ci deve essere lo stesso, perché evidentemente è un soggetto indispensabile. Perché? Ma perché, signori, l'interprete giura di adempiere fedelmente all'incarico e il giuramento dà una garanzia, che se ne dica. Per cui se non c'è l'interprete, anche se tutti comprendono la lingua dell'imputato che in quel momento viene giudicato, comunque è necessaria la mediazione dell'interprete. Ora vi ho delineato il quadro normativo che in questo momento c'interessa. Sono quasi arrivata alla fine, volevo soltanto sottolineare alcuni punti, c'è, e ho sentito parecchie lamentele, un'abitudine di cui nessuno si gloria, specialmente per quanto riguarda gli interpreti di nominare persone che si dice hanno in qualche modo cognizione di lingue straniere che non facilmente vengono conosciute o insegnate nelle nostre scuole. E questo si giustifica con il fatto che ci sono molti stranieri, che molti stranieri vengono da paesi lontani ed è pur necessario che qualcuno faccia il tramite. Io mi ricordo soltanto una volta che eravamo intorno a Ferragosto e arrestarono un corriere che veniva dal Pakistan e parlava soltanto curdo. Io non sapevo neanche che esistesse la lingua curda, adesso lo so. E sono praticamente impazzita per cercare qualcuno che parlasse curdo, per la cronaca ho trovato un sacerdote della Radio Vaticana. Ma il punto fondamentale è che non si può scegliere chiunque per una traduzione, per adibirlo alle funzioni di interprete. L'uso che taluni fanno, spero che adesso smetteranno, di compagni di detenzione di un imputato detenuto, o di persone prese un po' dalla strada, come si diceva un tempo per gli attori neorealisti, è un uso che deve essere completamente abbandonato. Perché? Perché i requisiti devono essere accertati volta per volta, come dice il codice, se la persona non è iscritta all'albo e, oltre ciò, se la persona non è iscritta all'albo e deve essere nominata, è necessario che colui che la nomina, motivi il perché sceglie quella persona e in ogni caso la persona deve essere fornita di tutti i requisiti, almeno morali, che devono assistere il giudice nel momento in cui utilizza l'opera dell'interprete. Perché, come vi dicevo, è troppo importante questa figura perché non sia adeguatamente considerata anche sotto il profilo morale. Grazie dell'attenzione.
Avv. LUIGI DI MAJO: Allora, grazie Dottoressa Gerunda. Allora, io adesso passerei la parola al Giudice presso il Tribunale Civile, Dottor Rossetti. Vorrei, però, lanciare una proposta, non so se tutti quanti siete d'accordo, cioè quella di dare più spazio al dibattito che deve venire e quindi io pregherei eventualmente i relatori di accennare dei temi, che si devono affrontare, per poi ritornarci e dare spazio anche agli interventi del pubblico, in modo da rendere anche più movimentata questa assemblea e di focalizzare i punti che devono scaturire da questa assemblea. Dottor Rossetti a lei la parola.
Dott. MARCO ROSSETTI: Ero stato già reso edotto della circostanza che avrei avuto pochi minuti a disposizione, quindi voglio innanzitutto dire che le cose che andrò riferendo non saranno che un'epitome di quelle che avevo in animo di dirvi, ma sono contenute in una relazione scritta, che sarà per me un onore consegnare a chi volesse farmene richiesta. Ho incentrato la mia attenzione, tenuto conto anche della linea conduttrice di questo dibattito sul concetto di professionalità del consulente tecnico di ufficio nel rito civile. In merito alla professionalità del consulente tecnico nel rito civile esistono invero numerosi equivoci, in cui incorrono tanto i magistrati, quanto gli avvocati, quanto gli stessi consulenti tecnici. Allora, con un metodo a me consueto, analizzerò questa professionalità, in altri termini che cosa deve fare il consulente tecnico per essere considerato professionale e quindi per dare un apporto fattivo sia al processo, sia al magistrato che si avvale della sua opera. Che cosa deve fare, dicevo, il consulente tecnico sia sotto il profilo della struttura, cioè della sua figura come è regolata dalla legge, sia sotto il profilo della funzione, del modo in cui, cioè, deve materialmente realizzare il proprio intervento, materialmente svolgere la propria consulenza tecnica. E' stato già detto, da chi mi ha preceduto, che il consulente tecnico è un ausiliare del giudice. Nel codice del secolo scorso, in quello del 1865, il consulente tecnico era concepito come una persona che rispondeva a un quesito, faceva una relazioncina scritta e la sua opera finiva lì. Nel codice di questo secolo, quello del 1942, il consulente tecnico, si dice testualmente nell'art. 194 del codice di rito, "assiste il giudice". Il consulente tecnico dunque è una figura, rito civile, la quale affianca il giudice, fornendogli una regola di esperienza, di scienza o di arte, che al giudice sfugge. Premesso questo, in linea generale e calando questo concetto nella realtà pratica, ci si avvede subito di come si verifichi uno iato a forbice tra la figura di consulente tecnico voluta dal legislatore e quella che si trova invece nella aule di Giustizia. Il rapporto tra il consulente tecnico e il giudice che gli affida l'incarico, è un rapporto, nella maggioranza dei casi, prevalentemente scritto. Scritti sono i quesiti che il giudice consegna al consulente tecnico, scritta è la relazione che il consulente tecnico deposita. Spesso i due si vedono soltanto nell'udienza in cui il consulente tecnico presta giuramento. Questo stato di cose genera effetti, secondo me, assai nefasti. In primo luogo è portato soltanto in camera di Consiglio, soltanto al momento in cui dovrà decidere la causa insieme agli altri componenti del Collegio, se si tratta di giudice Collegiale, ad avvedersi che il consulente tecnico è incorso in imperfezioni, in omissioni, in contraddittorietà logiche all'interno dell'elaborato scritto. Dal lato del consulente tecnico questi è fatalmente portato a ritenere che con il deposito dell'elaborato scritto in Cancelleria abbia esaurito il suo compito. Le cose non stanno in questi termini. Tanto da parte del giudice, quanto da parte del consulente tecnico ci si dovrebbe, invece, si dovrebbe come fare un passo l'uno verso l'altro per rendersi conto che il primo, il giudice, ha bisogno del secondo per tutta la durata del processo. Il secondo non può assolutamente ritenere conclusa la propria opera con il deposito dell'elaborato scritto. Un'osservazione concreta, sarebbe utilissimo, io lo faccio molto spesso, è che i Giudici convocassero, o meglio dicessero ai consulenti tecnici di comparire alla prima udienza successiva al deposito dell'elaborato scritto. In questo modo il consulente tecnico, naturalmente il consulente tecnico può anche intervenire di propria spontanea volontà, e questo sarebbe naturalmente ben accetto. Il consulente tecnico nel depositare l'elaborato scritto, illustra al giudice e alle parti il motivo, l'iter logico che lo ha portato a prendere determinate conclusioni. Questo, oltre a non rendere l'elaborato scritto una mera lettera morta, avrebbe altri risultati vantaggiosi, ad esempio potrebbe stroncare sul nascere tante eccezioni mosse agli elaborati dei consulenti tecnici talora, perché negarselo, con chiari intenti defatigatori. Accanto al profilo, quindi, della necessarietà di recuperare un rapporto di assistenza, non un rapporto meramente scritto tra consulente tecnico e magistrato, vi è, sempre sotto il profilo della funzione, la necessarietà, e qui entriamo nel vivo del tema, entriamo cioè nel profilo della professionalità vera e propria, che il consulente tecnico abbia sempre a mente, ripercorrendo magari le norme del codice di rito, che talora non sono sempre ben note ai consulenti tecnici, abbia bene a mente, dicevo, che egli è un ausiliario del giudice. Il punto di riferimento per il consulente tecnico nel rito civile deve dunque essere il giudice. Accade, invece, anche qui che la prassi si discosta da questo modello normativo. Accade cioè che il consulente tecnico, mosso talora da intenti nobili, non da intenti dolosi o biasimabili, cerca di mediare tra le parti, ponendo in essere dei comportamenti pur finalizzati a una possibile conciliazione della controversia, ma dei comportamenti, comunque, biasimabili sotto il profilo della deontologia. Faccio riferimento in particolare al non riferire circostanze emerse nel corso dell'indagine; a non riferire documenti acquisiti nel corso dell'indagine; a non riferire le dichiarazioni di una delle parti fatte nel corso delle indagini. Per inciso: le dichiarazioni che il consulente tecnico riceve dalle parti, hanno la medesima valenza probatoria dell'interrogatorio libero assunto dal giudice, quindi ai sensi dell'art. 117 del codice di rito, quelle dichiarazioni sono perfettamente valutabili, pienamente valutabili nella decisione della controversia, potrebbero al limite anche avere natura confessoria. Ora, ai consulenti tecnici presenti mi si consenta di ricordare che se queste attività, per così dire di silenzio su un particolare aspetto oppure di glissare su un altro aspetto dell'oggetto della controversia, sono perfettamente lecite alle parti, perché il diritto in controversia è nella loro disponibilità, se posti in essere dal consulente tecnico questi comportamenti diventano degli illeciti. Degli illeciti, nei casi estremi penali, ma si tratta di ipotesi marginali, il rifiuto di espletare l'incarico o la falsità dello stesso, ma ci sono anche illeciti disciplinari, quelli previsti dall'art. 20 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura, nonché illeciti che potremmo definire di natura più schiettamente civile: la responsabilità nei confronti delle altre parti per le spese a cui esse sono andate incontro. Allora il consulente tecnico che vuole definirsi professionale, o meglio che aspira a disegnare una figura di professionalità attorno a sé, dovrebbe, in primo luogo, garantire la massima trasparenza del proprio operato nei rapporti con le parti. Quindi le parti devono essere sempre convocate in maniera documentabile per iscritto. L'art. 90 delle disposizioni ultimo comma prescrive il biglietto di cancelleria, ma anche la raccomandata con ricevuta di ritorno è uno strumento altrettanto valido. C'è sempre un art. 156 terzo comma, che prevede che l'atto può essere compiuto in tutte le forme più idonee al conseguimento dello scopo. Accanto a questo aspetto, quindi convocare le parti in maniera documentabile; non prendere posizione, chiaramente, in maniera smaccatamente a vantaggio di una delle parti; non cercare impossibili e tra l'altro non richiesti tentativi di conciliazione tra le parti; apparire, in altri termini, non soltanto essere, apparire imparziale. E' questa la strada che consentirà al consulente tecnico di costituire un rapporto fattivo con il magistrato. Il magistrato cioè potrà essere sicuramente consapevole che facendo affidamento su quel consulente tecnico, avrà dei risultati utili per la soluzione della controversia e non avrà perso tempo. Accanto alla professionalità, per così dire, funzionale, passo rapidamente ad accennare, funzionale come ho accennato in precedenza, cioè relativa alla figura del consulente tecnico, passo ad accennare ai comportamenti che il consulente tecnico dovrebbe tenere nella professionalità, per conseguire una professionalità sotto il profilo strutturale, cioè nell'espletamento dell'incarico. Allora, facciamo subito un distinguo. Talora al consulente tecnico il magistrato chiede di descrivere un fatto e di accertare se una determinata conseguenza possa essere legata a quel fatto. Si parla nel primo caso di consulenza percipiente ed è l'ipotesi più semplice. Il consulente tecnico va e riferisce "sub specie scientie", cioè con una regola d'arte o di scienza. Nel secondo caso si parla di consulenza tecnica deducente: il consulente tecnico cioè dovrà non soltanto rilevare un dato oggettivo, ma dovrà leggerlo con una regola che è tutta sua, con una nozione scientifica che è tutta sua e riferirlo al giudice, traendo delle conseguenze. Allora, nel caso di consulenza tecnica deducente sorgono alcuni problemi. I rischi più frequenti, ai quali va incontro il consulente tecnico sono quelli che io chiamo il silenzio ed il rumore. Da un lato cioè vengono redatte e depositate consulenza tecniche, quindi elaborati scritti nei quali il consulente tecnico rileva un fatto, trae delle conclusioni e sottace completamente o quasi completamente sull'iter logico che ha seguito nel giungere a quella conclusione, partendo da quel determinato fatto. Allora, il consulente tecnico nella consulenza deducente dovrebbe sempre porre, il Collegio, il Pretore o il Giudice che gli ha conferito l'incarico, in grado di ripercorrere passo passo l'iter logico che lo stesso consulente ha seguito. L'altro errore da evitare nelle consulenze di tipo deducente, ripeto dove ci sono da trarre delle conclusioni, è il rumore, che è un errore opposto al primo. Come nel primo caso non si dicono cose che avrebbero dovuto essere dette, nel secondo caso, invece, si dice più di quello che avrebbe potuto essere detto. Il consulente tecnico si avventura nella risposta a quesiti che non gli sono mai stati posti, oppure si avventura addirittura a dare definizioni o qualificazioni giuridiche degli istituti in controversia, e questo è un altro grave errore perché, intanto può indurre in errore taluna delle parti, nelle conclusioni da prendere o nelle prove da chiedere, e poi invade un campo che è istituzionalmente riservato al giudice e cioè quello della qualificazione degli istituti. Dunque il consulente tecnico dovrebbe, nelle consulenze deducenti, trarre fuori dagli elaborati scritti il troppo e il vano. Un ultimo aspetto, e mi avvio alla conclusione, un ultimo aspetto relativo alla professionalità del consulente tecnico nell'espletamento degli incarichi e nella redazione degli elaborati scritti. L'espletamento dell'incarico peritale è presieduto da una serie di norme, nel rito civile naturalmente, le quali garantiscono il contraddittorio delle parti. Le parti infatti hanno la facoltà di nominare i consulenti tecnici di parte, l'art. 201 del codice di rito, e i consulenti tecnici di parte hanno la facoltà di fare osservazioni al consulente tecnico e di partecipare alle operazioni di questo, è l'art. 90 ultimo comma delle disposizioni di attuazione del codice di rito. Il consulente tecnico per essere veramente professionale dovrebbe sempre avere presente che le sue operazioni sono presidiate dal rispetto e dalla garanzia del contraddittorio e quindi dovrebbe rifuggire da una serie di comportamenti, che pure si riscontrano nella prassi, i quali sono gravemente lesivi di questa tutela e di questa garanzia. Facciamo alcuni esempi: il consulente tecnico compie le operazioni peritali avvisando in maniera non documentaria le parti, quindi prendendo accordi del tutto estemporanei, come ad esempio, per telefono; il consulente tecnico riceve da una parte dei documenti rilevanti ai fini del decidere, senza comunicarli all'altra; il consulente tecnico riceve dichiarazioni da una delle parti senza comunicarle all'altra; il consulente tecnico avvia una sottoseduta delle operazioni dandone avviso ad una parte soltanto e non all'altra. Si tratta non di ipotesi di scuola, ma di ipotesi che si verificano abbastanza di frequente nella prassi giudiziaria. E per questo che io mi compiaccio con il Collegio Periti Italiani che può costituire un valido interlocutore al fine di mettere a punto, ed è questo, secondo me, l'obiettivo al quale tutti dovremmo mirare, mettere a punto degli standard deontologici, ai quali tutti i consulenti tecnici debbono attenersi, o dovrebbero attenersi. In modo che si sappia che una volta non rispettato quello standard, quel consulente tecnico è una persona non affidabile e quindi è utile non affidare a questa persona incarichi. Mi si consenta in chiusura di trarre soltanto una conclusione, da quanto son venuto dicendo finora, una conclusione che è anche un invito ai consulenti tecnici. E' noto a tutti, e sarebbe puerile nasconderselo, che l'amministrazione della Giustizia civile versa in uno stato direi comatoso. Benché la Giustizia civile non assurga agli onori della cronaca, in quanto viene considerata normalmente di più basso profilo, tuttavia è un aspetto dell'amministrazione della Giustizia di gran lunga più diffuso a livello statistico in quanto tutti noi, nel corso della nostra esistenza, abbiamo o possiamo avere una controversia relativa a diritti patrimoniali o personali, mentre assai minore è il numero delle persone che si trovano in qualche misura coinvolte in un processo penale. La rilevanza statistica della Giustizia civile è inversamente proporzionale all'attenzione e di studi, e legislativa che è stata rivolta al processo civile. Allora volevo semplicemente concludere ricordando, ricordando a me stesso, che un recupero di celerità e di efficienza al processo civile, passa attraverso un'applicazione rigorosa, netta e asciutta delle norme che ci sono e che sono state, voglio dirlo senza paura, dimenticate o talora disapplicate da una prassi, che non mi vergogno a definire eversiva, imputabile parte al Foro e parte ai magistrati, che troppo spesso hanno dimenticato, faccio un esempio concreto, di applicare la riduzione del compenso per il consulente tecnico, il quale deposita fuori il termine assegnatogli la relazione scritta che avrebbe dovuto depositare, e quindi incentivando o avallando, sotto questo profilo, prassi che avrebbero dovuto invece essere stroncate sin sul loro nascere. Allora un recupero di professionalità del consulente tecnico e un recupero, per così dire, di trasparenza nelle operazioni del consulente tecnico e, dal punto di vista dei magistrati, nell'assegnazione degli incarichi ai consulenti tecnici e nella rotazione degli stessi, non può che far bene al processo civile e fargli recuperare, per questo aspetto, efficienza. Grazie, ho concluso.
Avv. LUIGI DI MAJO: Io ringrazio il Dottor Rossetti, adesso prima di passare la parola al Professor Taormina, io vorrei sentire qualcuno dei consulenti tecnici, qui seduti in avanguardia, in trincea. Non so, per esempio la Professoressa Alimenti se in risposta anche a quanto è stato detto finora, può formulare qualche ipotesi, qualche problema. Prego.
Prof.ssa ANNA ALIMENTI: Io pensavo di intervenire dopo aver fatto...
Avv. LUIGI DI MAJO: Si, ma noi cerchiamo di interrompere, io l'ho detto prima, per creare un po' anche un'atmosfera di dibattito e per rendere più vivace questa assemblea, ecco perché. Ad ogni modo, se non ritiene di intervenire. Qualche altro dei consulenti?
Prof.ssa ANNA ALIMENTI: Posso riallacciarmi a quanto detto precedentemente dalla Dottoressa Gerunda, dell'importanza effettivamente della preparazione anche del perito, specialmente del perito interprete traduttore, essendo questa la mia specialità, e allacciarmi anche un momento a quanto detto ultimamente dal magistrato, dal Dottor Rossetti, il quale diceva che il perito che dà fuori tempo la perizia, ovviamente rallenta l'iter giudiziario. Credo che, si, questo sia sicuramente molto importante, però non credo che l'iter giudiziario sia soltanto e semplicemente rallentato da una perizia che viene consegnata fuori tempo. E' giusto anche il discorso della decurtazione del quarto, come viene stabilito dalla legge, però a questo punto, scusate, ma intervengo proprio su un argomento che forse io avrei glissato, effettivamente non lo ritenevo cardine del mio intervento, non perché non lo senta importante, ma semplicemente perché per me era un corollario di quello che poi tratterò nell'argomento stesso. Cioè chiedere la decurtazione di un quarto perché si è presentato il lavoro fuori tempo è giustissimo, ma sarebbe giusto qualora fossero dei compensi giusti e non degli oboli. Perché non si può assolutamente pretendere a questo punto, mi scusi Giudice, non si può assolutamente pretendere che un perito venga pagato a 5.000 lire l'ora lorde, quando una domestica, sia essa italiana o filippina o di altra nazionalità, ne prende 12.000 nette e pulite e se le prende subito! E non le prende assolutamente, dovendo attendere un iter di un anno, un anno e mezzo o due anni di attesa, quando già quelle 5.000 lire, sono diventate ancora 1.000 lire soltanto. Pertanto, è giusto quello che lei chiede, ma è altrettanto giusto che si ritenga valido il lavoro di un professionista, perché tale mi sento e tale devo essere considerato anche nel momento in cui vengo pagato.
Avv. LUIGI DI MAJO: Un intervento breve, si, perché altrimenti devo passare la parola... Prego. Mi raccomando, 2 secondi, non di più.
Dott. MOSCHELLA: Io mi chiamo Moschella, lei mi conosce, sono un medico legale. Io ringrazio la Dottoressa Gerunda e i signori Giudici che conosco, del penale, essendo anche io nel penale. Vorrei rimarcare questi concetti. Forse i loro consigli erano indirizzati ai signori medici o altri periti, non specialisti in medicina legale. Specie nel campo del civile. Io vado a tutti i congressi, di recente anche a quello di Pisa, decine di colleghi che bivaccano al civile, non li vedo mai ai congressi di medicina legale. E ho pagato 500 mila lire di iscrizione. Quelli fanno perizie a non finire o consulenze, i sottoscritti ne fanno 2 o 3 l'anno. Quindi, invito i signori Magistrati a chiedere la preparazione a chi non è iscritto all'albo. Il sottoscritto lo sa, non lo sa il Dottor Cappiello, la Dottoressa Gerunda, gli altri, fa regime carcerario per 180 mila lire. Domani va a Regina Coeli per 180 mila lire lorde. Questi sono i compensi che danno per il regime carcerario ai medici di ufficio. E' evidente signori Giudici, che siamo a livelli retributivi nemmeno delle donne di servizio. E' da ritenere...
Avv. LUIGI DI MAJO: Ma questo non lo deve dire ai giudici, però.
Dott. MOSCHELLA: Lo dico ai Signori Magistrati che ci invitano a presentare le consulenze nei termini previsti e poi ci decurtano quando, per un giorno o due, siamo fuori tempo. Sono compensi veramente, il Prof. Fiore è il mio maestro, da fame.
Avv. LUIGI DI MAJO: Grazie, lei aveva chiesto 2 secondi eventualmente potrà anche intervenire dopo. Adesso io passerei la parola al Professor Taormina, naturalmente lo prego, come ho fatto prima, di lanciare degli spunti, per poter sempre 6ravvivare il dibattito.
Prof. CARLO TAORMINA: Io torno alla riflessione tecnica, per poi appunto dare lo spunto a qualche intervento, per osservare un aspetto poco riflettuto, mi riferisco al settore processuale penale della nuova disciplina che vede i tecnici, gli esperti poter entrare in campo nel nostro sistema. Nel processo penale di oggi la perizia non è istituto molto praticato, accade in alcuni settori particolari, in cui emergono realtà assolutamente incomprensibili, ma nella normalità dei casi, la perizia, in senso strettamente tecnico, non è praticata. La ragione di questa differenza dal sistema che ci ha preceduto è da identificare in un nuovo istituto, che è quello della consulenza tecnica, attraverso il quale si sopperisce a moltissime delle esigenze e senza che peraltro, almeno a mio sommesso avviso, ci si sia resi conto della importanza di questo istituto. Io credo che rappresenti, e non perché sono in una sede di tecnici qualificati, ma credo che rappresenti uno snodo fondamentale nel nostro sistema, sotto il profilo dell'accertamento penale. Uno snodo fondamentale perché, tra le altre cose, questo istituto della consulenza tecnica, è un istituto che non è nelle mani soltanto del pubblico ministero, ma anche delle altre parti private. Esiste accanto all'art. 359 del codice, una disposizione sempre più obliterata, l'art. 38 delle disposizioni di attuazione dello stesso codice, che appunto mette nelle mani delle parti del processo, il pubblico ministero e le parti private, questo strumento della consulenza tecnica, che è uno strumento, il quale ha una grossissima vocazione, ecco perché la perizia in senso stretto non trova poi una frequenza di operatività nel sistema, che è uno strumento, dicevo, che ha una fortissima vocazione a divenire, a prendere il posto della perizia. E però si tratta di uno strumento molto delicato, non solo perché, e nemmeno a dirlo ed in questo sta la qualificazione di questo istituto come snodo del processo, perché anche da questo angolo visuale tra accusa e difesa è assolutamente utopica. E' utopica perché si tratta di dover affermare che questa vocazione della consulenza tecnica a divenire perizia, è una vocazione che riguarda essenzialmente la consulenza che avrà svolto il pubblico ministero nelle indagini preliminari. Per farla breve, in sede dibattimentale molto spesso, per non dire quasi sempre, non solo non si procede all'accertamento peritale, ma la consulenza del pubblico ministero assurge a dignità di atto probatorio in senso pieno. Ecco, io volevo richiamare l'attenzione su questo aspetto. Perché? Perché si tratta di un momento, nel quale alcune delicati problemi, anche di professionalità e anche di deontologia si pongono e sui quali deve essere fatta ampia riflessione. Per quale ragione? Non soltanto perché da parte delle difese lo svolgimento di attività di consulenza tecnica lascia il tempo che trova e quindi, sostanzialmente si preferisce rinunziare, salvo casi eccezionali, ma perché la consulenza tecnica che viene svolta dal pubblico ministero, è una consulenza tecnica che viene svolta senza l'osservanza di alcuna forma di contraddittorio. E' all'interno delle indagini preliminari che il pubblico ministero, isolatamente ed in maniera assolutamente autonoma, cerca la sua consulenza sulla base della quale svolgere gli ulteriori atti. Per rendersi conto dell'importanza alla quale assolve, che assume questo atto rispetto all'intera intelaiatura processuale, rappresento che sulla base di questo accertamento, che il pubblico ministero compie per conto suo. Succederanno tutti gli accadimenti processuali successivi a cominciare da quello fondamentale dell'esercizio dell'azione penale. Quando un cittadino scopre, perché gli si notifica il decreto che dispone l'udienza preliminare, di essere diventato imputato, soltanto in quella sede, magari dopo un anno o due anni di indagini, potrà conoscere che il suo pubblico ministero aveva svolto un'attività di consulenza tecnica, che è stata determinante per aggredirlo attraverso l'azione giudiziaria. Purtroppo, come dicevo, non è prevista alcuna garanzia nello svolgimento di questa attività, e questo potrebbe essere anche una cosa giustificata, tenendo conto che dall'altra parte il difensore dell'imputato o di altra parte privata potrebbe attivare gli stessi meccanismi. Ma non è soltanto questo, e cioè quello della mancanza delle garanzie, il punto sul quale, almeno in questa sede, io mi volevo permettere di richiamare la vostra attenzione, ma al secondo aspetto e non tanto quello della professionalità, che peraltro è strettamente in connessione con quello che vorrei dire in questo momento, è che noi abbiamo la sensazione, quando leggiamo quelle consulenze tecniche, che sono svolte senza il minimo di contraddittorio e nel rapporto interpersonale pubblico ministero-consulente, noi abbiamo la sensazione che quelle consulenze sono troppo diverse dalle perizie, troppo diverso da quello che è in grado con la sua professionalità di dare l'esperto, iscritto o non iscritto all'albo non ha importanza. Per cui ci sorgono alcuni interrogativi. Troppo diverse sono queste consulenze, anzitutto perché frequentemente contengono, lo devo dire con chiarezza, svarioni incredibili, rispetto ai quali certamente il contraddittorio avrebbe potuto svolgere un ruolo importante, ma rispetto ai quali svarioni deve svolgere anzitutto un ruolo l'elevazione della professionalità di chi svolge questa attività, sia pure in un contatto isolato con il pubblico ministero e senza che divenga complice di quel che egli ritiene e creda di dover interpretare come volontà del Pubblico Ministero. Ecco, io credo che questo sia un problema che esploderà. Rappresento che tutto ciò che si traduce in processo penale moltissime volte, nella quotidiana esperienza risale da una consulenza tecnica. E allora, questa consulenza tecnica, al di là delle garanzie dalle quali potrebbe essere assistita, occorre che si sia consapevoli dell'importanza che riveste nel processo penale e, da una parte il consulente sia fermo nelle sue professionalità, mantenga fede ai suoi principi tecnico scientifici, sui quali ha imperniato la sua esistenza professionale e soprattutto, e questo è il rilievo deontologico che mi permetto di fare, soprattutto tenga fede alla sua esigenza di correttezza, mantenendo adeguatezza di risposte a quelle che sono le sue conoscenze tecniche, non cercando di intuire, non voglio dire di adagiarsi, non voglio dire di favorire, non cercando di intuire quel che il pubblico ministero nel chiuso della sua stanza preferirebbe che dicesse. Ecco, credo che questo sia un argomento di riflessione.
Avv. LUIGI DI MAJO: Ora, prima di passare all'altro tema previsto nell'argomento di oggi, io chiederei, perché ha chiesto di intervenire, una persona del pubblico qui presente, la dottoressa Luisa Regimenti, la quale voleva intervenire sull'argomento "sulla figura professionale del consulente tecnico, nell'ambito del processo civile e penale" quindi praticamente parlando su questi argomenti, di cui abbiamo affrontato adesso i temi. Allora, brevemente mi raccomando.
Dott.ssa REGIMENTI: Io sono un medico legale, sono consulente presso il Tribunale Civile e Penale, svolgo la mia attività da circa 5/6 anni e sono stata anche multata, recentemente per un ritardo di deposito di consulenza tecnica. Ora, abbiamo sentito da più parti i requisiti che deve avere il consulente tecnico: precisione, ordine, professionalità. Non rientrerò nel discorso dei compensi, comunque naturalmente mi associo a questo discorso. Per quanto riguarda il ritardo al quale il consulente tecnico è sottoposto, i motivi sono diversi. Intanto vorrei dire che spesso il consulente tecnico viene convocato dal giudice e le parti non sono presenti, questo avviene nel Civile, più che nel Penale. Ci sono motivi i più disparati, per i quali un professionista viene convocato la mattina, scomodato e il più delle volte il giudice è costretto a dire: "mi dispiace dottoressa, è venuta a vuoto". Ora, questo è un atteggiamento che secondo me dovrebbe essere censurato, o quanto meno bisognerebbe trovare il sistema per evitare che professori universitari, ma anche medici legali, vengano disturbati per questo. Un altro aspetto è quello del ritardo. Voglio dire molto spesso al consulente tecnico nominato le parti non si presentano nel giorno stabilito per le operazioni peritali. Adducono i più svariati motivi: dalla malattia insorta a qualsiasi altro... l'indisponibilità di uno dei consulenti etc. In questo caso il consulente tecnico agisce, assume un atteggiamento che, anche se non è formalmente corretto, è a vantaggio di tutti. Nel senso che spostando le operazioni peritali ottiene un vantaggio maggiore, piuttosto che rivolgersi al giudice nuovamente. Ora questo, per esempio il Giudice Rossetti che non lo ritiene giusto, però ai fini della Giustizia, ai fini del recupero della situazione lo ritengo molto più valido. Per non parlare poi della presentazione dei documenti, di tutte le difficoltà alle quali veniamo incontro: il periziando viene senza la documentazione completa, in ordine; l'avvocato non fa pervenire gli ultimi accertamenti. Quindi, il consulente, ritorniamo sempre allo stesso discorso, è costretto a informare il giudice tutte le volte che le operazioni peritali vengono posticipate; ad informare il giudice tutte le volte che c'è un ritardo dovuto alla mancata presentazione dei documenti; e quindi, diciamo, questa attività costringerebbe il consulente tecnico a passare più ore in Tribunale che presso il proprio studio, dove deve poi esercitare la propria funzione. Quindi, per ovviare a tutti questi inconvenienti sarebbe opportuno che nel momento del conferimento dell'incarico al consulente tecnico venisse consegnata la documentazione in ordine; venisse stabilita la data di inizio delle operazioni peritali, e i ritardi soprattutto dovrebbero essere imputati agli avvocati, non ai medici, che sono pronti nel loro studio a fare il loro dovere. E inoltre non sarebbe male consegnare lo stesso giorno, in cui viene consegnata la documentazione anche il compenso al consulente tecnico, che successivamente ottiene la liquidazione e successivamente deve fare... Tutti i miei colleghi, sono sicura che nel loro studio hanno provvedimenti del giudice, mazzetti alti così di persone che non pagano più il consulente tecnico. Grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: Grazie a lei. Lei vuol dire qualcosa a proposito di questo? Di questo argomento di cui ha parlato la Dottoressa Alimenti. Prego. Quando è breve è sempre accettato.
Ing. ROCCATELLI: Io sono un ingegnere, sono un consulente tecnico. La cosa che mi dà più fastidio, è proprio sui pagamenti di quelle che sono le consulenze. Cioè...
Avv. LUIGI DI MAJO: Bisognerebbe fare un'assemblea a parte su questo.
Ing. ROCCATELLI: No, attenzione, mi riferisco a un'altra cosa, mi riferisco che io mi trovo in grossa difficoltà, quando in una perizia civile, in una consulenza civile, nominato dal Tribunale, devo prendere i soldi da una delle parti. Mi dà fastidio. Perché mi sembra quasi di avere una dipendenza da questa parte. Questa cosa, è una cosa che secondo me dovremmo risolvere in maniera che ci fosse, o ci sia, o si preveda un fondo, diciamo, nel Tribunale in maniera che chi mi ha nominato mi paga. Scusate questo è un problema che io sento pesante.
Avv. LUIGI DI MAJO: Ne abbiamo preso atto. Grazie. Allora, adesso io passerei... Prima di arrivare, però, al dibattito vero e proprio, dobbiamo adesso affrontare l'altro tema. Lei chi è?
Sig. CINELLI: Io mi chiamo Cinelli Piero sono un consulente tecnico e volevo rispondere sempre al giudice Rossetti. Non ne faccio tanto una questione di soldi, mi permetta, però lei non può neanche assumere, mi sia concesso, nei confronti del consulente un atteggiamento di un'autorità che non è autorevole, ma che è autoritaria. Cioè se il consulente sbaglia, anche lei ha detto che certe volte il rapporto formale scritto è incompleto, è pieno di inadempienze, è pieno di incomprensioni, lo potrebbe anche chiamare un attimo prima di dare una sanzione, che lo penalizza laddove lui abbia anche delle ragioni molto importanti e anche giustificative, non indifferenti. Molto spesso a me succede di non essere presente in udienza, perché vengo da molto lontano e sto sulla Roma-L'Aquila tre ore fermo e faccio tardi perché c'è l'incidente. E poi mi vengono a dire con un prestampato, dove si vede che si cambia soltanto il nome, impersonale, questo e quello a cui vai incontro, stai attento cattivo, perché se fai così succede così e così. Questo non è un rapporto di persona che è ausiliaria del giudice. Mi permetta, se lei ha detto che il consulente deve essere un ausiliario, uno che può acquisire le prove, uno che ha un'importanza, diciamo, non indifferente non può poi avere questo rapporto, così subalterno, che neanche nelle società dove ci stavano i vassalli veniva certe volte operato.
Avv. LUIGI DI MAJO: Va bene. Dottor Rossetti vuole replicare un attimo a questo intervento?
Dott. MARCO ROSSETTI: Molto brevemente. Con tutta evidenza ho suscitato un vespaio che non era nelle mie intenzioni suscitare. Volevo fare semplicemente due riflessioni: allora, uno. Non pensiate, se a qualcuno di voi sia capitato, vi chiedo scusa io per il collega, perché a me non è mai capitato, non pensiate, dicevo, che il magistrato che vi ha affidato l'incarico sia talmente ottuso da mandare, applicare subito l'art. 20 o l'art. 8 della legge, quindi riduzione di un quarto, oppure sanzione disciplinare appena ci siano 24 ore di ritardo nel deposito dell'elaborato scritto. Due osservazioni da fare: una, la sanzione viene applicata, o almeno io la applico quando si verificano fatti veramente esasperanti, ossia consulenti tecnici ripetutamente avvisati che continuano a far ritardare la decisione della controversia a causa del loro ritardo nel deposito dell'elaborato. Punto secondo: evidentemente forse sono stato in qualche misura frainteso perché sono stato troppo ellittico, in quanto non ho potuto approfondire appieno tutti gli aspetti del mio intervento. Quando dicevo che il consulente tecnico deve avere come referente il giudice, intendevo dire che laddove si verificasse indisponibilità delle parti a presenziare all'inizio delle operazioni; indisponibilità del consulente tecnico di parte e quindi rinvio delle operazioni; disordine nella documentazione scritta, documentata; ebbene in tutti questi casi il consulente tecnico nominato dall'ufficio non va incontro ad alcuna sanzione, né disciplinare, né di riduzione del compenso, purché attui una sola precauzione, far presente al giudice quello che sta succedendo. Poiché nel processo civile ciascuna delle parti poi deve assumere le responsabilità, anche patrimoniali del proprio comportamento, laddove il ritardo sia imputabile alla parte, lo sconterà la parte, sotto il profilo del riparto delle spese nella sentenza; laddove sia imputabile al legale, lo sconterà il legale; là dove sia imputabile al consulente tecnico, lo sconterà il consulente tecnico. Ma il giudice, che è nel proprio ufficio e non sa quello che accade, una volta che ha autorizzato ai sensi del 194 del codice il consulente tecnico a svolgere da solo le operazioni, dicevo, tutto ciò che accade dopo il giudice non può saperlo. Allora il consulente tecnico si cauteli, faccia presente al giudice e basta una lettera anche spedita alla cancelleria, non serve altro, faccia presente il consulente tecnico che: le operazioni non si sono svolte, la parte non si è presentata, una delle parti ha posto in essere atteggiamenti defatigatori. In questo modo non solo il consulente tecnico è tutelato e non andrà incontro a nessunissima conseguenza sotto il profilo sanzionatorio, ma in più permetterà al giudice di sapere quello che sta accadendo e quindi di far ricadere la responsabilità di questo comportamento su chi l'ha tenuto e, terza conseguenza, creerà, questa volta davvero sì, un rapporto costruttivo e fattivo tra il giudice e il consulente tecnico. Quanto alla autorità è del tutto aliena dai miei comportamenti. Grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: Ad ogni modo il tema del dibattito non è questo. Non è che dobbiamo affrontare problemi particolari di contrasti fra giudici e consulenti tecnici, perché questo esula, questo poi potrà venire fuori. Adesso noi dobbiamo affrontare i temi di carattere generale, così come sono previsti dall'ordine del giorno, quindi io passerei, prima del suo intervento a quanto... io passerei la parola al Dottor Michele Tarantino, magistrato del Tribunale Civile.
Dott. MICHELE TARANTINO: Io vorrei cogliere le intenzioni dell'attento moderatore e raccogliere subito quella che è stata qualche provocazione a proposito dei compensi. E' un tema che è certamente molto avvertito e del quale mi sento compartecipe, se mi passate il termine. E certamente la proposta che faceva l'Ing. Roccatelli mi sembra quanto mai intelligente ed è da studiare, se è possibile realizzarla, proprio per togliere questa sensazione di dipendenza. Comunque, quello che mi pare che occorre evitare è il correlazionare la diligenza alla remuneratività della prestazione, normalmente inadeguata e soprattutto di difficile e di sofferta realizzazione. Il discorso mi paghi per quanto non muoio, lavoro per quanto non sudo, è inaccettabile perché mortifica la professionalità ed è pericolosissimo perché appiattisce verso il basso. La verità è, secondo me, che non c'è spazio per la professionalità del consulente tecnico d'ufficio. Intendendo con questo dire, non che non c'è spazio ovviamente sulla necessità della sua competenza, che è ovvio ci deve essere, ma non c'è spazio per fare il consulente tecnico di ufficio di professione, cioè a tempo pieno. E io a questo riguardo mi permetto di segnalare qualche dato che forse può, in qualche maniera, tornare di una qualche utilità ad impostare un problema. E cioè la realtà di quello che è il campo Civile, del quale mi occupo. Gli iscritti all'albo dei consulenti, istituito presso il Tribunale di Roma, sono ad oggi ben 9.326 divisi nelle diverse specializzazioni. Le controversie civile pendenti presso il Tribunale al 1° gennaio '94 erano 180.775, con un rapporto di circa 19 controversie ogni consulente. Vero è che occorre aggiungere il contenzioso della Pretura, ma è vero altresì che occorre considerare che gran parte delle controversie non pone problemi tecnici e quindi non richiede la presenza del consulente. Tanto più, poi, che le linee di tendenza, a proposito della impossibilità di ritenere che ci possa essere spazio per una consulenza tecnica professionale, si presentano al momento, nel senso del peggioramento del rapporto controversie e consulenti. Le domande di iscrizione all'albo sono passate dalle 571 del 1990, alle 630 del 1993, quindi con un incremento di circa il 9,5%. Nello stesso periodo l'incremento delle cause iscritte, parlo sempre del Tribunale, è stato del 3,7%, in quanto i procedimenti iscritti al ruolo il 1° gennaio '90 erano 142.425 contro i 180.755 del 1° gennaio '94. In sostanza, il numero dei consulenti è aumentato in misura superiore all'incremento delle controversie, in ragione di quasi 3 a 1. Ora non è che la quantità ci autorizza di per sé a dubitare della buona professionalità degli iscritti all'albo, ma è certo che una selezione più rigorosa consentirebbe di attuare pienamente la turnazione con maggiore tranquillità. Il compito di selezionare è affidato in atto al comitato per la formazione dell'albo, che si compone, come vi è noto, dal Presidente del Tribunale, dal Procuratore della Repubblica e da un designato del Consiglio dell'Ordine o del Collegio della categoria a cui appartiene il richiedente l'iscrizione. I criteri di selezione sono sostanzialmente articolati sui titoli che l'aspirante ha facoltà di allegare alla domanda, i cosiddetti curricula, e le informazioni di polizia, si deve convenire che si tratta di criteri poco affidabili e, per quanto riguarda le informazioni di Polizia, anche alquanto discutibili. Mi risulta che è stato di recente concordato fra i componenti il comitato di consentire l'iscrizione a chi abbia maturata l'anzianità di almeno 3 anni dall'abilitazione professionale, nella presunzione che il tempo sia trascorso procurando al candidato maggiore esperienza. Per le categorie che non comportano le iscrizioni ai rispetti ordini o collegi, è richiesto il superamento di un esame che viene espletato presso la Camera di Commercio, per l'iscrizione all'albo degli esperti di quell'ente. Non starò qui ad esprimere opinioni, per le quali confesso di non aver riflettuto a sufficienza, sulla scelta di criteri maggiormente selettivi, ma ribadisco che quello della selezione è un problema, la cui soluzione reclama di essere privilegiata. Tutto questo si correlaziona al tema che mi è stato affidato dei rapporti fra il giudice ed il consulente, in quanto il primo rapporto è quello della scelta, quindi il momento in cui il giudice si deve trovare a pescare in questo grandissimo sacco, colui che poi lo dovrà collaborare, cioè una persona sulla importanza del cui operato abbiamo qui a lungo discusso, e che ovviamente proprio per questa incidenza grandissima che ha nella sorte della soluzione della controversia, stimola il giudice, il quale per una sorta di naturale tendenza, sarebbe tentato di scegliere i suoi collaboratori fra persone di correttezza sperimentata e di capacità altrettanto sperimentata. Quindi, direi il restringere l'ambito della scelta, operando una grossa selezione, questo è secondo me uno dei problemi che bisognerebbe risolvere e vorrei aggiungere che a questa selezione, si potrebbe anche, ma qui temo di attirarmi parecchi strali, forse più di quelli che non si è attirato il collega Rossetti, vorrei dire a questa selezione può operare efficacemente anche il giudice. E devo dire che qui c'è abbastanza rassegnazione, cioè c'è la possibilità di iniziare dei procedimenti disciplinari, i quali come è ovvio sono, come sapete, sono affidati al Presidente del Tribunale, il quale poi porta la questione davanti a quel comitato, di cui abbiamo discusso, e il procedimento disciplinare si può concludere anche con la cancellazione dall'albo, cioè con una specie di selezione ex post. Una selezione che indubbiamente si impone davanti a casi di negligenza smaccata. E quando parlo di negligenza non mi riferisco tanto al ritardo che è comprensibilissimo, che poi peraltro con i tempi che abbiamo, è veramente un fuor di luogo preoccuparsi del ritardo della consulenza tecnica, quando personalmente io sono costretto a rinviare a due anni e mezzo per la decisione della causa, quindi al collegio. Parlo, però, di negligenza nel senso di sciattoneria, e questo sì che si riscontra abbastanza, insomma. Io magari cerco, spero di aver fatto guadagnare un po' di tempo, se poi è necessario tornerò su qualche altra cosa, che ho trascurato, insomma.
Avv. LUIGI DI MAJO: Io vorrei passare la parola al Giudice Antonio Cappiello del Tribunale Penale di Roma. Poi dopo eventualmente qualcuno dei consulenti, se vuole intervenire.
Dott. ANTONIO CAPPIELLO: Ho visto nell'elenco dei relatori che sono l'unico appartenente alla giudicante, e quindi, diciamo, la giudicante penale, ci sono dei colleghi civili, e quindi diciamo che sono il destinatario dei risultati delle perizie. E questo mi fa un certo senso perché devo parlare anche a nome dei colleghi che esplicano il giudicato penale. L'argomento è vastissimo, solo il titolo dovrebbe impegnare un'intera giornata. Molti degli spunti sono stati già esaminati dai colleghi e dai relatori che hanno preso parte a questo incontro. Io vi dico quello che sono i miei pensieri, sono spunti perché, ripeto, una relazione univoca non può essere fatta dato che, come ho già detto, molti aspetti sono stati esaminati dai precedenti relatori. Il codice di procedura attuale prevede 3 figure: il perito, il consulente tecnico del pubblico ministero e il consulente tecnico della difesa. Il perito, come sapete, è inutile che ve lo ripeta, è quello nominato dal giudice ed è colui che offre garanzie per il contraddittorio, nel senso che la perizia è svolta nel contraddittorio delle parti. Il Professor Taormina ha posto molto saggiamente il dito sulla piaga, quando ha notato una rarefazione delle perizie a favore delle consulenze del pubblico ministero. Sono perfettamente d'accordo con lui. Il discorso è questo: nell'attuale codice di procedura, la perizia dovrebbe essere effettuata a mezzo dell'incidente probatorio. Non so perché, ma i colleghi del pubblico ministero sono molto restii ad affrontare l'incidente probatorio. Probabilmente perché comporta una perdita di tempo notevole, però molte volte una perizia in sede di incidente probatorio è risolutiva a tutti gli effetti. La consulenza tecnica del pubblico ministero ha, diciamo, "il vantaggio" rispetto a quella di parte che proviene da una parte ufficiale. Cioè si deve ritenere che è fatta nell'interesse sociale e non nell'interesse della parte. Quindi, diciamo, in una sorta di gradazione viene prima la perizia, poi la consulenza tecnica del Pubblico Ministero, quindi la consulenza della difesa. Il dovere del consulente tecnico di parte del difensore è quello di porre in evidenza tutti gli elementi a favore dell'imputato e nello stesso tempo tutti gli elementi che in realtà sono viziati da ignoranza o da, diciamo pure, scarsa professionalità. E in questi sensi che il consulente tecnico di parte deve intervenire. Allorché, invece, si limita semplicemente a tentare di scardinare la perizia o la consulenza tecnica del pubblico ministero, a mio avviso, non compie del tutto il suo dovere, perché una critica per essere tale deve essere costruttiva, mai semplicemente distruttiva. Certe volte, e lo notiamo noi del giudicato penale, che si arrampica letteralmente sul vetro per cercare di dimostrare un qualcosa che è indimostrabile. Il consulente tecnico dovrebbe avere il coraggio di dire all'avvocato che lo invita alla consulenza di dire che la consulenza o la perizia, che deve affrontare, è perfetta, o non offre spunti a fatti contrari, altrimenti inganna e il difensore, e, soprattutto, l'imputato. Voi sapete che uno, diciamo, ci accusate spesso e volentieri di non tener conto delle consulenze di parte. Questo in parte è vero, ma la questione è che di solito sono veramente di parte, ma non di parte nel senso che tengono conto degli interessi di una parte, ma sono di una parte perché ho detto spesso e volentieri si arrampicano letteralmente sul vetro e quindi non danno quelle garanzie di oggettività tali da essere presi in considerazione. Voi direte: ma questo rientra nei nostri compiti. Ripeto, rientra in parte nel vostro compito, perché altrimenti ingannate l'uno e l'altro senza riuscire poi a raggiungere uno scopo che è quello di tutelare gli interessi dell'imputato. Il perito, il consulente tecnico sia esso del pubblico ministero, sia esso di parte devono avere le caratteristiche dell'obiettività e dell'imparzialità. Anche quando sono di parte. Soprattutto, secondo me, quando sono di parte, quando devono offrire al difensore tutti gli elementi per poter impostare tecnicamente e fondatamente una difesa. E' inutile fornire elementi al difensore che poi non è in grado di reggere nell'ambito del dibattimento. La relazione, del perito o del consulente, è importantissima per il giudice. Molti processi si fondano esclusivamente sui risultati di perizie o consulenze. Gli avvocati penalisti che sono qui con me sanno benissimo, anzi devo dire i processi più importanti si fondano esclusivamente sulle perizie. Quindi, l'importanza del perito nel procedimento penale. Che cosa il giudice si aspetta dal perito? Io lo riassumo in due elementi molto concisi: scienza e coscienza. Per scienza si intende, è chiaro, la conoscenza della materia in cui deve essere versato. E qui apro un inciso: io sono molto scettico sui cosiddetti Pico della Mirandola. Ci sono dei periti che sanno di tutto: grafica, medicina legale, balistica, addirittura magari fanno pure gli interpreti visto che si trovano. Lasciatemelo dire, sono quei periti o consulenti, che dir si voglia, che personalmente in me destano perplessità. Diceva, giustamente il Dottor Moschella ci sono molti che sono accampati presso i Tribunale e pochi che vanno in giro per seguire i congressi e per aggiornarsi. E questo è vero. Perché oramai fare il perito è diventata una professione, con, secondo me, decadimento e degradamento dell'attività del perito. L'ultima cosa che vi voglio dire è questa: è un atto di accusa, di auto accusa che faccio. La scelta del perito dovrebbe essere fatta sempre dal magistrato, tenendo conto della Scienza e della Coscienza del perito. Quelli che mi conoscono sanno che io, quando ero Giudice Istruttore e lo sono tutt'ora quando esplico attività di Giudice delle indagini preliminari per l'incidente probatorio, non cerco a caso un perito, quasi traendolo a sorte dalla tombola dell'albo, di solito scelgo periti che conosco da tempo e di cui posso fare affidamento e sulla Scienza e sulla Coscienza. Purtroppo, invece devo dire, molti colleghi indicano il perito sulla base di segnalazioni, su un fatto del tutto casuale, il primo che capita. Vi cito solo un elemento, un fatto effettivo, capitato ad una persona che conosco, doveva essere, il marito di questa persona era affetto da un cancro al cervello, c'era una causa in corso con le assicurazione, è inutile che scenda nei particolari, comunque doveva essere effettuata una perizia neurologica, fu nominato perito un urologo, ma vi rendete conto, per me è una questione... e se poi per fortuna si riuscì a nominare un vero medico legale e la questione prese tutt'altro aspetto, ma vi rendete conto, di che cosa significa una cosa del genere. Credo, e qui potrei parlare e andare avanti per ore. Mi limito quindi, a sottoporre questi miei brevi spunti all'assemblea e vi ringrazio per l'attenzione con la quale mi avete seguito.
Avv. LUIGI DI MAJO: C'è l'avvocato Mazzuca che voleva intervenire proprio su questi elementi, la parola all'avvocato Mazzuca.
Avv. TITTA MAZZUCA: Ma io rimango anzitutto ahimè, per la lunga militanza nel settore penale, e rimango altresì sui due spunti, molto interessanti in vero, che ci ha dato il Consigliere Cappiello. Dunque Scienza e Coscienza, e iniziamo dalla Coscienza; un momento fa il consigliere Gerunda, ci richiamava, giustamente, il problema delle qualità personali del perito e soprattutto della moralità. Ora rimanendo nel settore penale, ecco il piccolo spunto che vorrei permettermi di sottoporvi, non è che nel settore penale per raggiungere queste qualità si debba un po' surrettiziamente, sempre o spesso, ricorrere agli appartenenti alla Polizia Giudiziaria, cioè voglio dire c'è un problema più arduo, c'è un problema di conoscenza, c'è soprattutto e come no, lo diceva poc'anzi il consigliere Tarantino, vi è un problema di albo Pretorico quindi di necessità di selezionare questo albo e soprattutto di renderlo organicamente, dal punto di vista propri delle qualità, rispondente alle esigenze e allora si deve cercare di fare questo, cioè non vi sono metodi surrettizi, voglio dire, va bene la conoscenza, va bene l'esperienza, non va bene più ricorrere solo, perché c'è un appartenenza ad un corpo determinato a quel corpo, per perseguire determinate finalità, che dovrebbero a mio sommesso avviso essere perseguite su un piano molto più organico. Secondo spunto quello della "Scienza", io sono d'accordissimo con il consigliere Cappiello, il problema della imparzialità è un problema anzitutto di intelligenza. Nella nostra Costituzione la Pubblica Amministrazione, per esempio, che pure potrebbe essere vista e in tanti settori lo è, come una parte, è tenuta proprio per un principio costituzionale all'imparzialità, quindi non è un carattere unicamente giurisdizionale, ma qui dovremmo distinguere, ecco forse l'imparzialità che è il riflesso ripeto, della intelligenza perché, se io parte debbo fare dinanzi ad un giudice un discorso che sia accettabile, che sia credibile, ebbene debbo presentarlo in termini di imparzialità altrimenti non è credibile lo stesso discorso, quindi ripeto questo è un riflesso di intelligenza, altro è la terzietà, qua è il problema del nostro attuale Codice. Il nostro Codice si ispira ad un sistema che è detto delle "parti", il processo di parti. Allora se questo è, se questo è, io faccio una differenza tra il consulente tecnico del Pubblico Ministero e il Perito, faccio un'enorme differenza, perché il consulente tecnico del Pubblico Ministero, obbedisce a dei criteri di indagine, in cui il Pubblico Ministero è sovrano e prevale, indubbiamente in questo momento la fiducia particolare del Pubblico Ministero in quel consulente tecnico di parte, anche perché il consulente tecnico di parte, se funzionasse, sempre che funzioni e sempre che com'è auspicabile, funzionerà allorché, com'è sperabile prenderanno l'avvio, anche le indagini del difensore, che attualmente sono rattrappite, in un articolo 38 che è confinato nelle disposizioni di attuazione, ma si prevede che questo legislatore possa porre rimedio e riportare le indagini del difensore, del corpo del Codice, soprattutto disciplinari. Ebbene, il consulente tecnico di parte si trova contrapposto un altro... dovrebbe trovarsi contrapposto per meglio dire un altro consulente tecnico di parte, allora si sviluppa una dialettica, non c'è solo come per il perito l'esame e il controesame, c'è l'esame e il controesame allorché il consulente tecnico di parte verrà portato al dibattimento, ma c'è anche un altro consulente di parte della Difesa per esempio o del Pubblico Ministero, il quale potrà dare al Giudice, l'orizzonte diciamo così' dei termini contrapposti della valutazione. Quello che invece va disciplinato maggiormente è proprio il perito, perché il perito per esempio a mio avviso, non può appartenere allo stesso corpo, ad esempio a cui apparteneva il consulente tecnico se vi era stato di una parte, è ovvio che il Giudice si dovrebbe ispirare per la nomina del Perito a qualcuno che non appartenga allo stesso corpo e del resto il sistema accusatorio si basa proprio su questo principio, funzioni diverse espletati da appartenenti a corpi diversi. Perché intanto si può avere la distinzione delle funzioni, in quanto si abbia un'appartenenza a corpi diversi, a mentalità diverse, a costumi diversi a metodi diversi, allora io dico il perito non può appartenere allo stesso corpo del consulente tecnico che vi era stato e non può appartenere per modo mio di intendere, a chi per esempio ha condotto le indagini, cioè delle misure, perché ci fosse una dialettica, perché scaturisca una dialettica vi debbono essere. Voglio fare un'altra osservazione che deriva dalla mia, ahimè lunga esperienza, vi sono dei fenomeni tendenziali, che sono rimasti tali e quali, nonostante il cambiamento del codice, io ricordo per esempio che tutta la dialettica tra consulente tecnico e perito, tra consulente tecnico di parte e perito si confinava più che altro al momento valutativo, addirittura certe volte al momento scritto, al momento delle consulenze che venivano presentate. Le cose, più o meno, nonostante il cambiamento del codice sono rimaste tali e quali, perché è vero che il consulente tecnico di parte è sempre presente nel momento... è ovvio di inizio delle operazioni peritali, è vero che sarà presente al momento in cui applicano gli strumenti, si fanno delle analisi, ma poi il dialogo tra il consulente tecnico di parte e il perito non esiste, perché diciamo le riflessioni, forse capisco che è meno scomodo questo, le riflessioni se le fanno nei loro studi e poi il prodotto di queste riflessioni avverrà al dibattimento o avverrà nelle consulenze scritte. Questo forse dovrebbe migliorare, cioè per la parte, per la difesa ad esempio, sarebbe quanto mai utile invece che il consulente tecnico, e naturalmente le tariffe vanno riviste, su questo non ci piove che il consulente tecnico possa seguire, proporre domande, come dice la legge, formulare quesiti, fare i riferimenti o proprie riflessioni, sottoporre proprie riflessioni al perito di ufficio, perché allora tutto questo dialogo che avviene tra consulente tecnico e perito, potrebbe poi avere una maggiore concludenza e una maggiore incisività al momento del dibattimento e potrà essere quanto mai utile per il Giudice. Ultimo accenno che vorrei fare, una tendenza che vi è nell'applicazione dell'articolo 508, a fare intervenire sì, nel momento in cui si dispone la perizia, da parte del Giudice del dibattimento a fare intervenire nel momento in cui si convoca il perito anche il consulente tecnico, immediatamente c'è una norma delle disposizioni di attuazione, per cui il consulente tecnico in questo caso si può portare a braccio senza citazione, però poi se vi è stato un rinvio e quindi il perito sarà sentito avendo richiesto dei termini, secondo il III comma dell'articolo 508, in una successiva udienza, bene in quel momento molti Tribunali in molte Corte di Assise, respingono la possibilità che il consulente tecnico di parte possa partecipare in contraddittorio alla raccolta del giudizio del perito, questo è stato detto nel processo Cinquegrani, pochi giorni fa, dalla Corte d'Assise di Latina e si è giustificata addirittura la relazione anche di una consulenza tecnica, scritta, del consulente tecnico di parte, dicendo che, la Corte d'Assise racconta, solo perché è stata controfirmata dai difensori. Queste tendenze sono secondo me, secondo il mio sommesso avviso residuali del vecchio codice, ma è ovvio che un Codice che è durato tanto tempo e soprattutto un Codice ispirato ad una concezione inquisitoria che ci delizia da ben 100 secoli, non può essere dismesso in poco tempo, quindi il momento storico è quello che è, il nuovo codice dovrà affermarsi, dovrà affermarsi a mio sommesso avviso, lungo quelle direttrici che mi sono permesso di accennarvi, grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: Ora, prima di passare la parola ai consulenti, qui presenti, io vorrei sentire, chi mi ha chiesto di parlare. Il Dott. Roberto Polidori se è presente, è disponibile, prego venga...
Dott. ROBERTO POLIDORI: Brevissimamente, mi presento sono Roberto Polidori, Presidente dell'associazione italiana pellicceria, iscritto nel settore della pellicceria sia alla Camera di Commercio di Roma che al Tribunale dal 1970, sono operatore del settore pellicceria anche, all'import e all'export e quindi ho una competenza completa diciamo nel settore. Devo innanzitutto complimentarmi per questo primo Convegno, perché dall'entusiasmo e anche da alcune note polemiche che sono emerse, appare chiaramente che c'è molto da fare, quindi un complimento vivissimo al Collegio Periti Italiani, che ha promosso questa prima iniziativa e direi che a mio parere ne dovrebbero seguire delle altre. Ho trovato estremamente interessante, tra gli altri interventi, tutti comunque lodevoli, quello del dottor Rossetti, magistrato civile, il quale ha ricondotto il rapporto tra consulente tecnico e perito e magistrato a mio avviso nei giusti ambiti. Sono stati colti alcuni spunti polemici, che a mio parere sono fuori luogo. In realtà il dottor Rossetti ha parlato della necessità di mettere a fuoco che cosa è esattamente la funzione del perito e del consulente tecnico, dal punto di vista della struttura e della funzione, una collaborazione che non è soltanto scritta nel momento in cui il magistrato conferito l'incarico e accettato il giuramento definisce dei quesiti, non si deve quindi esclusivamente estrinsecare l'attività del perito, nella compilazione e nella consegna di una relazione peritale. In realtà c'è, là dove è necessario per una serie di fatti che si verificano durante l'attività del consulente tecnico, c'è la necessità di conferire con il magistrato, là dove sorgano una serie di difficoltà per magari il comportamento dei consulenti di parte o per una serie di problematiche che si possono presentare in occasione delle operazioni peritali, in occasioni di sopralluoghi o di raccolta di prove, che come giustamente ha sottolineato il magistrato nel dare l'incarico generico, quando il magistrato dice: "dica il consulente tecnico effettuati gli opportuni accertamenti", è un mandato fiduciario piuttosto ampio, quindi si da mandato al Consulente Tecnico di esercitare una certa attività che non è soltanto l'esame, diciamo merceologico del suo sapere, ma è anche la raccolta di prove, che là dove emergano debbono giustamente arrivare al magistrato. Mi è molto piaciuto e mi ha interessato l'intervento del magistrato penale il Dottor Cappiello, là dove ha giustamente evidenziato l'importanza che siano messi al bando i cosiddetti "TUTTOLOGI". Mi è capitato purtroppo, più volte di essere o C.T.U. come consulente di parte, o viceversa essere C.T. di parte con C.T.U. come incarico conferito dal magistrato, con i cosiddetti esperti in preziosi, la cui competenza era dai vasi cinesi ai tappeti, per passare all'antiquariato e quindi alle pellicce. Vi prego di considerare che il settore pellicceria è una materia di grande competenza intrinseca per quello che riguarda la merceologia e tutte le trasformazioni e che i quesiti e le controversie non vanno soltanto sui semplici casi, in cui la cosiddetta pelliccia spela, il singolo caso, la pelliccia portata in tintoria e che magari ha subito una lavorazione sbagliata, ma ci sono dei casi di avaria piuttosto corposi, per quello che riguarda, diciamo l'entità del contendere e ci sono dei giudizi di responsabilità che richiedono una competenza che arriva fino all'analisi chimica dei componenti e che riguardano l'istologia e la chimica della pelle. Ecco che quindi, il Consulente Tecnico deve a nostro avviso, necessariamente essere un professionista che accanto alla "coscienza" che sicuramente è indispensabile deve, per rifarmi appunto a quello che ha detto il dottor Cappiello, debba avere assolutamente la "scienza" e in questo senso mi riferisco ad esso nuovamente, al Collegio Periti Italiani, un grosso compito spetta a questo organismo. Deve essere organismo di diffusione, quindi mi auguro che ci siano anche dei corsi di addestramento e di qualificazione, perché le procedure certamente possono non essere conosciute, ma deve essere anche organo di selezione. Soltanto in questo senso io mi onererò di far parte di questo organismo.
Avv. LUIGI DI MAJO: Allora adesso passerei la parola ai periti e consulenti, che sono qui appunto davanti a voi e non so chi vuole prendere la parola, se c'è una preferenza rispetto agli interventi che si sono... Allora professoressa Lopez...
Prof.ssa LOPEZ: Vorrei riagganciarmi un attimino a quanto già detto dall'avvocato Mazzuca e dal dottor Cappiello perché tutto sommato la mia posizione si sovrappone per molti aspetti a quanto detto dall'avvocato Mazzuca e dal Dottor Cappiello. Allora sono un professore universitario di tossicologia forense, con un'esperienza pluriennale di attività come perito e negli ultimi anni come consulente presso alcuni Tribunali del nostro paese, ho quindi maturato un minimo di esperienza che vorrei comunicare in questo dibattito e con la speranza che possa essere di una qualche utilità per coloro che dovranno tracciare le linee, per una più puntuale collocazione della figura del consulente e del perito nel complesso del processo civile e penale, previsto dal nuovo Codice di procedura. Cominciamo da un'affermazione, forse ovvia ma certamente non banale, che credo utile proporre fin dall'inizio. Il Tossicologo forense, sia esso nel ruolo di perito che di consulente può essere utile per seguire i fini di giustizia a due condizioni, la prima che sia capace, la seconda che sia indipendente. La capacità è condizione necessaria affinché l'intervento del perito o del consulente consenta di penetrare la sostanza di fatto. L'indipendenza è necessaria, per correttamente fornire il significato dei dati. Giudicare della capacità, certamente processo non semplice, l'omissione tuttavia di una pregiudiziale valutazione di tale elemento ne inficia sistematicamente l'operato. Personalmente ritengo che il giudizio sulla capacità del perito o del consulente, debba essere il primo elemento da tenere presente, nell'affidamento dell'incarico e che pertanto la scelta del consulente o del perito, non possa che avvenire nell'ambito di elenchi di soggetti preventivamente giudicati idonei. La regola per la formazione di tali elenchi, o albi o comunque chiamiamoli come vogliamo dovrà essere quella senz'altro curricolare, intendendosi con tale espressione, non sola la rappresentazione del percorso formativo-culturale, ma anche la documentazione dell'avvenuta maturazione professionale in ambiente idoneo. Inoltre il riconoscimento, l'idoneità ottenuta, con l'inclusione negli elenchi, non dovrebbe essere permanente, bensì soggetto a periodiche verifiche sulla base della validità delle collaborazioni fornite nel corso dell'attività professionale. Il secondo requisito che ritengo indispensabile dopo la dimostrazione che la qualità professionale è posseduta, è quello della indipendenza. Una sorta di indifferenza deve caratterizzare il perito, nel momento in cui opera il trasferimento dei dati di laboratorio o strumentali nella situazione specifica di interesse giudiziario. In questo momento infatti avviene l'interpretazione e l'attribuzione di significato all'informazione fornita dal laboratorio. A questo proposito consentitemi una breve considerazione critica, ancorché sia diffusa l'opinione che il dato scientifico sia un dato asettico e di per sé apportatore di oggettività e verità, in realtà il grado di aleatorietà non solo nel dato in sé ma ancor più nel suo significato è certamente tutt'altro che trascurabile. Questo fa sì, che il grado di rappresentatività del reale e quindi la veridicità, dipendano in misura non trascurabile dalla capacità di valutazione dell'esperto e della sua indipendenza. Mi rendo conto che l'indipendenza è quasi una categoria dello spirito e quindi mai definibile in termini applicativi, operativi, credo tuttavia che possa essere rischio minore, che ci potrà essere un rischio minore se si eviteranno commistioni nelle funzioni peritali, quali ad esempio la triplice alternanza nell'attività di consulenza per l'accusa, per la difesa e l'assunzione di perito. Altresì potrà essere meglio tutelata se si eviteranno condizioni di sudditanza, anche psicologica, talvolta presenti a causa di dipendenze gerarchiche o professionali. La condizione di non indipendenza, assume particolare pericolosità soprattutto quando al perito o al consulente, non viene chiesto di fornire solo e semplicemente il supporto di comprensione di eventi, mai definibili da non esperti del settore, ma quando allo stesso viene richiesto un giudizio di merito, sulla lecità o meno di un comportamento. Valga per tutti l'esempio, del ricorrente perito... "dica il perito se nel comportamento si ravvisano elementi di colpa eccetera", o quando venga richiesto un parere, che ricostruisca la possibile dinamica di eventi, anche sulla base di notizie di natura generica, di fonte esterna alla specifica e puntuale attività diretta del perito o del consulente. Mi rendo conto, che a volte l'esigenza di comprensibilità di alcuni dati, rende inevitabile un giudizio interpretativo, la validità del giudizio ai fini dell'accertamento della verità, sarà tanto maggiore quanto più elevate saranno la professionalità del consulente, la sua indipendenza e la mancanza di pregiudizi. Ciò sarà in larga misura dipendente dal tipo di scelta e in definitiva dalla bontà delle regole adottate per la formazione degli elenchi. Grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: C'era il Rag. Gianfranco Potenza, se è qui in sala, che voleva intervenire. Se vuole specificare il punto...
Rag. GIANFRANCO POTENZA: Io mi chiamo Gianfranco Potenza, sono nato tanti anni fa e ho preso un diploma di ragioniere quando a quell'epoca il diploma di ragioniere consentiva anche di avere delle conoscenze merceologiche. Successivamente nel 1972, mi sono iscritto al Tribunale di Roma, di cui ancora faccio parte. Intervengo per la prima volta...
Avv. LUIGI DI MAJO: Lei è esperto scusi in quale materia?
Rag. GIANFRANCO POTENZA: Io ho tre specializzazioni, sembra strano, ma avendo preso il diploma di ragioniere, faccio le contabilità; essendo merceologo ed essendo iscritto alla Camera di Commercio dal 1969, per circa 20-22 qualità, sono anche esperto di merceologia e infine nel 1973, l'A.C.I. di Roma fece un corso che diplomò degli esperti in infortunistica stradale. Mi spiaccio, potrei quasi essere un "TUTTOLOGO" come si è detto poco fa. In effetti, non lo sono, perché ad esempio svolgo la mia attività soprattutto nel civile, e non nel penale, perché non sono mai riuscito a comprendere a pieno la meccanica del penale.
Avv. LUIGI DI MAJO: Ecco adesso chiarita la sua posizione quale è il suo intervento sul tema?
Rag. GIANFRANCO POTENZA: Il mio intervento è in difesa della categoria dei periti del tribunale mi dovete scusare, intervengo e ringrazio il presidente che mi ha fatto intervenire, sarò senz'altro un iscritto all'albo, però credo e mi rivolgo a un giudice che conosco da circa 20 anni che è il dottor Tarantino, con cui ogni tanto lavoro, perché la categoria dei periti del Tribunale, possa sempre distaccarsi di più dalle altre categorie. Poco fa ho sentito un brillante intervento di un signore, che ha un'attività commerciale di pellicceria, ma che fa il perito di Tribunale. Secondo me, queste due attività sono in contrasto, l'impiegato dell'assicurazione, non può fare il perito di Tribunale, l'impiegato del Ministero di qualunque Ministero, che la mattina alle 9,00 si trova in Tribunale per giurare una perizia, quanto meno dovrebbe essere accusato di assenteismo dal suo lavoro, però è la stessa giustizia che lo chiama ad essere assenteista. Vorrei chiedere una cosa, lo domandavo da prima e vorrei chiedere al Giudice Rossetti, il Giudice Rossetti ha detto due cose, che sono particolarmente interessanti secondo me, ha parlato di questioni tecniche tra il giudice e il perito e lo stesso giudice Tarantino sa, quanta difficoltà hanno i periti di colloquiare con i giudici al di fuori di quei 5 minuti che hanno in udienza, con 50 avvocati davanti le parti e altri periti. Bisogna cercare di fare in modo che i periti possano parlare con i giudici, per capire sempre di più che cosa vogliono i giudici e che cosa noi possiamo dare ai giudici. Chiedo ad esempio al Giudice Rossetti, quando lui parla di avere dei periti che possano dare il meglio, lui i suoi periti gli estrae da un suo albo a sua volta desunto dall'albo generale, e mi ricollego con quello che ha detto poco fa il Magistrato o si rivolge di volta in volta al collegio. Sono piccole questioni, ma se i giudici consentono al C.T.U. di fare il suo lavoro, credo che non ci sono né soldi, perché sappiamo di essere pagati poco, ma non c'è "né scienza né coscienza" che non verrà fuori bene dai buoni professionisti. Grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: Ora qualcuno dei consulenti che vuole intervenire. Professore Umani Ronchi.
Prof. UMANI RONCHI: Ci troviamo di fronte ad una situazione abbastanza strana, di fronte al sempre maggiore interesse per la medicina legale. Al fine della risoluzione di problematiche specifiche imposte e dal Servizio Sanitario Nazionale e dall'amministrazione della giustizia e quindi di fronte a sempre maggiori esigenze del cittadino e della collettività di prestazioni medico legali qualificate e si osserva d'altro canto, complice lo Stato e i suoi organi esecutivi, la progressiva e minore utilizzazione di specialisti in medicina legale, così da permettere l'ingresso, in un'area a peculiare contenuto tecnico e dottrinale a medici generici o a specialisti di altre discipline che no hanno trovato adeguata collocazione nelle branche di loro competenza. Io adesso passerò ad esaminare quello che succede nelle diverse situazioni, in ambito penale con l'avvento del nuovo Codice di Procedura Penale, il margine di discrezionalità del Giudice, nella scelta del perito è chiaramente ridotta dal momento che questi deve individuare il perito appunto, fra gli iscritti in appositi albi. Il decreto legislativo del 28 luglio '89 relativo appunto alle norme di attuazione, non sembra garantire sul'effettiva esperienza degli iscritti negli albi, almeno per quanto riguarda la medicina legale, parlandosi genericamente di esperti e ciò nonostante le raccomandazioni della legge delega del 16 febbraio '87 e nonostante le premesse dell'articolo 212 del progetto preliminare del 1978, che stabiliva che le perizie fossero affidate a medici specialisti, ovvero a sanitari che svolgessero in modo continuativo attività medico legale in istituti Universitari o Ospedalieri. Ritengo che il nuovo codice di Procedura Penale, compia un passo indietro rispetto a quanto previsto dall'articolo 314 del vecchio Codice, quando veniva prescritta la preferenza, che la scelta cadesse su coloro che hanno conseguito la qualifica di specialista e ancora più indietro, ci sembra il passo, nei confronti del codice del 1913 che esprimeva la necessità che la scelta cadesse di preferenza sui direttori degli istituti di Medicina Legale e sui loro assistenti. Per quanto riguarda il Codice Civile, l'articolo 13 delle norme di attuazione, prevede come è ben noto, il solito sistema degli albi, che vengono fissati per categorie e per quanto riguarda la medicina e chirurgia, noi riteniamo che l'albo, d'altra parte questo avviene in molti casi debba essere suddiviso, nelle diverse branche specialistiche, dalla medicina legale ovviamente alla oculistica, otorinolaringoiatria, ostetricia, ecc., abolendo l'iscrizione dei medici generici. Si eviterà così di impegnare giovani non ancora formati, si eviteranno albi pretorici, si limiterà il contributo del dentista alla odontoiatria evitando, come ha ricordato il dottor Cappiello, che il dentista iscritto anni prima come generica, venga chiamato ad esprimersi su un caso di ostetricia o di neurologia, avendo perso nel frattempo ogni nozione in proposito anche per mancanza di aggiornamento specifico. Passiamo al processo in tema di lavoro e dobbiamo ricordare a questo proposito la circolare della direzione generale degli affari Civili e delle Libere Professioni, del marzo 1983, secondo la quale le consulenze tecniche dovevano essere affidate a specialisti in medicina legale o in medicina del lavoro. In proposito esiste anche una circolare del Presidente del Tribunale di Roma in data 25/10/83 che invitava al rispetto di tale indicazione e il fatto che questo non si verifichi sempre a Roma e il fatto che vengano scelti dei consulenti non specialisti in medicina legale o i medicina del lavoro è addirittura risibile dal momento che esiste un altissimo numero di specialisti in tali branche nella nostra città e consentitemi anche una nota polemica ulteriore, meraviglia anche l'acquiescenza degli avvocati delle diverse parti, difronte a nomine di periti che essi sanno del tutto inesperti ai fini della risoluzione dei quesiti proposti. Per tornare al problema del Codice di Procedura penale, io voglio rileggere poche righe che avevo scritto agli albori, del nuovo codice e con me d'altra parte avevano scritto e come me avevano scritto anche altri medici legali, "se ancora si dovesse insistere in un atteggiamento clientelare, e se d'altro canto non si rivedranno le disposizioni in tema di onorari, in ragione dei maggiori e dei multiformi impegni richiesti, il Nuovo Rito rischierà di scavare un solco di qualità assai profondo, tra il perito e il consulente del Pubblico Ministero da un lato, e quelli delle parti private più abbienti dall'altro", e ritengo di essere facile profeta. Io per il momento non vorrei aggiungere altro.
Avv. LUIGI DI MAJO: Lei è?
Dott. NICOLA FRACASSO: Sono Nicola Fracasso, segretario nazionale del Sindacato Italiani, Specialisti in Medicina Legale, parlo a nome della Segreteria Nazionale del Sindacato e anche a nome della Segreteria Provinciale, rappresentata qui dal segretario Romano e dall'intero esecutivo. Io entro subito nel vivo, logicamente mi associo a quello che ha detto il collega e amico Giancarlo Umani Ronchi e mi rifaccio alle parole dei magistrati, della presidente Gerunda, del Giudice Rossetti, io ho sentito parlare di professionalità specifica, con cognizione nell'ambito del Codice di Procedura penale, per quanto riguarda la medicina legale, ho sentito parlare di professionalità nel campo, dal giudice Rossetti, per quanto riguarda il campo Civile, abbiamo le norme della procedura del lavoro che impongono, parlano di medico legale e parlano di medico del lavoro, tralasciando la parola specialista, io ho avuto incontri nel passato con il legislatore, è chiaro, loro hanno sempre detto, non usiamo la parola specialista per non trovarci in difficoltà là dove lo specialista non c'è. Ma lì dove lo specialista c'è, è in dubbio, noi lo sappiamo, lo conosciamo. Ci sono dei Tribunali delle Preture lette da medici, che ormai sono anni che fanno addirittura autopsie, non hanno preso il titolo ma si sono andati ad indottrinare magari all'istituto di medicina legale più vicino. Non ci dimentichiamo che tutta la Calabria ha una facoltà medica e una scuola di specializzazione da soli pochi anni, ma è logico in Calabria le autopsie le facevano i colleghi che venivano da Napoli, venivano da Bari o venivano da Messina. La situazione è assurda, è inconcepibile lì dove esiste una popolazione di gente preparata e gente qualificata e la cosa che va denunciata a mio parere, è anche il comportamento che assumono coloro i quali devono vigilare la tenuta dell'albo, io mi riferisco sia alla parte della Magistratura, ma anche una colpa va ai rappresentati di ordini professionali, compreso l'ordine professionale al quale io sono iscritto. I Presidenti dei Tribunale e il Presidente del Collegio della tenuta dell'albo. Là dove un aspirante consulente, o un aspirante perito, non da dimostrazione della propria specifica competenza a quale titolo lo si iscrive, poi mi chiedo a quale, con quale criterio l'ordine professionale, qualunque esso sia sostiene che il giovane laureato si deve fare le ossa nelle aule di Giustizia o con la perizia o con la consulenza e poi mi chiedo ancora, il Magistrato che conferisce l'incarico, vigila realmente sull'operato del consulente tecnico di ufficio in Civile e del perito in sede Penale, o guarda piuttosto il numeretto finale e se ci sono note critiche o non note critiche? Io qui ho un lungo elenco di come vengono distribuite le consulenze localmente, ma ritengo che il discorso debba essere più generale, mi associo quindi alle parole dette dal Polidori, rappresentante...
Avv. LUIGI DI MAJO: Eventualmente questo elenco lo può fare allegare agli atti?
Dott. NICOLA FRACASSO: Se volete io ve lo faccio avere tranquillamente. Ringrazio la segreteria organizzativa e mi auguro che da questi convegni venga fuori un discorso serio, per la professionalità del consulente e del perito con un unico fine, quello di far conoscere al magistrato e alla giustizia la verità, grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: La parola al professore Ugo Biader Ceipidor.
Prof. UGO BIADER CEIPIDOR: Bene, mi pare che questo ultimo intervento abbia posto un quesito abbastanza interessante e cioè il magistrato vigila o non sull'operato del perito. Io avevo preparato una relazione scritta che credo che a questo punto possa essere distribuita soltanto agli interessati, perché mi voglio riallacciare appunto ad alcuni degli interventi che sono stati fatti. Io insegno all'Università una strana materia che si chiama Chemiometria, una cosa che sta a cavallo fra la chimica e l'informatica, una disciplina abbastanza nuova. Ho avuto delle esperienze anche come perito, sempre di parte, mai nominato dal Giudice quindi con un po' più di fortuna di alcuni colleghi che vedo qui presenti. All'inizio la dottoressa Gerunda, ha spiegato molto bene perché le conoscenze del magistrato non debbano essere tecniche, perché ci debba essere una ben precisa separazione funzionale. Successivamente ho sentito dire dal dottor Tarantino, ho sentito sottolineare l'importanza spesso determinante, mi pare di poter recitare le sue parole, tra virgolette, della perizia ai fini della formazione del giudizio. Queste due affermazioni mi appaiono un pochino contraddittorie e cioè da una parte citando anche norme di procedura, si dice che il magistrato non deve avere conoscenze tecniche, anzi quando ce le ha le deve reprimere. Dall'altra si dice però molto spesso il risultato di una perizia è addirittura determinante ai fini della formazione del giudizio nell'ambito di un processo...
Avv. LUIGI DI MAJO: Professore se ci vogliamo un attimo fermare, perché è arrivato il Ministro di Grazia e Giustizia Onorevole Biondi... Ecco se il professore voleva intanto continuare...
Prof. UGO BIADER CEIPIDOR: Naturalmente non posso che associarmi al saluto al nostro giovane Ministro... allora dicevo è emersa un'apparente nota contraddittoria fra queste due affermazioni, l'affermazione del magistrato che non deve avere conoscenze tecniche, anzi quando ce le ha le deve addirittura reprimere e l'affermazione che invece molto spesso il risultato di un processo, la formazione del giudizio sia legata in maniera determinante al risultato di una perizia. Perché contraddittoria, perché allora mi domando chi è che esprime il giudizio. Cioè se il magistrato non deve avere anzi, se ce le ha le deve nascondere conoscenze tecniche e il risultato di una perizia è determinante, si finisce per dover arrivare alla conclusione che forse, il giudizio viene pronunciato dalla perizia. E' chiaro che questa è una riflessione molto provocatoria, è chiaro che non è così, è chiaro d'altra parte che il perito molto spesso è completamente ignorante di quali sono i valori, quali siano i meccanismi che concorrono alla formazione di un giudizio. E' abbastanza chiaro quindi che esistono delle lacune culturali da entrambe le parti, da un lato una lacuna di carattere tecnico, dall'altro una lacuna di carattere giuridico o comunque legata ai meccanismi con cui i valori intervengono nella formazione del giudizio. Direi che questo è un problema presente quasi dovunque nella nostra società moderna, un problema che è presente anche nei rapporti che ci sono tra gli amministratori pubblici e i vari consulenti che ruotano intorno a questi amministratori. E' un problema che si esprime nella sua drammaticità, nello stesso modo con cui è emerso dalle dichiarazioni dei magistrati, quelli che ho citato poco fa e cioè chi in realtà finisce realmente per prendere la decisione, in presenza di due funzioni così nettamente separate. Io credo che sia il caso di cominciare a riflettere sul fatto che, anche nel mondo industriale la catena di montaggio non c'è più. La catena di montaggio era l'espressione della separazione funzionale, ognuno era adibito ad una certa operazione e l'efficacia dell'intero processo era garantita dall'efficienza di ogni singola cellula del processo. Oggi anche nel mondo industriale, dico oggi ormai da 20 anni, il concetto della catena di montaggio è un concetto che non va più di moda, non rende più, non va più di moda in termini economici, significa non è più redditizio, pur tuttavia nell'ambito dei servizi e in particolare di quello di cui stiamo parlando oggi, il servizio della fornitura di giustizia alla collettività, continuano forse, ad essere marcati, quasi in maniera indelebile da questi concetti che ci hanno insegnato da bambini, legati alla catena di montaggio a questa suddivisione delle funzioni. Parliamo molto spesso di collaborazione e non parliamo mai o se ne parliamo non lo facciamo in maniera giusta di cooperazione. Ecco quello su cui mi piacerebbe impostare una riflessione e che ormai nella nostra società, che tutti chiamano postindustriale, qualcuno la chiama addirittura della comunicazione, le relazioni tra gli individui si sono rese più complicate, cioè gli schemi anche della vita sociale, che erano legati alla cella individuo famiglia, villaggio, città, stato, con delle relazioni che erano sempre uno a uno tra queste entità e descrivevano dei sistemi semplici, sono maledettamente complicate. Oggi in forza e in grazia, non so bene se sia un vantaggio o uno svantaggio, lo vedremo fra qualche secolo, in forza e in grazia anche de mezzi di comunicazione, ma anche del livello di scolarizzazione che è cresciuto, tutti comunicano con tutti. Tutti comunicano con tutti che significa che le relazioni industriali ma anche sociali, ma anche le relazioni di produzioni di servizi, si sono rese più complesse. Gli stessi problemi che andiamo ad affrontare sono problemi maledettamente più complicati. Qui ho sentito anche parlare di "tuttologi" e di specialisti, forse sarebbe il caso di cominciare a capire che cosa significa quello che scherzosamente si chiama "tuttologo", che cosa significa quello che più professionalmente viene definito uno specialista. La cultura può essere divisa in due grosse aree, una cultura del metodo e una cultura del fatto, io insegno ai miei studenti che loro come professionisti, come chimici, debbono raccogliere dei dati, poi esprimendo un'altra professionalità, quella che compete appunto a quella strana cosa che è la chemiometria, debbono trasformare questi dati in informazioni e con la trasformazione del dato in informazione è un processo che appartiene alla cultura del metodo, mentre la cultura del fatto deve continuare ad essere appannaggio del singolo specialista, la cultura del metodo deve essere qualche cosa di diffuso, che si confronta. Non è possibile che un Giudice possa porre correttamente un quesito se non ha gli elementi della cultura del metodo, che non è specifica di una disciplina ma forse appartiene a tutto il dominio delle scienze. Voglio dire non ci si può aspettare una risposta corretta, se no si formula una domanda corretta. Qualche volta, cito provocatoriamente, come esempio, che se qualcuno mi chiedesse, dico solo una cosa di moda solo fino a qualche giorno fa, e il Ministro mi perdonerà, dove sta la tangente percepita da un certo imputato, dove si trova, se qualcuno mi chiedesse di localizzarla e aggiungesse di localizzarla con certezza assoluta, io ricordandomi quello che ho studiato di quanto meccanica, dovrei rispondere nell'intero universo, e questo credo che sarebbe una risposta magari miope, magari cieca, ma che farebbe contenta la mia personalità di scienziato, mi metterebbe al sicuro di aver dato una risposta giusta, che però non sarebbe sicuramente utile a nessuno. Mentre invece se soltanto mi avessero domandato dove sta quella tangente, con il 99,9999 % di probabilità, avendo eseguito un'indagine e una determinazione, avrei detto in quella Banca, in quella cassetta di sicurezza, cosa che sarebbe molto più utile alla collettività. Chiaro che questo è un esempio provocatorio, è chiaro che noi per esempio siamo anche in presenza di una legislazione tipo quella ambientale, che è fatta di tanti numeretti scritti su delle tabelle riportate sulla Gazzetta Ufficiale, e quando un numeretto dove c'è scritto 7.00, a quel numeretto corrisponde una determinazione effettuata, che è 6.99 si dichiara l'imputato innocente, se è 7.01 si dichiara colpevole. Tutti quanti sappiamo che le misure sono affette da errori, che le misure hanno degli intervalli, che questi intervalli possono essere espressi di probabilità e che forse su questa probabilità non dovremmo essere noi tecnici a giudicare, ma dovremmo passare la palla finalmente al Magistrato. Il Magistrato dovrebbe sapere con quale, per esempio, il livello di probabilità una certa misura è compresa in un certo intervallo, poi a lui gli strumenti specialistici della cultura del fatto, per poter arrivare alla formulazione del giudizio e se deciderà, che il 95% di confidenza, per lui sarà sufficiente, sarà sua la responsabilità dell'emissione della sentenza e non deve essere un nostro problema quello di dare un numero piuttosto che un altro.
Avv. LUIGI DI MAJO: Io adesso passerei la parola all'Onorevole Ministro di Grazia e Giustizia On. Biondi, un saluto e anche un qualche cosa su questo argomento che credo, che ha affrontato varie volte nelle aule di Tribunale.
Ministro di Grazia e Giustizia On. ALFREDO BIONDI: Sono un vecchio professionista ed un nuovo Ministro della Giustizia e quindi non ho la presunzione, né nel caso precedente di cui sono molto orgoglioso, né in quello successivo di cui sono molto onorato e onerato di fare un discorso improvvisato, quando ho visto che ci sono stati fior di tecnici, che si sono interessati dei problemi che del resto sono problemi antichi, quelli cioè del modo con il quale le qualità professionali, l'affinamento delle doti della propria scienza e quindi la valenza che queste doti hanno al servizio di un'analisi, che il giudice deve compiere con l'aiuto di coloro che hanno la possibilità di servirlo nel compito difficile di valutare le diverse situazioni, nel bilanciamento che per me deve essere sempre da giudice fatto, in termini di grande equilibrio, non solo dal punto di vista professionale, ma anche dal punto di vista etico e funzionale, delle ragioni di chi accusa e di chi si difende e dei consulenti che aiutano a svolgere la rispettiva funzione di chi determina, attraversa iniziativa doverosa dell'azione penale e quella altrettanto essenziale del difensore, il compito di sostenerne le ragioni. Lo specialista, colui che approfondisce particolarmente una materia, spesso si presta anche a qualche ironia, diceva Oscar Wilde, "gli specialisti sanno sempre di più su sempre di meno", ma il problema è quello di avere invece quella dote di esperienza di acquisizione degli elementi della propria scienza, legati alla propria coscienza, in modo che da qualunque parte si esplichi la funzione, sia per la difesa che per l'accusa che ancora di più, per il Magistrato che nomini un perito, vi sia questa forte è vissuta professionalità e credo che questo legame che contemporaneamente deontologico e scientifico ed è professionale, è un elemento che richiede quindi una, come dire tenuta di Albi, di capacità di controllo, di analisi si qualità, che non può essere rimessa e talvolta lo è anche a talune valutazioni, come dire abitudinarie, che nell'ambito giudiziario spesso avvengono. Quindi che non ci deve essere il perito o il consulente parafernale, quello cioè al quale si può chiedere a priori l'esito dell'analisi che deve compiere. Ma questo è un discorso che andrebbe molto più in là di quello che volevo fare. Il compito del Ministro della Giustizia oggi è molto difficile, e ha bisogno davvero della consulenza tecnica dei magistrati e degli avvocati e io sono convinto che questo si potrà ristabilire in un clima di fiducia, superando questa brutta caligine del sospetto, che sembra avvolgere tutto e tutti. Io mi batterò per questo, perché, potrà sembrare paradossale per un vecchio avvocato come me, ma io ho sempre preferito la furberia della verità, anche nei processi, che serve sempre, perché mette in imbarazzo l'incredulo e toglie dall'imbarazzo chi invece ha la capacità di avvicinarsi con, non dico fiducia immotivata, ma con ragionevole senso del rispetto dell'altrui attendibilità agli argomenti che vengono in contrasto e che devono essere valutati con grande equilibrio. Voglio anche dire, in questa aula che si chiama e che è dedicata a Vittorio Occorsio, tutta l'affetto e la stima e la gratitudine che io come avvocato e che come Ministro porto alla Magistratura italiana. Molte volte vi sono delle caricature, delle persone, dei discorsi e anche dei sentimenti, che mi sono stati dedicati in questo periodo. C'è una nuova categoria di potere nel nostro paese, è la "Titolocrazia", cioè chi fa i titoli sulle cose dette, scritte, qualche volta meditate, qualche volta meno e quindi ancora più degne di rispetto se non altro perché non hanno l'aggravante della premeditazione e credo quindi che si possa immaginare che un ministro che lavora dall'11 di maggio e quindi, facendo tutti i calcoli mi pare da 28 giorni, possa avere insieme al diritto del noviziato anche la legittima aspettativa di non essere un pregiudicato, ecco perché io confido di essere giudicato, ma non pregiudicato. Ognuno porta la propria storia con se e il proprio bagaglio appresso, di esperienza e quindi io non rinnego nulla di quello che ho detto da avvocato e da deputato, nulla, ma oggi non sono più né un avvocato né un deputato, sono un Ministro e sicché, siccome come voi sapete, quando si legge un fascicolo, anche ai fini delle consulenze, anche ai fini delle perizie, lo si legge con un occhio diverso a secondo che si assista la Parte Civile, o la Difesa o il Giudice stesso, non è una spersonalizzazione, né un tradimento della verità, è un'ottica dalla quale ci si pone e alla quale si è legati e io devo dirvi, proprio perché ho vissuto per tanti anni l'ottica della parte, vi parrà strano, ma di tutto quello che facevo fino al giorno 8 che ho fatto un processo in Cassazione, la V sezione, è andata pure bene miracolosamente, perché è una sezione che di solito indulgenze né plenarie né bonarie, ne ho visto dare poche, quindi ho finito da questo punto di vista, è stata una buona esperienza conclusiva per questa fase della mia vita, ebbene da quel momento in cui ho assunto questa responsabilità, ho giurato davanti al Capo dello Stato e ho detto che avrei fatto il Ministro della Giustizia, non posso promettere la Grazia, perché non mi pare che sia il caso, in nessun caso né fisico, né di altro genere, da quando ho fatto il Ministro della Giustizia ho pensato solo, che avevo assunto un incarico diverso, nemmeno più importante, diverso da quello che avevo prima, che è quello di essere al servizio della collettività, mi muoverò per questa ragione. Sono espressione certamente di una maggioranza governativa che può piacere o non piacere, ma non ha importanza è l'espressione della volontà popolare. In Italia la sovranità popolare è la base di ogni potere, il potere del Parlamento deriva direttamente dalla sovranità popolare, la sua autenticazione e la sua autenticità, il Governo ritrae dal Parlamento la fiducia da cui deriva la sua autenticità, l'ordine Giudiziario che tale è descritto dalla Costituzione acquisisce la sua autenticità, dalla cultura che ha portato alla vittoria in un concorso e dai principi costituzionali che vedono nella imparzialità della Pubblica Amministrazione in genere, ma nella indipendenza della Magistratura e della sua soggezione solo alla legge, la forza e l'autenticità per essere creduti e credibili. Questa è la ragione per cui nel rispetto delle proprie particolari funzioni, è per me motivo di grande gioia e soddisfazione, oltre che di impegno quotidiano, fare in modo che tutto quello che riguarda il buono andamento della amministrazione giudiziaria a quello che dipende dal Ministro e non quello che dipende dai giudici, che lo devono svolgere in piena e totale autonomia che è loro, e che non acquisisce per decreto. Le leggi la garantiscono e la coscienza di ciascuno che poi la fa vivere nella concretezza dei comportamenti, perché non si è indipendenti per decreto si è indipendenti per natura e quindi credo che questa sia la ragione, per la quale con grande confidenza e amicizia anche in questa circostanza ho voluto rivolgermi a coloro che operano con diversi, in diversi rami dell'attività giudiziaria, anche con compiti di rilevanza, come è stato poco fa detto sotto il profilo della possibilità, è vero che il Giudice è il perito dei periti, ma di determinare quella perizia, come potrei dire riflessa che deriva dalla qualità di chi ha saputo offrire un argomento con forza e con coscienza, dicevo proprio per questo è possibile che al Ministro nuovo di sperare che ad amici vecchi e nuovi che ho qui accanto e difronte a me, trovare un aiuto, una comprensione, se permettete anche un poco di benevolenza. Molte grazie.
Rag. CARLO BARONTI: Gentilissimo signor Ministro, quale Presidente del Collegio Periti Italiani, sono particolarmente grato a lei per la testimonianza di affetto che ci ha dato intervenendo al convegno, sappiamo adesso di non essere soli nel cercare quei miglioramenti che sono auspicabili, lei ci ha detto perfettamente, ci ha dato la possibilità di interloquire con le autorità, è stato sufficiente un semplice invito che le abbiamo rivolto e lei è venuto a questo convegno, per il raggiungimento del miglioramento della professione, della professionalità, tutte le altre problematiche che abbiamo appena svolto in questo convegno, sappiamo di poter avere la collaborazione fattiva finalmente della Pubblica Amministrazione. A nome di tutto il Collegio Perito e di tutti i periti io le sono sinceramente grato. Grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: C'era la dottoressa Gerunda che le voleva rivolgere una parola.
Dott.ssa MARGHERITA GERUNDA: Signor Ministro io le volevo rivolgere un saluto, anche a nome dei colleghi, sono la più anziana qui, quindi penso che tocchi a me, le voglio rivolgere appunto un ringraziamento per essere venuto qui da noi ad ascoltare questo dibattito e posso anche dirle, lei ha chiamato in causa i magistrati, noi tutti siamo lieti che una persona della sua qualità, noi la conosciamo personalmente, io l'ho avuta come contraddittore in diversi processi, come Parte Civile, quindi posso dire che lei è veramente una delle persone che noi siamo lieti di sapere che sono al timone del Ministero di Grazia e Giustizia, perché hanno veramente le ossa abbastanza dure per reggere a questo fardello. Quindi con questo spirito diciamo di lieta attesa per la sua attività, noi le diamo il benvenuto nel suo lavoro, oltre che come Ministro, anche come esperto, come giurista e quindi lascio la parola agli altri relatori. Grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: Dunque continuando c'era il consulente dott.ressa Alimenti.
Dott.ssa ANNA ALIMENTI: molti sono i problemi che travagliano la nostra professione di traduttori interpreti, come un albo professionale non esistente, un albo dei periti presso il Tribunale Penale di Roma, molto carente, la mancanza di professionalità da parte di alcuni iscritti, la scarsa preparazione di diversi altri, l'abusivismo della professione da parte di chi millanta conoscenze linguistiche che non possiede. Fortissimi ritardi nei pagamenti che spesso sono solo degli oboli, come li ha ben definiti il Segretario del Collegio Periti Italiani Dott. Alessio Russo nel comunicato stampa. La mancanza di una stanza dove poter attendere prima di entrare in aula, senza dover vagare per i corridoi come tante anime in pena, o dove potersi riunire per scambiare un parere con un collega, o dove ancora poter lavorare nei numerosi tempi morti. Ma il problema che reputo più grave, essendo tutti gli altri un corollario e la mancanza di un albo nazionale dei traduttori interpreti. Proprio da questa deficienza a monte che nascono le storture, infatti se tale albo fosse esistente vi potrebbero accedere solo persone con qualifica specifica, cioè con una laurea in lingue o con il diploma della scuola superiore dei Traduttori e Interpreti e come per altri ordini professionali, ci sarebbe uno sbarramento che non permetterebbe l'accesso a persone senza titolo e senza un'esperienza almeno triennale. Infatti traduttore interprete non ci si improvvisa, come non ci si improvvisa medico, avvocato, architetto, in quanto la conoscenza di una lingua non comporta automaticamente la conoscenza delle tecniche della traduzione o dell'interpretariato. Questo purtroppo nelle aule del nostro Tribunale lo constatiamo ogni giorno, con la presenza di tanti madre lingua, iscritti anche senza titolo ed operanti spesso anche senza iscrizione, solo perché erroneamente ritenuti capaci di fare gli interpreti-traduttori e poi ci troviamo difronte a persone che traducono, questo ufficio procede nei suoi confronti con una frase che nella loro lingua madre suona "questa stanza procede nei suoi confronti" o il Tribunale di Roma che diventa Giardino di Roma nella loro lingua madre, e questo perché disconoscono la lingua italiana, ma al tempo stesso non conoscono nemmeno la loro lingua, altrimenti rileggendo si accorgerebbero del madornale errore compiuto. Questa poca attenzione comporta che il primo segretario dell'Ambasciata Polacca a Roma scriva, dietro i moduli tradotti da un interprete regolarmente nominato, "il presente testo è redatto in un polacco incomprensibile, senza dare al lettore alcuna possibilità di capirne il contenuto e quindi di poter intraprendere opportuna azione". Numerose sono state le lamentele di imputati giunte all'ambasciata polacca, infatti spesso questi interpreti risultavano non laureati in lingue, oppure non di madre lingua, o se di madre lingua non preparati per il lavoro che stavano svolgendo. Ma quando le ambasciate non intervengono, siamo sempre sicuri che i diritti di quei cittadini siano stati rispettati? Non spetta a noi interpreti giudicare, ma quando millantando conoscenze linguistiche che non si hanno, non si mette il cittadino, il magistrato, o l'avvocato in grado di capire, in quel momento stesso noi abbiamo pronunciato una sentenza. Onde evitare che ciò avvenga, chiedo una revisione dell'albo dei periti, con iscrizione in esso soltanto di chi abbia realmente titolo. Rimango infatti stupita, che le norme di accesso a Roma, risultino sostanzialmente diverse da quelle di Milano. Onde evitare poi che l'interprete traduttore, senza deontologia professionale alcuna, dichiari di conoscere lingue per le quali non risulti iscritto, sarebbe auspicabile che si procedesse alla dotazione di un tesserino personale con sopra specificate le lingue di cui ha iscrizione. Tutto questo perché ci si possa affidare a periti degni di tale nome e perché non debba più accadere che giornalisti parlando di un importante fatto di cronaca scrivano, "tutte cose che ieri la... ha ribadito in aula, nonostante la complicazione di un interprete di inglese che essendo al suo debutto, tanto che in platea c'era la mamma si era emozionata fino al punto di sopprimere dei passi delle risposte di Violi, non ritenendoli importanti", o che magistrati in aula debbono chiedere come è accaduto al dottor Piro, una rivisitazione del lavoro del..." da affidarsi ad altro perito a questo punto, perché abbiamo visto che ha dato ampia dimostrazione della propria incapacità, e non mi vergogno a dirlo, purtroppo perché oltre a perdere tutto il tempo ed a farci perdere tempo a tutti quanti, ha portato un materiale proprio offensivo direi, offensivo per tutti quanti, soprattutto per gli imputati, che hanno diritto ad essere giudicati nel migliore dei modi". Tutto questo in ossequio alla Giustizia con la G maiuscola.
Avv. LUIGI DI MAJO: Ecco c'era l'intervento del ...
Dott. ROCHIRA: Sono il dott. Rochira, sono il segretario provinciale del Sindacato Provinciale del Sindacato specialisti in medicina legale. Io sarò brevissimo anche perché, la gran parte delle cose che avrei dovuto dire io, le hanno dette il professore Umani Ronchi e l'ha detto il segretario nazionale. Volevo soltanto precisare e puntualizzare un fatto, sono lietissimo che questo mio intervento avvenga in presenza del Ministro di Grazia e Giustizia, perché sarà uno dei nostri interlocutori, sempre che ci voglia poi sentire nelle opportune sedi, io ritengo che... chiedo scusa all'assemblea se parlo di problemi medico-legali, ma io so fare solo il medico legale e quindi devo parlare necessariamente di queste problematiche. Il problema io ritengo, che per quando riguarda la nostra categoria, sia un problema soltanto ed esclusivamente politico, le precedenti forze politiche hanno cercato di poter risolvere il problema della disoccupazione medica, inserendo i medici nell'albo dei consulenti tecnici di ufficio. Io non entro, come sindacalista io dovrei fare delle polemiche anche a tutela della mia categoria anche di natura pratica, quindi in parte condivido e mi sento di dover accettare quello che mi è stato trasmesso e quello che hanno detto alcuni miei colleghi su alcuni provvedimenti, anche di natura pseudo disciplinare, che sono stati presi. Però io le posso soltanto dire in questa aula che molte volte quelle forme di compromesso a cui si arriva nel corso delle consulenze tecniche a cui faceva riferimento prima il dottor Rossetti, sono forme di compromesso che nascono da stati di necessità, perché riteniamo che forse i consulenti di parte attrice convenuta, sono in quel momento difronte ad un consulente tecnico non assolutamente in grado di poter svolgere il suo lavoro, in quanto non competente nella materia specifica, possono rappresentare un momento di salvaguardia di alcuni aspetti, relativi al risarcimento del danno alla persona. Il problema è un problema delicato, specialmente con l'entrata in vigore della nuova legge che liberalizza le tariffe delle compagnie di assicurazione, noi ci troviamo difronte a casi, in cui il danno alla persona non viene valutato nei termini giusti, in quanto o è ipovalutato, o è ipervalutato, con conseguentemente tutto ciò che ne deriva, anche ai fini poi, di quella che è la liquidazione del sinistro. Io cito soltanto un fatto e aggiungo una piccola... anzi faccio una piccola altra polemica e aggiungo un fatto. La piccola polemica è questa che avremmo gradito noi come sindacato, in quanto noi siamo presenti, siamo pochi ma siamo presenti, essere invitati ufficialmente a questo assemblea, siamo oggi presenti qui perché lo abbiamo saputo attraverso terze persone (Nota del Collegio Periti Italiani: Il sindacato era rappresentato dal Prof. Umani Ronchi, uno dei relatori del convegno. Non abbiamo parole...). La nota polemica è questa, è un dato reale che io posso documentare in qualsiasi momento, perché io ho qui l'elenco degli incarichi che sono stati dati 1993 dalla V sezione del Tribunale Civile di Roma, è un elenco ufficiale, questi sono i dati ufficiali passati dalla cancelleria, a cui poi andrebbero dati quelli che poi io normalmente definisco gli incarichi ai funghi porcini, cioè quelli che brancolano per i corridoi del Tribunale di Roma. Io un dato soltanto posso citare, che ha fronte di un consulente tecnico, specialista in omeopatia a cui sono stati dati nel 1993, 18 incarichi peritali, al direttore della scuola di specializzazione in medicina legale dell'Università di Roma, professore Antoniotti è stato dato un incarico, con questo ho finito.
Avv. LUIGI DI MAJO: A questo punto deve finire il turno dei relatori, quindi la parola al Geom. Nardini.
Ministro di Grazia e Giustizia On. ALFREDO BIONDI: Diceva Platone, che c'era scritto che nessuno entri che non sia geometra.
Geom. NARDINI: Questo mio intervento, molto sentito e più volte già accennato in questo convegno, è mirato a proporre all'autorità giudiziaria essenzialmente una migliore cautela per il consulente tecnico, del diritto alla liquidazione sulle prestazioni effettuate in ambito civile. Il C.T.U. troppo spesso infatti incorre in contenziosi con le parti in causa, per ottenere giusto compenso, che il più delle volte appena un rimborso, accettato per amore di professionalità. Vero è, che l'ordinanza del giudice di liquidazione dell'onorario è titolo esecutivo, ma chi si preoccupa di quanto siano gli onori e le perdite di tempo, che devono essere affrontati dal consulente per vedersi riconosciuto quel diritto spesso di poche centinaia di mila lire, ridotte dalle imposizioni fiscali? No, così proprio non va, bisogna interrompere questo diffondersi di episodi, che ogni anno crescono chissà come, in maniera esponenziale. Occorre garantire il diritto al compenso e la consulenza tecnica, in tutto e per tutto. Il C.T.U. deve essere garantito dal rischio, piuttosto ricorrente, che le parti in causa e segnatamente quella che spesso si ritiene più danneggiata dalla consulenza, possano con estrema facilità eludere l'obbligo al pagamento del compenso. Ecco perché l'autorità giudiziaria, che deve pretendere dai suoi collaboratori, l'estrema competenza tecnica nella massima imparzialità deve assolutamente garantire quel minimo compenso legiferato. Lascio alla stessa autorità le modalità e i termini più opportuni per la risoluzione del problema, decisione che non dovrebbe essere complicata in un sistema produttivo, dove le fideiussioni e le cauzioni sono la base e la garanzia di ogni contratto. Però mi sia concesso un appunto su questo minimo, dove si è perduto l'adeguamento periodico degli onorari, è inimmaginabile che nel 1994, un professionista, come già accennava la dottoressa Alimenti, debba essere retribuito con un compenso lordo di lire 5.000 a ora, eludendo totalmente quel presupposto che non deve esservi in giustificata discriminazione, con le retribuzioni rilevate per equivalenti attività professionali. Da ciò risulta evidente che in altri sedi, i consulenti dovranno operare attivamente al diritto di un equo compenso e speriamo non costretti, ma coadiuvati da riconosce in loro l'incondizionata cooperazione. Grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: Allora ha chiesto di intervenire Samuel Refaat Armia.
Dott. SAMUEL ARMIA REFAAT: L'argomento è molto importante ma certo in pochi minuti cerco di sintetizzare. Praticamente io sono il Dott. Refaat Armia Samuel, perito traduttore interprete presso il Tribunale, collega della dottoressa Alimenti, adesso praticamente intervengo dopo che è intervenuta la dottoressa Gerunda e anche il rappresentante della Procura Generale, anche il dottor Cappiello che avrei voluto che fosse presente, anche perché prevalentemente tratterò gli argomenti che hanno trattato. Per quanto riguarda tutte le professioni, medico, ingegnere, hanno una definizione, se sanno quali sono i requisiti soggettivi e oggettivi per poter esercitare questa loro attività professionale, anzi quando un'altra persona esercita questa attività e no ha il titolo, addirittura costituisce un reato. Allora se io vi chiedo adesso, qual è la definizione dei traduttori interprete, posso rispondere che il traduttore interprete almeno, per come lo posso concepire io, quale traduttore interprete professionista, anche come la collega, è la persona che ha fatto questi studi specifici ed è specializzato in materie linguistiche. La persona che quanto meno è laureata in lingue, la persona che esercita professionalmente questa attività di traduttore interprete. Allora io ho l'onore di essere anche cittadino italiano, anche se provengo da un'altra professione quale ex funzionario di ambasciata e quindi o le due facce della medaglia. Io all'interno dell'ambasciata stessa avevo anche quella competenza, anzi il controllo di questa attività, per cui riallacciandomi al discorso della dottoressa Gerunda, per quanto riguardano le norme del codice che disciplinano il lavoro e l'attività professionale del perito, in particolar modo quello dell'interprete, praticamente le norme del codice sono quasi perfette in materia, bisogna applicarle però correttamente. Noi, intendo per noi, io ed altri colleghi professionisti che viviamo giornalmente all'interno degli uffici giudiziari, vediamo che questa applicazione di queste norme non viene mai osservata, non dico totalmente, ma mi spiego meglio. Adesso per quanto riguarda questa attività che è molto delicata, in quanto tocca secondo me anche una norma Costituzionale che è l'articolo 24 della Costituzione, cioè il diritto di difesa, noi come traduttori interpreti abbiamo un ruolo momento delicato, è quello di far conoscere al Giudice o anche in qualità di perito, anche al Pubblico Ministero in qualità di consulente tecnico la verità delle cose, noi siamo considerati, come ha sottolineato la dottoressa Gerunda Pubblici Ufficiali nell'esercizio delle nostre funzioni. Dobbiamo essere tutelati per quello che siamo, purtroppo nell'esercizio delle nostre funzioni non siamo tutelati, tante volte non siamo per tante ragioni ci sono tanti episodi che succedono nella aule di giustizia, che ormai sono ben note a tutti, e quindi chiedono l'interessamento da parte delle autorità giudiziarie, un intervento. Per quanto riguarda il traduttore interprete professionista così come definito, purtroppo io quando... io sono iscritto all'albo da quasi 10 anni, quando ho visto chi è iscritto all'albo sono rimasto con la bocca aperta. Ho visto delle persone che non hanno titolo, ho visto persone che non hanno nemmeno la terza media, ho visto persone che non sanno nemmeno scrivere in lingua italiana, che fanno ed esercitano questa attività molto delicata all'interno dell'ambiente giudiziario, una cosa secondo me gravissima e purtroppo la devo far presente, almeno in questa occasione, che ci danno la parola di esporre i problemi. Orbene, adesso per, secondo me corretto esercizio ed amministrazione della giustizia a tutela di tutte le parti, anche dello steso imputato, questa persona che deve esercitare questa attività di interprete traduttore, deve avere i requisiti oggettivi e soggettivi precisi, non può essere chiunque, non può essere chi non ha niente altro di meglio da fare che si butta nelle aule del Tribunale o di altri uffici e pretende addirittura di scavalcare i professionisti, questa è un'assurdità. Un ultimo punto e basta, adesso un argomento che riguarda gli stessi uffici per quanto riguarda l'albo periti che legalizza le traduzioni che poi dopo vanno a finire in altri uffici per altri usi, questi atti devono avere almeno un controllo preventivo, ci sono atti praticamente non fedeli al testo nella traduzione, ci sono addirittura documenti che non sono..., praticamente bisogna controllare prima di mettere quel timbro che il documento è stato fatto presso la Pretura e poi gira e fa fede solo il timbro della Pretura, che il documento sia veramente fedele al testo, ci sono tanti casi, io li scoprivo nella mia vecchia professione e poi succedevano i caos, dicono è mai possibile che esce da un ufficio della pretura un documento che si sa che non è un documento.
Avv. LUIGI DI MAJO: La ringrazio, il professore Angelo Fiori, ha chiesto di intervenire.
Prof. ANGELO FIORI: Vi ringrazio per avermi concesso la parola sarò molto breve, ho ascoltato con molto interesse, sono docente di medicina legale all'Università Cattolica, però penso che il mio intervento non riguardi soltanto la medicina legale, perché nasce da una lunga esperienza nelle aule giudiziarie e mi rivolgo proprio per questo, colgo l'occasione della presenza dell'Onorevole Ministro, per sottolineare alcune cose di carattere propositivo. Ho sentito toccare tanti aspetti giustissimi, ma l'esperienza mi insegna le invocazione, le parolazioni lasciano il tempo che trovano, o si interviene su meccanismi normativi che già agiscano per correggere le storture, oppure tutto finisce con il convegno o al massimo un paio di giorni successivi. Io se devo ripensare al mio arrivo a Roma 28 anni fa e il grado di regresso e di peggioramento che ha incontrato la mia professione in campo penale, mi limito soltanto a quello, perché è l'aspetto su cui voglio attirare la vostra attenzione, resto addirittura sconcertato. Dal momento in cui nel palazzaccio, finita la perizia veniva liquidata la stessa e potevo andare a riscuotere nell'ambito di un ufficio che esisteva nello stesso cosiddetto palazzaccio, siamo arrivati oggi a quelle poche cose che ancora mi azzardo a fare in ambito penale a dover mettermi in fila per delle ore all'ufficio del registro, una cosa che nelle prospettive degli anni 2000 fa soltanto rabbrividire, questo basterebbe già a dare la misura del degrado della operatività peritale in ambito penale. Ma il secondo colpo e questo fa parte della disorganizzazione tipica del nostro paese, se mi è consentito anche di questa città, ma il secondo colpo l'ha data certamente la legge degli anni '80 relativa agli onorari e alle spese dei periti. In questa legge, che questo è l'argomento su cui attiro un attimo la vostra attenzione, però informando Onorevole Ministro che già quattro anni fa in rappresentanza della Società Italiana di Medicina legale, ho depositato al capo del Gabinetto un progetto, che ovviamente è un progetto di una società che toccava alcuni punti essenziali che mi permetto toccare, soltanto ma con intenzione se lei ci consentirà di parlarne poi in separata sede glielo spiegheremo. Quale è stato il primo grave errore di questa legge, intanto quello sulla cui legittimità non voglio entrare, perché è una questione giuridica, quello dell'avviso alle parti della liquidazione al fine di un'eventuale opposizione. Questo ha portato il trasporto dal pagamento nell'arco di un mese, ad un anno o due, tre quando addirittura a niente, perché basta che ci sia un latitante, cui non si può comunicare l'avvenuta liquidazione. Questa norma, che non esisteva prima, di cui non si capisce il perché si sia sentito il bisogno, nel regime del vecchio Codice di Procedura Penale amministrativa, non si è capito, ma fatto sta che ha portato nelle cancellerie un raddoppio del lavoro, per noi un danno enorme, molte volte, io che svolgo qualche volte attività in Sicilia e in Calabria eccetera, noi anticipiamo milioni di tasca nostra, li recuperiamo dopo un paio d'anni, talvolta non li recuperiamo affatto, questo è un punto che va eliminato. Secondo punto sempre di quella famigerata legge, l'introduzione del tariffario, aveva una sua logica, ma naturalmente non essendo, non avendo seguito i tempi dell'inflazione ha cominciato a creare dei problemi sempre più gravi, bastava che si facesse quello che si doveva fare, che in quel progetto esiste. Cambiare intanto l'entità economica della vacazione, che ovviamente anche per ragioni diciamo morali non può rimanere a 10.000 mila lire nelle due ore, bastava e basterà che senza gravare sull'erario, perché questo è il punto si passi alle 100.000 mila lire, perché? Ma perché nel regime del nuovo Codice di Procedura Penale è inimmaginabile che si possa andare avanti ancora in questa situazione, situazione cui io mi ero permesso al suo predecessore Onorevole Senatore Vassalli, di fare la previsione che i periti più accreditati se ne sarebbero andati, altro che selezione dei periti a livello dell'albo, i periti se ne vanno e vanno a fare i consulenti di parte, perché? Ma perché è molto semplice. Se io per esempio per andare, per fare una perizia devo venire prima una volta in Tribunale ed aspettare tutta una mattina 5 ore sottraendole ai miei doveri di ufficio perché mi diano in 3 minuti un incarico, poi devo fare la perizia, poi devo depositare in udienza, quindi aspettando dalle 9,00 del mattino alle 14,00 che mi venga, che io venga ascoltato, quando sono perito di dibattimento, o perito davanti al G.I.P., poi devo fare quella famosa processione all'ufficio del Registro, ma chi alla terza perizia di questo tipo, avrà il coraggio civile di ripresentarsi, se è un professionista di un certo livello, quale io per esempio mi ritengo di essere ma io me ne vado per i fatti miei, faccio una passeggiata e al massimo se mi andrà farò il consulente di parte. Allora se lo Stato vuole avere i periti buoni, al di là dei controlli sugli albi che sono una cosa doveroso, specialmente per le nuove leve, ma se vuole avere questo, deve fare 3 o 4 piccole modifiche che nei conti che abbiamo fatto non modificano assolutamente i soldi. Negli Stati Uniti, dai quali si è voluto scopiazzare questo codice su cui non mi permetto, ma come cittadini lo potrei fare di dire il mio parere, il perito che entra in aula alle ore 10,00 del mattino, viene immediatamente registrato nella sua presenza e di li scatta un onorevole compenso. Allora io se entro alle 9,00 del mattino, devo dire al Cancelliere, per favore dica che io sono presente, mi chiamerete alle 14,00, bene mi pagherete almeno le vacazioni. Ora questo non può più andare avanti. Onorevole Ministro lei certamente ha esperienza molto più di me di aule giudiziarie e sa che se vuole avere dei buoni periti, ci sono i mezzi e non sono mezzi straordinari. Quindi se lei consente questa mia appassionata, se vuole invocazione, che non riguarda però solo la medicina legale, ma praticamente tutti gli altri colleghi, vedrà che potremmo fare delle cose... lo farete voi ovviamente, ma noi vi daremo modesti suggerimenti che potranno forse essere utili. La ringrazio.
Ministro di Grazia e Giustizia On. ALFREDO BIONDI: Io chiedo scusa a tutti, purtroppo oggi è venerdì e devo tornare a Genova, perché stasera c'è ancora una coda di campagna elettorale, che per fortuna finisce a mezzanotte, che come diceva De Filippo, "gli esami non finiscono mai", ma invece le campagne elettorali pure e non finiscono mai. Voglio dire che specialmente quest'ultimo intervento, oltre che le relazioni che ho avuto la possibilità di ascoltare in parte e nella totalità, mi dicono quanto sia importante il tema, come tutti sanno il Ministero e in via Arenula a Roma. Io sono abituato se preavvertito a ricevere, perché lavoro dalle 8,00 del mattino fino a quando non ho finito, e non so mai quando ho finito. Perciò con tutta la tranquillità e la libertà, anche gli amici che hanno qui espresso le doglianze giuste e se documentate, vi prometto che le esaminerò con tutta l'attenzione. L'avarizia dello Stato verso la Giustizia è proverbiale, ma io credo che la frontiera della Giustizia riguardi non più gli addetti ai lavori, come in fondo siamo noi, ma riguarda i cittadini. E' il cittadino il milite ignoto della giustizia, che ha bisogno di avere quelli che lavorano per la giustizia in qualunque settore, in condizioni di svolgere bene il loro lavoro. Mi sforzerò di poterlo fare anche con il vostro aiuto e con la vostra confidenza, che in latino vuol dire fiducia reciproca. Salve e vi aspetto per le... (applauso).
Avv. LUIGI DI MAJO: E allora dovrebbe intervenire adesso l'ingegnere Aristide Croce.
Ing. ARISTIDE CROCE: Dunque io volevo precisare che sono consigliere delegato del Sindacato Nazionale Ingegneri, Liberi Professionisti, sono iscritto anche all'associazione dei liberi Professionisti l'albo e faccio parte anche del Consiglio direttivo, dell'Unione Romana Ingegneri ed Architetti. Io recentemente ho cercato di iscrivermi, data la carenza di possibilità di lavorare, ho cercato di iscrivermi presso il Tribunale Penale, ancora, malgrado siano passati mi sembra 3 mesi, ancora non ho ricevuto risposta. Io non so a chi faccia capo la qualifica e diciamo la possibilità di stabilire se io devo far parte o meno di questo Tribunale, del collegio dei periti di questo Tribunale. Io ho 25 anni di professione, ho lavorato, sono stato dirigente in dighe è ho avuto 120 impiegati sotto di me e 5 dirigenti e 2000 operai, ho lavorato soprattutto nel settore delle grandi opere all'estero e non capisco come si possa stabilire o chi è chi può stabilire se questa persona vale di più o di meno nel fare un certo lavoro. Ora io sono iscritto, ripeto al Sindacato degli ingegneri liberi professionisti, sono iscritto regolarmente alla Cassa Previdenza Ingegneri ed Architetti e mi chiedo tante persone, che magari stanno con il sedere a tavolino e non conoscono le problematiche delle opere, dell'esecutività, dell'esecuzione delle opere come fanno loro, diciamo a dare una consulenza, quando non sono in grado di farlo, quando non hanno mai eseguito un lavoro così specialistico. Ecco, quello che voglio dire e che nell'ambito delle scelte dei professionisti, dovrebbero essere chiamati anche i Sindacati di categoria a scegliere i suddetti, tutto qui. Grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: Adesso dovrebbe intervenire il dottor Paolo Valentini, vice presidente della Federpietre.
Dott. PAOLO VALENTINI: Io porto una nota quasi giuliva, in tutte queste... dopo aver sentito tutte queste cose, in realtà sono vice presidente della Federazione Nazionale dei Commercianti in Diamanti, perle, pietre preziose e dei tagliatori. Noi rileviamo e direi che ci potremmo riallacciare a quello detto dal dottor Tarantino come dal dottor Cappiello, che la qualificazione all'aggiornamento del perito nel settore delle pietre preziose, sia quanto mai attuale. Adesso fino ad ora si è parlato di risvolti particolarmente delicati di ordine legale, articoli commi e via dicendo, indubbiamente noi riscontriamo che per quanto riguarda la perizia nelle pietre preziose, c'è bisogno di un aggiornamento molto costante da parte dei periti stessi, soprattutto oggi che la tecnologia è entrata pesantemente nel settore della gioielleria. Per quanto riguarda le perizie e le valutazioni e le certificazioni delle gemme, la Federpietre è sempre stata molto attenta a quello che succedeva intorno. Ha lavorato a delle normative internazionali, nonché a quelle nazionali ultime presentate dall'Ente Unificazione Normative Italiane, a settembre ultimo scorso a Milano e abbiamo riscontrato comunque e lo riscontriamo costantemente una necessità di aggiornamento da parte di chiunque sia di noi, che da parte dei periti nell'ambito del settore dei preziosi. Dicevo precedentemente che sono entrate pesantemente la chimica e la fisica ad interferire con quello che era il lavoro normale di madre natura, ora alcuni di questi trattamenti atti a migliorare l'aspetto esteriore delle gemme, sono per certi versi il completamento di quello che la natura avrebbe impiegato milioni di anni per compiere, ma altri sicuramente hanno ecceduto e quindi sono caduti nella mistificazione. Ora la rilevazione di tali trattamenti è materia molto difficile, ha bisogno sicuramente di aggiornamento costante in termini gemmologici e di rimanere molto a contatto con la professione, questo costantemente perché l'evoluzione è quanto mai rapida, quindi diciamo che sicuramente la Federpietre si rende disponibile per quanto riguarda eventuali collaborazioni con quello che sono i professionisti del settore delle gemme, gente che è a contatto con questi tutti i giorni costantemente e che ne conosce le problematiche a fondo direi. Direi che a questo punto mi sembrano tutti abbastanza stanchi, quindi non mi soffermo ulteriormente su tutti questi problemi che mi ero posto, però invito, e questo mi è sembrata comunque una lacuna, i periti ad elevare il loro grado di specializzazione e di aggiornamento, in modo tale da diventare degli interlocutori, ancor più validi e qualificati, non soltanto per le professioni che vengono a toccare, ma soprattutto per il privato cittadino che vengono a rappresentare a difendere, ad accusare, perché questo possa avere nelle perizie, nei periti la giusta considerazione. Con l'augurio di raggiungere quel ruolo e di esaltarlo anche, importante e cosciente che compete loro. Grazie.
Avv. LUIGI DI MAJO: Io ho qui presso il mio tavolo molte richieste di altri interventi, però penso che siano tutti un po' stanchi, poi non si può andare oltre certi limiti, perché il problema lo abbiamo iniziato ad affrontare, il problema delicatissimo, importantissimo, proprio nell'ambito del processo sia Civile che Penale e quindi io penso che ci si possa anche aggiornare a continuare questo discorso, approfondendo... allora quindi direi di far concludere questa serata al Presidente Rag. Baronti che tragga appunto le sue conclusioni, che penso siano proprio un inizio di un dibattito molto più specifico e approfondito sul tema.
Rag. CARLO BARONTI: Nelle sedi opportune. Di solito al termine di un convegno si leggono le righe che ci si prepara prima, ipotizzando che il convegno vada in un certo modo. La realtà è stata fortunatamente diversa, in quanto evidentemente l'alto censo che è stato rappresentato in questo convegno, ha portato la discussione su tutti gli argomenti, mi sembra che non ne sia stato dimenticato nessuno. Quindi mi sono permesso di buttare giù di getto le conclusioni che avevo mandato a memoria nei giorni passati, quindi scusatemi mi permetto di leggere perché l'ho appena scritto. Ritengo che era intuibile quindi, trattandosi del primo convegno, che emergessero tutte le problematiche e le riserve mentali, le aspettative, quali per esempio: la migliore preparazione professionale, la rotazione corretta degli incarichi, o scelta diretta da parte del Magistrato, queste sono tutte problematiche, adeguamento dei compensi, anche per snellire i tempi della procedura, disciplina e stile del perito nei suoi rapporti con il Magistrato; l'unico argomento che non ho sentito in questo convegno, riguarda il riconoscimento giuridico dei Periti. E' una cosa fondamentale per noi, i periti europei possono venire o potranno venire a lavorare in Italia, noi periti italiani non potremo andare all'estero, se lo stato Italiano non ci da il riconoscimento giuridico. Tutto ciò deve essere senz'altro attuato, se siamo d'accordo circa queste necessità dobbiamo operare in modo che questo convegno non rimanga fine a se stesso, ma abbia quale naturale sviluppo una serie di incontri, sedute di lavoro, volte al fine di preparare le proposte da presentare nelle sedi appropriate, modi di attuazione delle stesse, incontri con le controparti per la stesura definitiva eccetera. Come possiamo attuare tutto ciò? Il Collegio Periti Italiani, in collaborazione con le istituzioni che si renderanno disponibili, affronterà queste problematiche con il vostro aiuto però, in particolare per il contributo di idee, di tempo necessario per attuarle, nelle diverse categorie di interesse specifico. Senza l'unione delle sinergie di tutti, difficilmente si ottengono i risultati, rimanere indipendenti, nel senso di non far parte di alcuna associazione che si renda operante, rimarrà sempre come singola voce che si udirà soltanto quando qualcuno organizzerà un convegno. Questo qualcuno, in questa occasione, è stato il Collegio Periti Italiani, che ha sentito la necessità di indirlo, proprio per tutte le problematiche che venivano presentate anche nell'ambito del nostro Collegio stesso. Uniamoci e prepariamo un lavoro organico e fattivo che possa dare a tutti noi le soddisfazioni che vorremmo.

Buonasera e grazie di essere intervenuti.



Per iscriverti

     Home Page       Informazioni Generali       Docenti       Obiettivi       Il Collegio ha organizzato   
   
Programma