TAVOLA ROTONDA
Il Perito ed il Consulente Tecnico: figura professionale o missione?
lunedì 24 giugno 1996
orario
17,00 - 20,00
Auditorium - Piazza Adriana, 3 R O M A
PROGRAMMA
hanno partecipato
i responsabili della giustizia dei seguenti partiti:
AN On. Dott. Sebastiano Neri
VERDI On. Avv. Pier Paolo Cento
operatori della giustizia:
Sen. Prof. Avv. Guido Calvi
Dott. Tommaso Sciascia
Dott. Fabrizio Gentili
in rappresentanza del Ministro di Grazia e Giustizia Prof. Avv. Giovanni Maria Flick
è intervenuto il Dott. Stefano Racheli
Dott. Alessio RUSSO:In attesa che
arrivino gli altri invitati, specialmente i due avvocati: il Senatore Calvi ed il
prof. Taormina, che ci hanno chiamato informandoci che sono ancora bloccati in
autostrada, e che speriamo arrivino presto, mi sembra in ogni modo opportuno
iniziare i lavori della Tavola Rotonda perché, ovviamente, gli argomenti da
affrontare sono molti. Volevo dirvi prima d'ogni cosa, visto che avevamo invitato
anche il Ministro di Grazia e Giustizia, che abbiamo ricevuto una lettera dal
Senatore Ayala, uno dei Sottosegretari al Ministero di Grazia e Giustizia, che in
sostanza ci dice di aver ricevuto dal Ministro Prof. Giovanni Maria Flick la delega
a rappresentarlo nella Tavola Rotonda che si svolge in data odierna, ma che per
improrogabili impegni non potrà essere presente. In rappresentanza, in ogni caso, è
presente il Dott. Stefano Racheli che, oltre ad essere un magistrato, è anche il
Direttore Generale degli Affari Civili presso il Ministero e che in ogni modo
rappresenta il Ministro in questa sede. Questa tavola rotonda è stata organizzata
in occasione dell'anniversario della nostra costituzione. Voglio ringraziare l'ing.
Claudio Solustri che per il nostro anniversario ci ha gentilmente fatto omaggio
della sua ultima fatica letteraria: "Le perizie giudiziarie". Libro che sarà un
ottimo punto di riferimento per la nostra professione di Consulenti Tecnici e
Periti. Ma ora direi di cominciare ad entrare nel vivo degli argomenti odierni.
Sono presenti l'On. Cento del Partito dei Verdi; direttamente alla mia sinistra
abbiamo il Dott. Tommaso Sciascia, magistrato, responsabile dell'Albo dei
Consulenti Tecnici presso il Tribunale Civile di Roma. Alla mia destra abbiamo il
Dott. Stefano Racheli, di cui abbiamo già parlato, il quale rappresenta il Ministro
di Grazia e Giustizia. E' anche presente il Dott. Fabrizio Gentili, magistrato che
da pochissimo tempo è il responsabile dell'Albo dei Periti al Tribunale penale di
Roma. Ringrazio tutti gli intervenuti e spero di ringraziare anche quelli che in
questo momento sono assenti ma che ci si dice che arriveranno entro poco tempo.
Uno dei problemi che mi sembra sia emerso sia dal convegno che abbiamo tenuto nel
'94 presso l'aula Occorsio del Tribunale penale di Roma e che è molto sentito dalla
categoria, è quello dell'aggiornamento professionale. Visti i tanti problemi che
vive la nostra categoria, vorrei sentire un giro d'opinioni dei presenti, per
sentire da loro, quanto ritengano necessario quest'aggiornamento e quanto possa
essere qualificante avere un aggiornamento professionale, soprattutto in relazione
al numero d'iscritti nei ruoli che proprio il Dott. Sciascia ci ha fornito a
gennaio, durante l'ultimo corso di Tecnica Peritale da noi organizzato, e che pare,
almeno all'epoca, era nella misura di circa 10.000 Consulenti tecnici al Civile.
Inizierei proprio dal Dott. Tommaso Sciascia e poi farei un giro veloce con tutti
gli altri presenti per sentire le loro opinioni al riguardo. Dott. Tommaso SCIASCIA: Sono stato già presentato, sono appunto il
Magistrato che si occupa del settore dei Consulenti tecnici nel Tribunale Civile di Roma.
E' un incarico che aggiungo a tutti gli altri incarichi del Tribunale e al quale
posso dedicare solo poco tempo, comunque è un incarico che svolgo con piacere
perché mi da anche l'occasione di conoscere, d'avere contatti con molti di voi. La
domanda che ci ha posto il Dott. Alessio Russo è quella dell'aggiornamento
professionale dei Consulenti Tecnici. Come ho già avuto modo di dire la volta
scorsa, ritengo che un tale tema sia di massima importanza perché la consulenza
tecnica o la perizia, secondo me, presentano degli aspetti che vanno anche al di là
di quelle che sono le competenze specifiche professionali del soggetto, del
consulente tecnico o del perito. Fare una consulenza tecnica o fare una perizia,
poi riportarla per iscritto, richiede altre qualità che sarebbe opportuno che
fossero insegnate, anche attraverso queste forme di aggiornamento professionale che
intendo riferito specificatamente all'attività del consulente, indipendentemente da
quelle che sono le sue competenze specifiche per le quali è stato chiamato a
svolgere la consulenza. La consulenza tecnica richiede in genere oltre che, appunto,
l'esposizione poi dell'elaborato, richiede anche, diciamo, una certa pratica nel
trattare con gli avvocati, una certa pratica nel trattare con le parti, perché
spesso il consulente, diciamo, si presenta come la controparte rispetto a quelle
che sono le esigenze delle parti, in un certo senso il consulente, per un certo
periodo agisce in pratica come fosse quasi un giudice, perché in fondo nel
novantanove per cento dei casi, il giudice delega quel determinato accertamento
tecnico al consulente, e quindi nel periodo di perizia, nel periodo di consulenza,
le parti hanno come controparte proprio il consulente, ed è opportuno che il
consulente sia pratico su come comportarsi, su come gestire certi rapporti, su come
agire in determinati contrasti, cose queste che non credo che nelle rispettive
discipline professionali siano insegnate a fondo, e quindi sono perfettamente
d'accordo con il Dott. Alessio Russo nell'auspicare l'istituzione di una scuola o
comunque di corsi di aggiornamento professionale e di istruzione in questo senso,
che rendano i consulenti, chi voglia espletare l'attività di consulente, idoneo ad
espletarla nel modo migliore; non sarei d'accordo invece a creare, e l'ho già detto
nella precedente riunione, a creare questa figura professionale del consulente
tecnico, ritengo che, e poi magari spiegherò meglio le ragioni nella successiva
tornata, ritengo che non ci sia spazio per un soggetto che svolga professionalmente
solo e soltanto il ruolo di consulente tecnico. Non c'è spazio né dal punto di
vista normativo, in quanto le attuali norme non consentono questa figura, né e
soprattutto dal punto di vista pratico, perché, come è stato già detto, almeno per
quanto riguarda il Tribunale di Roma, il numero dei consulenti tecnici è
enormemente superiore rispetto alle possibilità di incarico: basti pensare che
nel'95, a fronte di un numero di 10.000 consulenti, ci sono stati solo circa 6.000
incarichi; basti considerare che di questi 6.000 incarichi, molti ovviamente si
concentrano sulle competenze che più fanno comodo, che più sono richieste in sede
giudiziaria, parlo dei medici legali, parlo di periti grafici, parlo di altre
categorie sulle quali si concentrano il gran numero delle consulenze, rimangono
fuori schiere di ingegneri, di architetti, anche di medici che, praticamente, non
hanno possibilità di designazione e quindi di lavoro; creare, quindi, questa figura
professionale del consulente tecnico mi sembra un po' non utile e soprattutto non
rispondente agli interessi dei singoli. La contrapposizione che vedo nel titolo del
nostro incontro: figura professionale o missione, mi sembra una contrapposizione un
pochino troppo drastica, perché mi pare che ci può essere una figura professionale
che sia svolta con spirito di missione e non necessariamente sono due cose che si
elidono a vicenda, e forse questo è un tema che tratteremo più tardi, pertanto
cedo la parola a chi mi segue. Dott. Alessio RUSSO: Ringrazio il Dott. Sciascia che ha accolto l'invito a
parlare sull'aggiornamento professionale e ha già introdotto quello che voleva
essere poi il punto successivo della proposta di costituzione di un albo. Voglio
attenermi per il momento al primo punto, e mi sembra che si sia riconosciuto la
necessità, comunque, di corsi di aggiornamento: adesso indipendentemente da chi li
eseguirà, da chi li organizzerà, mi sembra che comunque sia quasi scontata
l'esigenza di farli. Infatti anche il Dott. Sciascia mi sembra abbia evidenziato
che nelle rispettive facoltà universitarie di perizie, in effetti, se ne parla poco,
o non se ne parla affatto. Da qui ne deriva che tutti possono avere i titoli per
iscriversi nei ruoli dei vari Tribunali, diventano a tutti gli effetti consulenti
tecnici o periti, ma non è detto che riescano a fare questa professione al meglio
perché sono preparati solo per la parte scientifica, ma direi sicuramente
impreparati per la parte di tecnica peritale, e quindi dovranno farsi le ossa
mediante l'esperienza commettendo tutti quegli errori che normalmente si commettono
quando si parte da zero. Vorrei sentire a questo proposito l'opinione del Dott.
Fabrizio Gentili. Dott. Fabrizio GENTILI: Come ho detto alla D.ssa Alimenti quando ho ricevuto
l'invito a partecipare a questa tavola rotonda, è solo da una settimana che sono
stato incaricato di curare i periti nel settore penale, quindi, appunto come ho
detto alla D.ssa Alimenti, oggi sono venuto più che altro per sentire e per
imparare. Francamente non mi sento ancora in condizione di esprimere dei giudizi
personali. Mi rendo conto che c'è un problema di professionalità per quello che
riguarda i periti, i quali molte volte si trovano in condizioni di dover definire
addirittura la causa, quando si tratti di affrontare aspetti particolarmente
tecnici, più che il giudice, è il perito che definisce il giudizio, quindi un
problema di professionalità c'è senz'altro, ci può essere un problema di
aggiornamento professionale e quindi sono d'accordo che siano istituiti dei corsi,
ma al di là di questo, francamente, non mi sento di dire nulla per oggi. Dott. Alessio RUSSO: Il Dott. Racheli, da parte del Ministero, ha qualche contributo da portare rispetto al problema?
Dott. Stefano RACHELI: Innanzi tutto la ringrazio di avermi chiamato. Vorrei poi
dire che, sebbene in rappresentanza, porto qui l'attenzione del Ministero, non ho
da riversare qui, per la verità, una posizione del Ministero, quindi tutto quello
che io dirò sarà a titolo personale. Credo che il problema dei consulenti tecnici
e periti, al di là adesso se sia una missione o queste cose qui sulle quali
bisognerebbe un momento, al di là del nome un po' ridondante, meditare la missione
è sempre un'identità di ruolo, come uno si vede, non appiattirsi sulla mera
quotidianità, quindi si potrebbe anche indagare su questa storia della missione,
ma veniamo più al concreto. Io vedrei che il vostro problema, oggi è diventato più
complicato, semmai ce ne fosse stato bisogno, perché assomma in sé e fa vedere
l'attualità di numerosi problemi che a livello delle consulenze tecniche, sono più
evidenti; e perché dico questo: sgombriamo il campo dal problema dei vili quattrini
immediati, per cui vi posso anche dire subito, così sgombriamo il campo dagli
equivoci, che il mio ufficio ha già mandato al Ministero del Tesoro per il concerto,
l'adeguamento delle tariffe, però non abbiamo detto niente perché loro sanno meglio
di me che questo adeguamento in sostanza, per quanto concesso nel massimo, rimane
pur sempre irrisorio e quindi rimane in piedi il problema della remunerazione in sé
e per sé, a prescindere dal problema dell'aggiornamento. Per venire più
specificatamente alla domanda che lei ha posto, lei sa anche che in questo momento
è in atto una rivisitazione della normativa di cui al decreto interministeriale 29
dicembre 1979, per cui con il Ministero dell'Industria stiamo rivedendo le
categorie dei ruoli degli esperti, ed anche questo è un problema di professionalità,
perché bisogna individuare queste cose. Ma tutti questi problemi, e cioè il
problema economico, il problema della rivisitazione delle categorie, cioè tutto ciò
che poneva, se mi si è consentita questa parola un po' grossa, il vecchio mondo che
sta tramontando, eppure già basterebbero ad affannarci, questi problemi secondo me
sono ben poco se guardiamo il mondo che verrà. Lei diceva prima che noi siamo i
suoi contraddittori, io direi che lei e noi abbiamo davanti questo nuovo assetto,
addirittura mondiale delle professioni intellettuali che sta sconvolgendo assetti
culturalmente radicati; cioè lei sa che loro fanno parte della conferenza per le
cosiddette professioni emergenti o professioni non regolamentate, istituita dal CNEL,
che sono tutte quelle professioni che, non essendosi potute ancora modellare sul
tipo della professione protetta, gli avvocati, gli ingegneri eccetera, stanno in un
qualche modo tentando di modellarsi su questo modello, ma a riprova, ecco perché
dicevo che i problemi diventano da seri, complicatissimi, a riprova che noi
marciamo con una velocità che fa si che la realtà ci sorpassa continuamente, tutte
queste iniziative sembrerebbero sorpassate dagli eventi perché le negoziazioni a
livello internazionale, sia in sede Unione Europea sia in sede GAT e GAZ, in sede
quindi internazionale più vasta, sembrerebbero pian piano corrodere e rendere
insignificante all'insegna di una violenta deregulation, che è sconosciuta al
nostro modo di intendere, altrove non ci sono le professioni protette, non ci è
tutto ciò che noi vediamo, il controllo e la vigilanza sugli ordini, c'è un altro
modo di intendere, soprattutto nei paesi anglosassoni che sono trainanti rispetto
a questo modello culturale; dicevo non ci sono e cercano quindi di modellare questa
nuova società, rendendo questo modello, in base ad accordi economici già attuali, e
poi vi dirò quanto sono attuali, questo nuovo modello di società e quindi anche di
professione intellettuale, diciamo così, esteso a quello che viene chiamato il
"villaggio globale", perché come loro sanno, questo fenomeno si chiama globalizzazione.
Allora, si potrebbe dire, che queste sono tutte filosofie, ma mica tanto, se è vero
come è vero che la Corte di Giustizia recentemente ha sottoposto la Repubblica
Italiana a procedura di infrazione perché il Collegio degli spedizionieri, il
Collegio Nazionale degli spedizionieri doganali ha approvato le tariffe, con ciò
ritenendosi che siano stati violati gli accordi in sede di Comunità Europea; allora,
premetto subito, così ci tranquillizziamo un pochettino, che questa storia degli
spedizionieri doganali è molto singolare e peculiare, ma quello che ci deve dire è
che delle cose che per noi sono Vangelo intoccabile, cioè che esistano i minimi
tariffari, cosa su cui siamo disposti tutti a giurare, piano piano vengono messi
quantomeno in discussione e non sta qui a me dire, perché loro lo sanno meglio di
me, che appresso a questo principio e quindi alla natura pubblicistica poi loro
vedono, ce l'hanno anche nella legge che li riguarda, contemperare la retribuzione
dei consulenti tecnici con la natura pubblicistica dell'incarico; cioè, da noi
viene sempre e continuamente nella nostra esperienza proprio culturale questa doppia
faccia del professionista intellettuale, che per un verso è un libero professionista,
ma per l'altro verso in un qualche modo è portatore di un interesse pubblico generale,
quindi il consulente tecnico, diciamo così, non è semplicemente uno che si fa i
fatti suoi, è uno i cui fatti coincidono con un interesse, tutti quanti abbiamo
interesse, scusate il bisticcio, ad una adeguata e forte professionalità e questo
vi è; allora voglio dire sintetizzando, poi magari ci ritorniamo sopra, andiamo
verso un assetto in cui la professione, l'assetto professionale come noi lo
conosciamo, viene messo profondamente in discussione. Pongo una domanda sul
tavolino, è una domanda e non è un'affermazione: inseguendo lo schema professione
protetta, rincorriamo un morto? Il mondo del futuro andrà verso quello schema?
Certo, qualsiasi organismo come il vostro si pone in modo politico, dico politico
ovviamente in senso proprio "polis", si deve porre degli obiettivi a brevissimo
termine, a medio termine ed a lungo termine, facendo anche in modo che non
contrastino uno con gli altri, come spesso capita in questo paese; mi chiedo, a
medio-lungo tempo, siamo sicuri che questo schema reggerà? E' quello il futuro? Il
modulo organizzativo del futuro dei nostri professionisti, siano essi o non siano
consulenti tecnici, diventa abbastanza secondario ai fini di questa domanda il
quesito. Secondo punto, la professionalità di cui che lei parlava; io direi che la
professionalità oggi è un modo per sopravvivere; fino ad oggi la professionalità è
stata usata spesso, non dico sempre, ma spesso come il cavallo di Troia per
ottenere la professione protetta, dicendo sono bravo, sono professionista, solo io
posso avere questo incarico, è un po' un cavallo di Troia per pretendere o una
professione protetta o una retribuzione più adeguata. Io credo che se loro si
faranno carico di esaminare un momento, con maggiore cura di quanto non si faccia,
perché noi arriviamo sempre appresso agli ultimi, questo modello che ho chiamato
della mondializzazione, questo trend economico che va addirittura scacciando le
fasce intermedie della società, vedranno che sulla base per esempio dell'analisi
che è stata fatta dal Ministero del Lavoro, chiamiamolo così degli Stati Uniti, noi
sappiamo che il nostro Paese arriva 40 anni dopo a quello che hanno fatto, si
arriva 40 anni dopo ciò che capita negli Stati Uniti; sulla base delle proiezioni
si vedrà che le professioni intellettuali vengono azzerate nelle fasce di
intermedia professionalità per essere scacciate verso il basso e verso l'alto,
quindi io credo che, al di là del problema se si debba avere una professione
protetta, al di là del problema del come la consulenza tecnica debba atteggiarsi,
debba organizzarsi sul versante ordinamentale per poter funzionare bene nel processo,
al di là di questi problemi esiste un problema di sopravvivenza che fino a ieri
forse non c'era, e che una forte professionalità in tutte le professioni è l'unica
garanzia di sopravvivenza della professione in quanto tale. Cioè, io credo che noi
ci dobbiamo scordare, non vorrei essere catastrofico, non sono di quelli che dice
il mondo sta finendo, dico organizziamoci, tenendo presente ciò che capita perché
molte cose che stanno capitando non dipendono da noi, noi possiamo però
regolamentarci su queste questioni, consultandoci, mettendo in circolo delle
informazioni, credo che sia una cosa molto importante perché spesso diversi soggetti
pubblici operano ciascuno all'insaputa dell'altro, in questo momento invece dobbiamo
essere uniti, come diceva anche il Dott. Alessio Russo prima, è una cosa molto
buona che ci confrontiamo, e quindi credo che, al di là dei vostri problemi
specifici, organizzare una forte professionalità e poi vedremo anche casomai come
sia una necessità di sopravvivenza. Dott. Alessio RUSSO: Colgo l'occasione per salutare il Senatore, Avv. Guido
Calvi che è già stato nostro ospite ed il Dott. Sebastiano Neri che è il responsabile
della Giustizia di Alleanza Nazionale. Purtroppo, sia l'On. Cento che il Senatore
Calvi che il Dott. Neri sono appena arrivati, hanno poco tempo da metterci a
disposizione. Mi ricollego un attimo a quello che ha appena finito di dire il Dott.
Racheli, per fare una domanda ad entrambi. Intanto colgo l'invito evidente da parte
sia del Dott. Sciascia che del Dott. Racheli che evidentemente ritengono che il
problema relativo alla nostra proposta della costituzione di un più o meno albo
professionale nazionale, piuttosto che sull'aggiornamento professionale. Io ho
seguito con attenzione l'intervento del Dott. Racheli, ne condivido la maggior
parte del contenuto, ma ho una perplessità, non so se è mia personale o se è
condivisa dalla maggior parte dei miei colleghi in sala. Non vorrei che la nostra
proposta fosse intesa proprio per cercare di regolamentare, alias come dire cercare
uno spazio da condividere fra poche persone. Non era certamente questa l'intenzione,
spero che non lo fosse per nessuno, neanche per chi ci seguiva. La nostra voleva
essere una proposta per riorganizzare un servizio che dal punto di vista del
cittadino, in questo momento non mi sento più un perito, mi sento un normale
cittadino che ha a che fare, come tutti i cittadini, con la giustizia. A chiunque
di noi sarà capitato, se non altro come condomino di una proprietà immobiliare,
di subire o di attivare una cosiddetta causa condominiale e di vedere poi degli
effetti devastanti, non tanto per le cifre che circolano ma per i risultati, e per
come si ottengono. Quello che volevo dire, non vorrei che ci fosse però nella
risposta che lei ci ha dato e che ci sentiamo dare molto spesso, quello cioè di
essere forse rimasti un po indietro come richiesta perché anzi all'estero si va nella
soluzione quasi dell'abolizione degli ordini professionali, o comunque un qualcosa
che va in quella direzione, come lo stopparci da una parte senza darci però
un'alternativa. Spero di non sbagliare. Volevo comunque arrivare al punto di
lasciare nell'immobilità il presente, dove comunque degli stop, anche se non sono,
dal punto di vista del perito e del consulente tecnico, messi da un ordine
professionale, sono messi comunque da tutta una procedura, per esempio per
l'accesso di consulenti tecnici e periti nella parte merceologica, il fatto che
debbano passare necessariamente dalle Camere di Commercio e via dicendo. Questi
passaggi assomigliano molto a quello che comunque di negativo ci può essere in un
ordine professionale, senza parlare della parte ovviamente positiva. Io vorrei
sentire al riguardo l'opinione sia dell'On. Cento che del Sen. Calvi. Passo la
parola all'On. Cento. On. Avv. Pier Paolo CENTO: Innanzi tutto vi ringrazio per l'invito e mi
scuso se dovrò tra qualche minuto lasciarvi per impegni che avevo già preso, ma
sarà poi mio compito, ho già preso anche accordi con gli organizzatori della tavola
rotonda di oggi, avere le conclusioni della discussione, perché come membro di
fresca nomina della Commissione Giustizia della Camera, poi l'obiettivo quando si
partecipa a questi incontri è quello di capire quali sono i possibili interventi e
gli strumenti legislativi che consentono l'avvio a soluzione di problemi posti,
fatto salvo il confronto e quindi anche la necessità di approfondimento. Io concordo
con l'impostazione che veniva data prima dal rappresentante del Ministero che, pur
parlando a titolo personale, ha dato un'impostazione che credo, mi auguro, sia un
po' il punto di riferimento su queste tematiche da parte dell'attività del Ministero,
laddove si prospetta un futuro fatto da meno organismi professionali, collegi,
ordine, mi auguro non solo di fronte alle nuove richieste, ma anche rispetto ai
Consigli dell'Ordine, ai vari collegi che già esistono, di categorie ben protette
e che sono soggetti forti oggi nell'apparato del funzionamento della giustizia,
penso al Consiglio dell'Ordine degli avvocati, tanto per parlare di casa propria e
di come l'accesso a quel Consiglio dell'Ordine è tutt'altro che regolamentazione da
libero mercato, ma quindi io credo che l'indicazione che veniva data è
un'indicazione giusta. Noi andiamo verso un futuro in cui il ruolo dei consigli
ed il ruolo delle categorie professionali organizzate, non può essere visto come
pura protezione dal libero mercato dal libero confronto, anche nel campo degli
operatori della giustizia io credo che l'introduzione di concetti di libera
concorrenza sia cosa che fa bene al funzionamento della giustizia, migliora la
qualità ed in qualche modo garantisce il cittadino che poi è l'utente, e quindi il
soggetto destinatario del bene giustizia. Dentro a questo contesto, io credo che
però esista la possibilità, io credo che in questo modo vada calibrata la proposta
di un albo nazionale dei periti e dei consulenti tecnici, di una struttura leggera
che dia riferimenti certi agli operatori del diritto, ai tribunali ed al cittadino
utente della giustizia; l'albo nazionale con criteri estremamente chiari e semplici
di iscrizione, e con criteri invece molto efficaci sul controllo su come viene
svolta l'attività, perché noi sappiamo quanto poi il problema del funzionamento
anche delle perizie sia spesso un problema di qualità e come incidono poi e nei
tempi, di quanto dura ad esempio un processo civile e della soluzione che viene
data. Io credo che dentro a questo parametro che è quello di una struttura leggera,
dall'accesso facile nel senso con chiari requisiti tecnici e professionali, si
accede se c'è l'istituzione di un corso parauniversitario in qualche modo c'è una
facilitazione in questa direzione, c'è la necessità di un aggiornamento
professionale da parte di coloro che s'iscrivono all'albo e che hanno i requisiti
per iscriversi all'albo, poi grande capacità di autogoverno e di auto selezione una
volta che si è iscritti, nel senso che chi non ottempera ad alcuni riferimenti e
deontologici e di tempi e modalità di esercizio della propria attività, su questo
invece l'albo deve avere una propria capacità di intervento molto mirata perché ne
andrebbe della qualità del servizio stesso. Io credo che su questa strada, che
tiene presente una prospettiva futura, ma in qualche modo regolamenta un qualcosa
che c'è, si inserisce positivamente la risposta alla professionalità, non possiamo
non porci il problema della qualità professionale di chi svolge attività di perizia
presso i tribunali; è un problema essenziale perché oggi è un problema che incide
sull'esito di un procedimento, sia esso civile e sia esso penale, e quindi oserei
dire se in qualche modo si va, come sembra annunciare il Ministro Flick, a una
sorta di cultura giuridica di base da parte dei diversi operatori del diritto,
siano essi magistrati o avvocati, beh, probabilmente in una sorta di scuola, al di
là da venire, della formazione giuridica del nostro Paese e degli operatori
giuridici, anche i periti dovrebbero essere uno dei soggetti di questa scuola,
perché ci consente di creare una delle tre gambe, perché questo credo è quello di
cui stiamo parlando, nel rendere la giustizia certa, rapida ed efficace nei suoi
provvedimenti. Il secondo aspetto, anche se probabilmente lo affronterete dopo con
maggiore calma, che però credo sia utile affrontare, è quello si di un adeguamento
economico, perché spesso la qualità, la professionalità, fanno poi i conti anche
con gli strumenti materiali della propria crescita, ma io credo anche
nell'introduzione di una cosa sulla quale ad esempio fino ad oggi, forse certamente
non per colpa loro, ma consulenti tecnici e periti sono rimasti al di fuori, anche
perché non l'hanno applicata neanche coloro che ne erano stati i principali
destinatari, che è quello di come anche in questo settore si abbassano i costi
della giustizia per le categorie meno abbienti, esiste, e lo metto come punto di
riferimento interrogativo, una sorta di gratuito patrocinio, di gratuito accesso
alla consulenza da parte del cittadino meno abbiente, come riusciamo a conciliare,
mentre da una parte facciamo pagare la giustizia, e quindi adeguiamo anche i
compensi per coloro che svolgono questa attività in maniera dignitosa per
l'attività stessa che svolgono, come nello stesso tempo noi, invece, riusciamo a
garantire per categorie meno abbienti, che sono quelli che rientrano come
riferimento legislativo al gratuito patrocinio per gli avvocati, come li facciamo
rientrare anche a questo, per far si che ci sia un accesso ad una giustizia
economicamente possibile a secondo delle diverse condizioni sociali. Credo che sono
due aspetti per non affrontare la questione economica solo come la solita, tra
virgolette, per quanto io credo dignitosa, richiesta di un aumento di compenso. Il
terzo punto è come si riorganizza l'attività dei consulenti e dei periti in campo
penale, perché noi spesso siamo abituati ad affrontare questa vicenda in termine di
processo civile, il nuovo codice di procedura penale invece dà grande importanza a
questa istituzione, anche in termini di processo penale. Io credo che su questo,
forse sarebbe bene aprire una sottosessione della tavola rotonda di oggi, non è
argomento risolvibile in poche battute, non ne ho certo io la competenza al momento
per indicare alcune soluzioni, però mi rendo conto, da parziale operatore del
diritto che posso essere nella vita privata e da queste poche settimane di attività
nella Commissione Giustizia della Camera, come noi su questo scontiamo un ritardo
che è un ritardo di mentalità, un ritardo di organizzazione su cui anche la vostra
categoria, anche il vostro contributo credo che è un contributo che è fondamentale
se vogliamo riequilibrare anche un sistema penale, così come erano le indicazioni
del nuovo codice. Io mi auguro che dalla tavola rotonda di oggi escano alcune
indicazioni, si possono determinare magari facendovi voi stessi, come promotori
della tavola rotonda, magari in un secondo incontro più tecnico, più ristretto
sull'elaborazione anche di un testo che raccolga l'esigenza di guardare al futuro,
ma di dare alcune certezze ed alcune forme di strutturazione leggera per l'oggi
alla vostra attività. Io credo che se riusciremo a fare, essendo questo uno dei
campi dove fortunatamente, ma io credo che tutta la questione giustizia sia un po'
al di fuori di quelle che sono le polemiche quotidiane ed il confronto quotidiano
tra le parti politiche, in quanto bene comune le diverse parti hanno la necessità
di trovare anche sintesi comune nella soluzione dei problemi, io credo che questa
tavola rotonda può costituire, nelle sue conclusioni, la base di un lavoro che
approdi anche alla presentazione di un disegno di legge, di cui i Verdi ovviamente
danno, già da adesso la propria disponibilità al confronto nel merito ed a
sollecitarne, una volta definiti i parametri, anche un iter legislativo rapido
nelle commissioni competenti. Dott. Stefano RACHELI: Non volevo ne mettere uno stop alla loro categoria,
ne affermare che va tutto bene come va. Va malissimo come va. Volevo collocare il
problema nel suo contesto attuale, che non è il contesto nel quale siamo stati
abituati a ragionare; come diceva il mafioso al mio collega che lo interrogava
"non ci dissi che è giusto, ci dissi che è accussà", cioè voglio dire lasciamo
stare se ci piace o no, c'è un problema serio internazionale che noi tocchiamo con
mano, che ha sconvolto i nostri assetti professionali. Vi faccio degli esempi
rapidi, il riconoscimento dei titoli stranieri; la situazione allucinante dei
diplomati per cui i diplomati all'estero possono essere iscritti nei nostri ordini
professionali addirittura come ingegneri, per esempio quando i nostri diplomati
ancora non hanno avuto uno sbocco ordinamentale, per cui non possono fare i
diplomati qui; il terzo esempio che mi viene in mente a braccio, le società tra
professionisti. Tutto questo non parava assolutamente a dire quindi va tutto bene
com'è, voleva dire esattamente il contrario, voleva dire semmai noi oggi, per un
discorso di affidabilità, per un discorso se volete anche etico, per una maggiore
affidabilità dell'apparato giustizia, adesso ci metto dentro tutti, non solamente i
giudici, quindi a maggior ragione i consulenti che sono, come loro sanno, i
collaboratori, i principali collaboratori del giudice, se questo era vero prima a
maggior ragione dobbiamo trovare degli interventi rapidi oggi perché un livello di
professionalità è tutela del posto di lavoro, aggiungendo stiamo però attenti perché
non necessariamente nel fare questi cambiamenti dobbiamo imboccare la strada della
professione protetta perché potrebbe essere uno schema che è stato abbandonato nel
villaggio globale. Scusi se mi sono insinuato per la seconda volta. Dott. Alessio RUSSO: Sentiamo adesso il parere dell'On. Sebastiano Neri. On. Sebastiano NERI: Il tema del convegno e tutta la tematica che si sviluppa
attorno a queste proposizioni, credo abbiamo avuto un'accelerazione improvvisa nel
momento in cui è stato adottato il nuovo Codice di Procedura Penale, non perché
avesse un'incidenza specifica o maggiore di altre vicende, ma perché in quel
momento, nel momento cioè in cui si è sottolineata, anche per la scelta del
legislatore che con il codice ha voluto una posizione di terzietà del giudice, si è
posta di riflesso tutta una normativa, tutta una problematica che riguardava i
collaboratori del giudice, tra essi in primissimo piano i periti ed i consulenti
tecnici. Ricordo in quegli anni, si parla degli anni a cavallo del 1989, numerosi
convegni, alcuni in particolare stimolati dai medici legali che erano forse quelli
più sensibili alla nuova disciplina in materia processualistica penale, dove
chiaramente il medico legale trova campo di applicazione privilegiato rispetto,
per esempio, alla materia civile dove si cominciò a parlare di organizzazione di
veri e propri uffici, non solo di albi professionali specifici dei periti giudiziari,
ma di veri e propri uffici sulla scorta di quelli che potevano essere gli uffici
del Coroner di esperienza americana ed anglosassone; cioè, si cominciò a porre una
problematica che fino ad un certo punto è stata sviluppata e che ancora oggi,
stante anche l'interesse suscitato da questo convegno, dimostra di essere valida,
attorno alla terzietà non solo del giudice rispetto alle parti del processo ma anche
dei collaboratori del giudice, introducendo, forse per la prima volta e comunque
in modo originale, delle tematiche dove la scelta fiduciaria che veniva poc'anzi
rimarcata, al di fronte del disordine attuale "io giudice scelgo chi mi pare a
collaborarmi purché abbia i requisiti tecnici sufficienti", si poneva invece il
problema della costituzione di organismi terzi ai quali poi l'ufficio giudiziario
poteva attingere e dei quali poteva usufruire in assoluta serenità perché i
problemi di rotazione, di equilibrata distribuzione degli incarichi, tutto quello
che sostanzialmente poi viene nel calderone di queste discussioni, trovava
soluzioni in quella che era l'organizzazione stessa di queste sorte di organismi.
Io credo che anche in materia di giustizia, di ordinamento procedurale noi siamo in
una fase di transizione, un po' come avviene in materia politica ed in materia
economica e sociale in questo momento in Italia. Cioè, noi siamo nella fase nella
quale gli uffici giudiziari, tutto quello che attorno agli uffici giudiziari ruota,
non è più come era stato concepito nell'immediato dopo guerra con un assetto che
poi ha funzionato sostanzialmente e funziona fino ad oggi sul piano formale, ma ha
dato buona prova di se fino a qualche decennio fa perché da qualche decennio a
questa parte i problemi sono veramente tanti e grossi, e non siamo però ancora
nella nuova situazione, tanto è che, messo mano alla riforma del Codice di
procedura penale e messa mano a quella novellazione del Codice di procedura civile,
oggi l'attenzione del legislatore e del Governo si accentra più che altro alle
riforme di ordinamento e non più di procedura, ci si è resi conto, cioè, che noi
possiamo usare il carburante che vogliamo, ma se il motore è quello di una 500
montato su una carrozzeria di un autotreno poi la macchina non va e
conseguentemente non è un problema di carburante ma è un problema di strutture. In
questo contesto le attenzioni oggi si stanno incentrando, per esempio, su quella
che è la figura del giudice unico monocratico di primo grado, cosa questa che
dovrebbe consentire, da un lato un decentramento, dall'altro lato un recupero di
magistrati proprio in termini numerici, da poter destinare ad altri uffici che
viceversa oggi manifestano una loro carenza. In questo contesto noi non abbiamo la
ricetta magica, io oggi non sono, ve lo dico con grande onestà perché queste sono
tematiche che si stanno sviluppando in questo momento, non sono in condizione di
dirvi se siamo assolutamente favorevoli o assolutamente contrari a questa
formazione di organismi che riguardano i consulenti tecnici. Certamente se la
costituzione dell'albo nazionale, cioè se il riconoscimento di una specificazione
all'interno delle professionalità che ciascuno porta nell'espletamento della sua
attività può servire a migliorare il tenore tecnico ed a dare maggiori garanzie di
preparazione, di competenza e di omogeneità, allora questa può essere una strada
percorribile, perché serve alla giustizia, cioè serve a migliorare il risultato
qualitativo della giustizia. Perché tutto questo dovrebbe consentirci di non vedere,
come è capitato nella mia esperienza di magistrato, più di una volta, di vedere per
esempio perizie di professionisti esercitanti la stessa professione, assolutamente
in contrasto una con l'altra per chiedere due lune, o uno dei due era assolutamente
ignorante, o uno dei due era assolutamente in mala fede, perché possono esserci
divergenze di vedute, ma ad arrivare a risultati radicalmente in contrapposizione
evidentemente è un discorso che non si giustifica, allora se noi riusciamo
attraverso questa strada a migliorare il livello della prestazione in termini di
servizio alla giustizia, è una strada che va percorsa. Questo però come si concilia
con quelle che sono le tendenze di "deregulation" che oggi riguardano? Noi andiamo
un poco in tutti i settori ad una progressiva accentuazione dell'atteggiamento di
abolizione degli ambiti riservati dagli albi; in materia sanitaria, per esempio,
noi abbiamo palesi invasioni di campo, se vogliamo guardare diverse professioni,
penso a quelle del biologo e del medico dove spesso ci sono sovrapposizioni e non
ha più senso di parlare di attività professionale riservata e tutelata dalla
esistenza dell'albo, perché non si capisce più quale sia la competenza dell'uno e
la competenza dell'altro in alcune materie dove entrambi hanno competenze e
professionalità sufficienti per operare. In questo caso, istituire un ulteriore
albo che sarebbe una specificazione di quelli professionali già esistenti, come
giocherebbe? Se l'accesso a quell'albo è un accesso preceduto da una selezione
meritocratica, termine credo che da qualche anno non si usi più, fortunatamente
oggi si ricomincia ad usare, qualche anno fa sembrava quasi un'offesa alla persona
doversi esprimere in questi termini, e allora certamente questo porterebbe un
miglioramento della qualità e, pur andando contro tendenza rispetto a questa
"deregulation" potrebbe rappresentare una strada per dare maggiori garanzie, ma nel
momento in cui, se posso usare un'espressione che non mi piace ma che rende l'idea,
chiediamo al professionista giudiziario più professionalità dell'analogo
professionista che non opera in campo giudiziario; possiamo ancora accettare che
ci siano elementi di retribuzione da considerare che sono addirittura lontani anni
luce da quelli che sono in alcuni settori le tariffe professionali. Io ricordo
nella mia attività di magistrato del lavoro di aver avuto grosse difficoltà nel
liquidare a commercialisti l'ammontare di perizie svolte, che rispetto alle tariffe
professionali rappresentavano si e no il 10%, cioè bisognava trovare non una
persona di cui fidarsi, ma una persona che fosse anche amica sul piano personale
che ti facesse la cortesia di venirti a fare la perizia, perché nelle perizie
"bagadellari" il compenso poteva anche valere la candela perché lo sforzo era
minimo ed il compenso era perfettamente adeguato, ma mi sono trovato di fronte a
perizie di grande complessità che non consentivano, pur applicando tutte le
maggiorazioni previste dal sistema di liquidazione, di raggiungere livelli minimi
di dignità che bisognava riconoscere al professionista che aveva svolto quel
lavoro. Allora è chiaro che qui non è solo un problema di soldi o di status, qua è
un problema che va inquadrato nella più complessiva riforma del sistema giustizia,
del sistema giudiziario in Italia. Io credo che a questo punto, se va avanti, come
credo inevitabilmente che andrà avanti questa tendenza alla "deregulation" rispetto
a quelli che sono gli albi professionali, probabilmente l'istituzione di un albo
dei periti giudiziari non rappresenterebbe una specificazione ulteriore rispetto
agli albi professionali, ma potrebbe rappresentare una scelta professionale che però
andrebbe normativamente collegata a quello che è il funzionamento degli uffici
giudiziari, cioè questo tipo di approccio è un approccio che ha davanti a se la
prospettiva di una riforma organica, perché se noi continuiamo a vedere il problema
del nuovo assetto giudiziario in Italia come un problema settorializzato, quindi
risolvendo un problema alla volta, probabilmente non riusciremo mai ad avere un
sistema che funzioni in modo armonico ed, insieme ai periti giudiziari che
continueranno a lamentare la situazione di disagio attuale, avremo ancora uffici
giudiziari che anche per altri aspetti non riusciranno a dare risposta ai cittadini.
Questo è il senso dell'impegno e lo sforzo di elaborazione che noi stiamo
cominciando a fare. Vi ringrazio dell'occasione di questo convegno per averci dato
la possibilità di portare il nostro pensiero, ma soprattutto la nostra
disponibilità, certamente nel momento in cui partiremo, credo in autunno, con la
nostra consulta della giustizia che si occuperà della riforma complessiva ed anche
di questi problemi, chiederemo l'intervento anche dei periti per sentire quali sono
gli interventi normativi che possono essere portato in un quadro di riforma
complessiva, ma il risultato ultimo deve essere quello di un sistema giudiziario
che funzioni, che sia accessibile al cittadino, che in questo senso, quindi,
preveda un assetto normativo che da un lato garantisca la terzietà, la preparazione,
l'omogeneità della prestazione professionale del perito, e dall'altro lato
garantisca l'accesso non soltanto all'ufficio pubblico, ma anche, quando è
necessario, alla parte che se ne vuole avvalere, affinché anche la parte non abbia
la perizia di comodo che le dice sempre che ha ragione anche se ha torto marcio, ma
abbia una perizia per qualità, provenienza e competenza paragonabile a quella che è
confluita nel processo per iniziativa del giudice. Dott. Alessio RUSSO: Ringraziamo per il suo intervento l'On. Neri e adesso
debbo ringraziare per la sua presenza il Sen. Guido Calvi, che tra l'altro, ripeto,
ha già presenziato al nostro primo seminario di tecnica peritale che abbiamo tenuto
a gennaio dove tra l'altro debbo sottolineare un suo intervento riguardo, diciamo ad
un'ammissione di colpa, non certamente personale, ma riguardo la sua categoria di
avvocato. Quella che molto spesso gli avvocati dimenticano di nominare periti o
consulenti tecnici di parte. Sen. Avv. Guido CALVI: Innanzi tutto debbo ringraziarvi per avermi di nuovo
invitato, e questo è per me motivo di grande soddisfazione e debbo anche dire che
il fatto di essere ancora invitato come operatore di giustizia mi rende e mi
gratifica ancora di più perché, al di là di quella che può essere l'esperienza poi
di carattere politico-parlamentare, certamente il rapporto che si instaura con le
istituzioni e soprattutto con voi è quella che ci lega quotidianamente alle
difficoltà del processo, dell'udienza, della formazione della prova, e quindi io
voglio essere qui ancora una volta con voi come operatore della giustizia e non già
come parlamentare. Purtroppo l'On. Folena non è potuto intervenire e mi ha pregato
di portarvi il suo saluto, perché era impegnato in un altro convegno del quale non
ha potuto fare a meno e non ha potuto allontanarsi dall'altro convegno. Ma detto
questo, io riprendo la mia veste di avvocato e di giurista e torno ancora una volta
a riflettere su quelli che sono i problemi della vostra categoria, ma soprattutto
ancora una volta, ripeto, quelli che sono i problemi nostri quotidiani, di avvocati,
di magistrati e di periti, perché credo che il problema non possa essere visto
soltanto come un momento specifico della vostra categoria, che certamente ha
problemi straordinariamente seri dal punto di vista dell'organizzazione, della
selezione, della formazione di un albo che mi sembra sempre più indispensabile al
fine di evitare quel clima, ormai di anarchia, che via via e sempre più continua a
regnare nel nostro mondo ed invece di trovare delle linee di condotta tali per cui
la vostra professionalità, il vostro rigore, i vostri meriti trovino poi riscontro
sul piano professionale e naturalmente anche sul piano economico, pari a quelle che
certamente meritate. Ora, detto questo, a me sembra, e voglio ribadirlo ancora una
volta con forza, che al di là di quelli che sono i problemi di carattere
organizzativo che riguardano la professione, ma che certamente voi meglio di
ciascun altro conoscete ed è difficile dare un contributo su questo terreno, a me
sembra che il problema che potremmo definire della crisi della perizia, non è
soltanto un problema di carenza di albo o di selezione; se così fosse si potrebbe
porre rapidamente mano a questa riforma, in realtà la crisi che investe il mondo
dei periti, così come quella che investe il mondo degli avvocati, o se volete
investe anche il mondo della magistratura, è una crisi a mio avviso più complessa,
più radicata, più profonda. Voi non siete un mondo estraneo al processo, voi siete
una parte sostanziale, legata in modo indissolubile alla formazione del
convincimento del giudice, al momento della formazione della prova voi siete un
momento essenziale e come tale non potete sfuggire al problema che investe in
questo momento il nostro processo, e penso soprattutto al processo penale. Il vero
problema serio che investe il nostro processo è, appunto, quello della formazione
della prova, è un momento difficile da valutare perché le cause che hanno
determinato uno spostamento, o meglio ancora un arretramento della formazione della
prova rispetto a quella che era l'ipotesi formulata dal nuovo codice di procedura
penale, sono state determinate da eventi straordinari. Voi sapete benissimo che
soprattutto di fronte all'emergenza della criminalità mafiosa si è dovuto
intervenire attraverso una serie di interventi normativi che hanno fatto si che il
momento della formazione della prova retroagisse, tornasse indietro rispetto al
momento dibattimentale, e secondo me questa considerazione ha inciso fortemente
anche della vostra, come dire, capacità di essere soggetti inseriti in modo
decisivo all'interno del processo; che cosa prevedeva in fondo il nostro codice?
Prevedeva che, poiché la prova si forma in dibattimento, poiché vi è una
sostanziale parità di rapporti tra accusa e difesa, ecco che si configurava e si
cominciava in qualche modo a configurare un processo accusatorio nel quale le parti,
avvocati e pubblici ministeri, si presentavano davanti al giudice terzo con i loro
consulenti, questo era il nuovo processo, e certamente in questa configurazione
nuova, certamente il ruolo del consulente, del perito, era decisivo. Io non trovo
assolutamente stravagante, come poco fa sentivo, il fatto che ci possano essere
perizie contrapposte, anzi, tutt'altro, mi sembra che sia assolutamente fisiologico,
è assolutamente naturale che vi siano perizie contrapposte, beh..., se vi fosse,
come dire, la necessità di trovare soltanto una verità, il problema del processo
sarebbe risolto, in realtà no, in realtà è che di fronte al giudizio su una
condotta o su un evento ci possano essere interpretazioni, letture contrapposte,
diverse e che sono ambedue portatrici di momenti di verità e la cui contrapposizione
serve ed è indispensabile perché il giudice terzo si formi un'opinione di verità,
questo in fondo era il nuovo processo, e questo non è stato, bisogna dire che su di
voi è ricaduta pesantemente la crisi del processo, la crisi del processo penale,
ripeto, non è che ci è stata una volontà perversa che ha fatto si che il processo
si incrinasse perché vi era una classe politica che voleva ritornare ad una sorta
di processo inquisitorio, c'è stata una necessità dettata dall'emergenza. Io
ritengo e l'ho ripetuto sempre, e lo ripeto anche oggi che sono in Parlamento, che
la cultura dell'emergenza è una cultura che deve assolutamente terminare, dobbiamo
non solo tornare alla normalità, dobbiamo far si che ogni qualvolta si presenti
un'emergenza siamo sempre temporalmente circoscritte, il nostro sistema processuale
dovrà rispondere alle varie evenienze con gli strumenti più adeguati, ma senza che
l'assetto complessivo del processo debba essere stravolto. A me ha fatto sempre
impressione il fatto che negli Stati Uniti, ad esempio il processo della cosiddetta
"Pizza connection", che era il versante americano del grande maxi processo che si
svolgeva in Italia, era un processo dove si aveva la presenza di una diecina di
soggetti e che si risolveva in un meccanismo processuale e si svolgeva in poche
battute ed in tempo assai ristretto, ma questo perché? Perché, per esempio,
funzionano in modo pieno i cosiddetti riti alternativi, funzionano altre forme di
intervento processuale e da noi, purtroppo, così non è stato e, anzi, ancora una
volta la situazione di emergenza ha determinato uno sviamento nella ontologia
stessa del nostro processo, per cui si è ritornati in qualche modo ad un sistema
che è oggettivamente inquisitorio, anzi a mio avviso si è tornati ad un sistema per
cui come il vecchio Codice Rocco, modificato attraverso le interpretazioni sempre
più aperte che la Magistratura dava, rappresenta oggi un passo in avanti rispetto
all'attuale situazione, oggi la prova si forma ancora una volta all'interno di una
stanza, magari del Pubblico Ministero, dopodiché si arriva al dibattimento, e quella
prova è assolutamente intoccabile, intangibile, anzi spesso e volentieri quella
prova che è determinata dalla dichiarazione di un chiamante in correità, magari
coimputato, il quale in virtù dell'art. 210 non verrà neppure a deporre, non sarà
neppure contro interrogato, il processo si cristallizza in quel momento e finisce;
ed ecco che a questo punto sono cancellate tutte le forme di contrapposizione
dialettica tra accusa e difesa, e nella quale i consulenti erano decisivi, oggi il
processo non funziona e soprattutto ha cancellato quelli che erano i momenti più
vivi della formazione della prova e quindi della presenza di un consulente accanto
al difensore. Questo era il miraggio in fondo che il prof. Pisapia aveva delineato
nella riforma del Codice, vedere un processo nel quale l'accusa e la difesa, con
accanto ciascuno i propri testimoni e ciascuno i propri consulenti, si confrontavano
davanti ad un giudice terzo. La storia del nostro Paese negli ultimi 20 o 30 anni è
stata un sequenza di emergenza, spesso ce ne dimentichiamo, non abbiamo la
consapevolezza e la memoria storica di quello che è accaduto nel nostro Paese dal
'69 ad oggi; ogni tanto, nel momento in cui ripercorriamo brevemente tutta l'emergenza,
ci accorgiamo che siamo stati travolti da eventi, ciascuno dei quali, uno soltanto
di essi avrebbe travolto la democrazia in qualsiasi paese di tradizioni democratiche
più forti e più solide del nostro, il nostro Paese ha resistito ed ha resistito
mantenendo un livello di legalità molto alto e una struttura democratica sicuramente
certa. Ma come fare a dimenticare che questo è un Paese che ha visto dal '69 ad oggi
stragi terribili, sanguinose, addirittura vi sono stati anni, come il 1974 in cui
vi sono stati due eventi, come la strage di Brescia, come la strage dell'Italicus,
che hanno insanguinato il Paese e devastato le coscienze civili del nostro Paese, e
come dimenticare la storia del terrorismo nell'arco di quei 10 anni terribili,
culminati con il sequestro della scorta e poi l'omicidio dell'On. Moro, e come
dimenticare quella che poi è stata l'ulteriore emergenza, quella della criminalità
mafiosa, della criminalità camorrista e delle altre organizzazioni criminose, come
dimenticare poi l'emergenza che si è determinata con tangentopoli, cioè con la
criminalità economica e politica. Siamo passati da un momento storico all'altro
attraverso una serie di emergenze e ciascuna di esse ha determinato un'alterazione
dell'interno del processo; il processo ha subito questi contraccolpi, contraccolpi
che tutto sommato hanno consentito, e qui bisogna dare merito, grande merito alla
Magistratura innanzi tutto del nostro Paese, che con gli strumenti normativi che
aveva e con le strutture organizzative che aveva, ha saputo in qualche modo
impegnarsi e resistere a tutte queste emergenze, ma detto questo la responsabilità
della classe politica è proprio nel fatto che ha saputo si affrontare l'emergenza,
ma che non ha mai saputo formare una cultura giuridica della normalità, anzi,
addirittura si è formata una cultura dell'emergenza che è diventata stabile. E
allora mi sembra che proprio la parte più debole del processo che siete voi, che
sono i periti, sono quelli che hanno pagato più duramente, certamente accanto a voi
c'è il ceto degli avvocati, c'è la classe degli avvocati che ha pagato altrettanto
duramente, si fa per dire, gli avvocati è sempre bene che paghino rispetto a quello
che non hanno pagato dal punto di vista economico e finanziario, ma certamente i
periti hanno avuto, hanno pagato un grande prezzo alla crisi del processo ed alla
cultura dell'emergenza, proprio perché l'assenza di una contrapposizione di parti
ha fatto scomparire la loro presenza all'interno del processo, di qui i problemi che
nascono dal fatto che il perito è alla mercé dell'avvocato, del magistrato che lo
convoca in virtù, non tanto delle sue capacità professionali, naturalmente anche in
virtù di questo, perché io quando debbo nominare un perito, ovviamente, non nomino
uno a caso, scelto il mio perito, scelgo la persona della quale ho fiducia, il cui
rigore professionale è stato già sperimentato, ma spesso questo non avviene sempre
per i magistrati, i quali si trovano a dover nominare spesso periti sulla base di
una lista che viene a loro sottoposta, e non sono spesso in grado di valutare
preventivamente la capacità professionale. Questo ovviamente avviene nei processi
quotidiani, ma non nei processi più importanti dove certamente il perito spesso è
la pietra angolare su cui si forma la prova. Quante volte, nei processi più
importanti del nostro Paese, la perizia balistica, tanto per ricordare un settore
del vostro lavoro, è il momento decisivo della formazione della prova nel processo,
quindi del processo, in quel momento il processo si compie e si esaurisce, quindi
la crisi che complessivamente grava sul processo ha fatto pagare a voi tutti un
prezzo straordinariamente alto e, bisogna porre mano, io non credo che a questo
punto il problema sia semplicemente quello di riorganizzare il vostro sistema
professionale, certamente questo è un problema ordinamentale fondamentale, non vi è
dubbio che bisogna arrivare alla formazione di un'organizzazione che selezioni e
organizzi l'attività dei vari settori in cui i periti debbono intervenire; però,
consentitemi di dirlo con molta schiettezza, fino a quando il processo manterrà le
attuali connotazioni, il problema della crisi della perizia non si risolverà perché
vedete, la perizia, come dicevo prima, il consulente è un soggetto integrato
nell'attività del difensore o dell'inquirente, è un momento essenziale della
formazione delle linee tendenziali che all'interno del processo, prima o dopo,
andranno verso una divergenza, per cui si presenteranno al giudice terzo attraverso
i loro strumenti di conoscenza del fatto che sono le perizie. In questa chiave a
questo punto il perito diventa veramente il soggetto che determina, magari in modo
meno visibile, ma che certamente è il sostrato più autentico della linea difensiva,
per esempio perché è il momento di formazione della linea e della prova che il
difensore dovrà portare. Quando si dice che la perizia deve essere necessariamente
un dato scientifico nel quale la verità non può essere che una, evidentemente si ha
una scarsa dimestichezza proprio con la scientificità della perizia. Penso, per
esempio, ad una perizia grafica che proprio per la scientificità e la difficoltà di
individuare elementi di convergenza, può certamente dare origine a diverse discrepanti
interpretazioni di quel dato, ma questo è il processo. Il processo è una contrapposizione
di tesi, ma pensavo ancora di più per esempio, al problema del DNA, molti di voi
sapranno che allorquando negli Stati Uniti si faceva il prelievo e poi l'analisi
del DNA che sembrava la prova decisiva, ci si trovava sempre di fronte ad opinioni
contrapposte, fino a quando si è scoperto che a seconda della metodologia che si
usava si giungeva a conclusioni differenti, fino a quando è dovuta intervenire la
Commissione senatoriale, guidata poi dal Sen. Kennedy e la Commissione Kennedy ha
stabilito che quel metodo, quel criterio era l'unico valido, quindi si è dovuto
stabilire non con criteri scientifici, ma con criteri normativi e giuridici quale
fosse il criterio di ricerca del DNA, tale per cui è con quel criterio e con quella
metodologia che tutti dovevano confrontarsi. Questo sta a significare che il vostro
lavoro non è soltanto, come dire, la conta delle piastrine per stabilire quale sia
la natura di quella macchia che può apparire una macchia di sangue, è qualcosa di
molto più complesso, di molto più difficile, ma quell'attività è un'attività, lo
ripeto ancora una volta, che è decisiva per la formazione delle linee degli
inquirenti o del difensore, quindi è il momento decisivo nella formazione della
prova nel processo penale, ed è lì che bisogna intervenire, bisogna far si che il
processo sia riportato a quella che era la sua naturale conformazione, e cioè che il
processo sia un luogo dove la prova si forma in dibattimento, di fronte alla parità
tra i soggetti, soltanto in quel momento voi sarete rimessi immediatamente in quello
scenario nel quale dovete essere naturalmente protagonisti, altrimenti ritornerete
ad essere sempre quei supporti occulti e opinabili del P.M. e, guarda caso, giammai
dell'avvocato, proprio perché la debolezza dell'avvocato spesso fa si che la prova
si sia già formata ed essendo così difficile rovesciarla, si abbandona talvolta
l'uso che invece della perizia deve essere fatto e quindi, a questo punto, vi è un
ulteriore deflusso della vostra presenza nel processo. Io credo che su questo
bisogna lavorare, io rimetterei a voi, alla categoria dei periti stabilire come
autoregolarvi, perché non credo che il Parlamento possa decidere come regolare una
categoria così variegata e complessa quale è la vostra, a meno che non vi sia una
presenza forte, una partecipazione forte vostra alla formazione della proposta
normativa. Io non credo che vi sia un conflitto tra professionalità e libertà di
mercato, io non credo che la libertà di mercato sia assenza di regola, anzi il
contrario, occorrono regole, occorre che il Parlamento vari quelle norme, ma quelle
norme che debbono essere in qualche modo suggerite da voi stessi, trovare un modo
per cui il vostro lavoro sia organizzato in modo per un verso decoroso e per l'altro
verso efficace, ma soprattutto se non si farà in modo che questo vostro impegno,
questa vostra attività trovi, ritrovi meglio ancora una collocazione decisiva
all'interno del processo. Io credo che qualsiasi organizzazione voi vogliate dare
al vostro sistema professionale, certamente sarà un momento importante ma non sarà
un momento decisivo per uscire dalla crisi in cui noi tutti siamo, in cui è tornato
ormai ad essere il processo, un momento di crisi dalla quale sicuramente dobbiamo
uscire e la via principale per uscire è quella di tornare ad un sistema accusatorio,
in cui la prova si formi nella contrapposizione tra le parti, per cui accanto a
ciascuna delle parti di accusa o di difesa ci sia accanto la presenza di un consulente
che rappresenta uno dei momenti fondanti, appunto l'indirizzo scelto dal difensore
o dal P.M.. Questo è l'augurio che io faccio a me stesso come cittadino, non soltanto
a voi o a me come avvocato, e l'impegno che in qualche modo io cercherò di dare della
Commissione Giustizia del Senato è proprio questo. Concludo ricordando che appena
la settimana scorsa è venuto il Ministro di Grazia e Giustizia, che è un uomo che
voi tutti conoscete, perché è un uomo che ha frequentato le nostre aule e quindi è
un uomo che conosce perfettamente quali sono i problemi del processo e quali sono i
vostri problemi ed allorquando si è aperto il dibattito sul suo programma, io nel
mio primo intervento ho fatto proprio presente questo, che la crisi del processo
deve essere risolta tornando proprio a quel sistema accusatorio che aveva visto nel
codice dell'89 una prima formulazione, ma che purtroppo, a causa delle varie
emergenze del nostro Paese, è immediatamente rifluito in un sistema che ormai non
ha più, non ha più alcuna configurazione e alcun rapporto con quella che era l'idea
originaria. Il Ministro di Grazia e Giustizia mi è sembrato straordinariamente
sensibile su questi punti, è sicuramente un uomo che, conoscendo i problemi, vorrà
dare un contributo decisivo per la loro soluzione, il Ministro Flick replicherà
mercoledì prossimo, io mi auguro che ci darà una risposta di attenzione ed anche una
risposta di proposta nei confronti di questi temi. Io naturalmente mi farò parte
diligente nel senso che, qualora ci fossero segnali in questa direzione, io li
fornirò ai vostri rappresentati, ai vostri dirigenti, in modo che ciascuno nella
sua parte, chi come parlamentare, chi come avvocato, chi come magistrato e voi come
periti, possiamo tutti contribuire affinché il processo esca da quella crisi nella
quale attualmente versa, e ciascuno di noi possa dare quel contributo di professionalità,
di rigore e di intelligenza che merita, che sa dare per riuscire a formare un
giudizio che sia un giudizio di giustizia e di equità nel processo. Grazie. Dott. Alessio RUSSO: Ringraziamo per il suo intervento il Sen. Guido Calvi.
Prima di passare ad un punto che è sempre stato molto sentito dalla base dei periti
e consulenti tecnici, vorrei, magari sinteticamente, avere una risposta da tutti
quanti voi, perché c'è qualche cosa che comunque a me non torna. Allora, se è vero
che siamo stati i primi ad essere, direi, purtroppo, d'accordo con la maggior parte
dei magistrati i quali più volte ci hanno detto che fino a quando il ruolo è tenuto
in questo modo, fino a che insomma i consulenti, i periti hanno accesso a questo
ruolo in modi che non voglio definire, la rotazione degli incarichi ce la scordiamo.
Ognuno continuerà a chiamare periti e consulenti tecnici di cui si fida. E' allora
evidente che la professione del perito non deve essere poi così facile, così scontata.
Prendo il mio bravo diploma di laurea di ingegnere, divento immediatamente un buon
consulente tecnico o perito, così per i medici, così per gli architetti e tutte le
altre professioni, e non parliamo poi di tutta la parte merceologica che non ha neanche
un corso di laurea o degli studi più o meno specifici. Se è vero tutto questo, se è
vero che siamo mal pagati, perché in qualche parte almeno ce lo riconoscete pure
voi, e se questo non significa che uno non è un bravo professionista, certamente
non aiuta ad esserlo il fatto di essere mal pagati, in alcuni casi molto mal pagati;
se è vero tutto questo, io vorrei sapere se la nostra proposta che quest'oggi,
diciamo, abbiamo cominciato a lanciare e che da domani tutti gli aderenti al Collegio
Periti Italiani, tramite i loro delegati forniranno a tutti i partiti politici, al
Ministero di Grazia e Giustizia, all'Ordine degli Avvocati, a tutte le parti in
causa in maniera spero incalzante e quì ci aspettiamo anche una mano da parte di
tutti i colleghi che attualmente non sono iscritti, non importa se vorranno essere
iscritti o no al nostro collegio, ma forse un discorso di categoria va pure fatto.
Il Sen. Guido Calvi mi sembra che lo abbia addirittura sottolineato, perché forse
qualcuno vuole anche vedere se c'è un'omogeneità in alcune richieste, perché fino a
che lo fanno in pochi può sorgere il sospetto che sia comunque espressione di pochi,
indipendentemente se è valida o meno. Io vorrei sapere, la nostra proposta che in
pratica si sintetizzava in una costituzione di un albo nazionale o meglio
addirittura in un vero e proprio ordine professionale, con accesso, a parte il
periodo transitorio, quindi da quando eventualmente è accettato in avanti, della
possibilità di iscriversi in questo albo, o meglio ordine professionale mediante un
corso di laurea, chiamiamolo di specializzazione, diciamo biennale, dove venga insegnato
tutta la parte di tecnica peritale comune a tutti, dove vengono fornite nozioni di
leggi e giurisprudenza, almeno per tutto quello, per quella parte o per quella quantità
che può essere necessaria al perito e al consulente tecnico per svolgere bene la
sua parte. Se tutto questo può non essere accettato, e ovviamente può non essere
accettato perché di opinioni e di soluzioni ce ne possono essere miliardi, però
come se ne esce dal fatto dei 10 mila iscritti che hanno si e no 6 mila incarichi
come nell'ultimo anno, come se ne esce da questi periti che comunque devono fornire
quasi come contributo alla socialità la propria professionalità e parte del loro
tempo, mal pagati, però con la scusa che devono comunque contribuire e quindi
devono essere pagati meno, per esempio, delle tariffe professionali. Come si
concilia tutto questo con la nostra proposta di qualche anno fa dove avevamo offerto,
da parte dei nostri iscritti un certo numero di perizie gratuite proprio per i non
abbienti e quindi non costava nulla, era una di quelle tante cose che in Italia si
propongono, più o meno valide, per carità, che però non costano sicuramente niente
perché le abbiamo offerte gratuitamente. Come si concilia il fatto che nessuno ce
l'abbia chieste, nessuno ci abbia chiesto qualche particolare o che abbia comunque,
che ci abbia fatto capire di avere raccolto questa proposta. Come si concilia il
fatto che, o la nostra associazione od altre, non ha importanza da questo punto di
vista come perito che non si riesca ad essere inseriti in contraddittori sulla
professione del perito, perché quello che ha detto il Sen. Calvi, quello che ha
detto il rappresentante del Ministero, il Dott. Racheli, quello che ha detto il
Dott. Tommaso Sciascia è tutto giusto, però quando noi usciamo da convegni che
organizziamo, quando usciamo da tavole rotonde che organizziamo, beh..., ci
troviamo sempre pochissime persone che hanno la sensibilità quantomeno di ascoltarci.
In passato neanche questo devo dire, e non si riesce davvero a cercare di
organizzare una qualche cosa che serva, ammesso che siamo in grado ovviamente di
organizzarlo. Io vorrei avere da voi una risposta abbastanza sintetica, se la nostra
proposta non è condivisibile, come ne usciamo, perché bisognerà trovare pure
un'ipotesi di soluzione, chi è che vuole rispondere per primo? Dott. Tommaso SCIASCIA: Vorrei spendere qualche parola in ordine alla tenuta
dell'albo che, qui a Roma tiene proprio il mio ufficio e quindi mi sento in un
certo senso quasi direttamente responsabile, responsabile solo da circa otto mesi,
che non è un lungo periodo, comunque mi sono occupato anche addentro della questione,
quindi insomma posso dare qualche notizia in merito, notizia che magari molti di voi
nemmeno conoscono. L'albo, appunto come dicevo prima, conta circa 10 mila iscritti,
i quali sono stati inseriti nell'albo tutti attraverso un esame compiuto dall'apposito
comitato. Io parlo dei consulenti tecnici in materia civile, per quanto riguarda la
situazione del penale è tutta un'altra cosa, perché se ne occupa un ufficio completamente
differente. Per quanto riguarda il civile, dicevo, ogni consulente è stato inserito
nell'albo dopo un esame, ritengo abbastanza approfondito, sia da parte del rappresentante
del Presidente del Tribunale, che da otto mesi sono io, sia da parte del rappresentante
del Procuratore della Repubblica, che è il Sostituto addetto agli affari civili, e
sia, soprattutto direi, da parte del rappresentante dell'ordine professionale d'appartenenza
dell'aspirante. I tre componenti del comitato esaminano... Viene creato un fascicolo,
la domanda con tutti quanti i documenti diciamo di routine, che sono costituiti da
informazioni di polizia, dal certificato penale, dal certificato dei carichi pendenti,
dal certificato antimafia, tutti documenti che vengono acquisiti dalla cancelleria
di routine, ma oltre questi documenti, l'aspirante deve ovviamente presentare la
documentazione a comprova della sua speciale competenza professionale nel campo in
cui chiede l'iscrizione e vi posso assicurare che tutti questi documenti vengono
esaminati con la massima attenzione e, direi in questi ultimi tempi, proprio per
evitare questa relativa pletoricità dell'albo, si è cercato d'essere anche un pochino
più ristretti, un pochino più severi nella valutazione di questi titoli. Si è
introdotta, ad esempio, la regola che il giovane professionista deve aspettare
quanto meno un periodo di tre anni d'iscrizione all'ordine di provenienza per poter
poi chiedere l'iscrizione nel nostro albo, c'è anche la regola che per quanto riguarda
i professionisti non appartenenti ad un ordine o collegio, regola alla quale
accennava prima il Dott. Russo, si richiede che abbiano fatto e superato l'esame
presso la Camera di Commercio dove esiste un altro albo apposta per i periti. Questo
non è comunque un requisito indefettibile, se l'aspirante presenta titoli idonei
nulla vieta che, nonostante non abbia superato l'esame alla Camera di Commercio,
venga comunque iscritto perché ritenuto meritevole d'iscrizione, ma di fronte ad una
documentazione molto spesso carente, di fronte a volte solo ad una domanda accompagnata
dal curriculum, al quale si presta fede, ma insomma si può anche, si può anche non
prestare fede, riteniamo che forse è opportuno istituire forse un ulteriore filtro,
un ulteriore requisito che potrebbe essere quello appunto, ed è quello dell'esame
presso la Camera di Commercio. Incidentalmente sono anche Presidente della Commissione
della Camera di Commercio e posso dire che lì vengono fatti esami ritengo abbastanza
accurati, chiamando esperti nelle varie discipline merceologiche d'appartenenza e
ritengo che è uno screening abbastanza accurato, abbastanza preciso. Ora ovviamente
non tutto può limitarsi all'iscrizione nell'albo, deve essere previsto, infatti la
legge lo prevede, una revisione periodica dell'albo per eliminare le persone, o che
non hanno più interesse ad essere iscritti, o che per altri motivi non possono più
esercitare l'incarico e devo riconoscere che questa attività di revisione, viste le
limitate possibilità dell'ufficio da me coordinato, procede con un certo rilento, e
quindi a volte può essere giustificato l'aneddoto di quello che è stato chiamato e
poi non esisteva più perché non c'era più, era passato a miglior vita, quindi questa
attività di revisione che facciamo comunque procede con un certo rilento. Comunque
ai fini della rotazione degli incarichi, forse è il tema che interessa di più, devo
dire che per quanto riguarda il mio ufficio cerchiamo di applicare rigorosamente il
principio di rotazione, e diciamo ci è anche abbastanza semplice applicarlo, perché
tutti i nominativi sono inseriti in un programma computerizzato e compaiono i nominativi
in ordine di numero di perizie ricevute, quindi i primi sono quelli che hanno avuto
meno incarichi e così via, quindi è abbastanza semplice scegliere tra i vari interessati
chi ha avuto meno incarichi e magari chi l'ha avuto da parecchio tempo, quindi
tutti aspetti che possono essere considerati in sede di rotazione degli incarichi.
Però debbo purtroppo aggiungere che non esiste un principio rigoroso di rotazione. Dott. Alessio RUSSO: Noi la ringraziamo del fatto che è d'accordo su molti
aspetti. Siamo certi che la sua opera ci farà vedere degli effetti, anche perché
tengo comunque a precisare che il caso, e se vuole poi le faremo nome, cognomi ed
indirizzi, era comunque precedente alla sua gestione, ovviamente lei è così... Dott. Tommaso SCIASCIA: Probabilmente l'esperto continua ancora, continua
ancora a far danno. Dott. Alessio RUSSO: Comunque le saremo vicini per quanto almeno lo permetterà;
prima di passare, ripeto, il microfono in sala, io volevo sapere se il Dott.
Stefano Racheli era così gentile da poterci dare un'idea, al di là delle cose
lontane, al di là delle cose importanti, di tutto quello che tutti quanti voi,
partecipanti a questa tavola rotonda ci avete indicato, che potrà più o meno avvenire.
Cosa il perito che è in questa sala si può attendere dal Ministero o dai cosiddetti
organi competenti a breve che possa cambiare, in misura più o meno rilevante, la
situazione attuale. Dott. Stefano RACHELI: Io potrei rispondere con una domanda, lei cosa intende
per "a breve"? Dott. Alessio RUSSO: Visto i tempi di questa nostra Repubblica, parlerei di
un anno, due al massimo. Dott. Stefano RACHELI: Io non posso fare qui il venditore di fumo che dice
cose che fan piacere sentirsi dire, non mi piace, non l'ho mai fatto, non voglio
cominciare oggi. Quindi quello che io sto per dire, non deve essere preso come chi
mette le mani avanti perché vuole andare in tutt'altra direzione, ma abbiamo degli
oggettivi problemi davanti. Uno: i tempi fisiologici con cui si muove l'amministrazione,
sono quelli che sono sempre, a prescindere dal problema dei periti o dei consulenti
tecnici, quindi dimentichiamoci che ci siano dei tempi brevi. Due: come ha detto
benissimo, volando alto se vogliamo, l'amico Calvi, noi siamo legati al processo
ed a tutti i mali che il processo ha, uno dei mali di cui soffre il processo, e dal
quale non siamo ancora usciti fuori, uno dei mali è che il processo è un servizio
oggettivamente costoso, punto. Chi paga? Io vi racconto un piccolo aneddoto, così
anche ci facciamo due risate. Poco prima di andare al Ministero, in una delle
ultime cause che ho avuto, mi hanno chiesto una rogatoria in Germania, stiamo
parlando di causa civile, facciamo tutto quello che va fatto, si chiede la rogatoria
in Germania, un giorno mi viene davanti l'avvocato sudato, matido di sudore, dicendo:
Giudice, lo faccia per i miei figli, il collega ha già rinunciato alla prova, lei
acconsenta perché in Germania mi hanno chiesto otto milioni, in Germania hanno
detto: certo che la facciamo la prova, ma la prova costa otto milioni, pochi,
maledetti e subito sul banco, perché è un servizio costoso, se lei ha diritto a
non pagare si rivolga a quelli che decidono chi è e chi non è che ha diritto di non
pagare, perché mi sembra anche giusto, perché noi tiriamo continuamente davanti, ed
è sacrosantamente giusto che ci sta gente che, non essendo abbiente ha diritto anche
lei alla giustizia. E' vero, ma esiste anche gente che invece è abbiente e che si
vuole procurare il lusso di fare cause che potrebbe anche non fare; perché ho fatto
anche cause per canili, cioè dice che il canile era un po' spostato, allora, siccome
i soldi, il problema finanziario in genere è quello che è, non solo, ma adesso noi,
apro una piccola parentesi procedurale, mentre un tempo avevamo il CIPE che ci diceva
se questi prezzi, questi aumenti che noi facciamo, noi adesso ufficio, ci troviamo
completamente in difficoltà, che quando proponiamo un aumento ci risponde il Tesoro,
e perché mille lire e non un milione? Non lo so perché, non abbiamo questa competenza
e questa autorevolezza anche tradizionale. Chiusa la parentesi procedurale, quindi
dovremmo anche ripristinare un qualche organo tecnico che possa accertare la
compatibilità degli aumenti nel quadro della lievitazione dei prezzi, cosa che il
nostro ufficio non è in grado di fare; ma veniamo al problema di fondo, siccome fino
a che stiamo, se dobbiamo passare da 10 mila lire lorde al giorno a 11 mila lire lorde
il discorso è assolutamente visibile, quindi è evidente che nel momento in cui saremo
finalmente in un discorso serio, non può non esserci un enorme aumento, sennò stiamo
ancora nel ridicolo, allora è evidente che per risolvere il vostro problema dobbiamo
risolvere un nodo di fondo che ancora non è stato mai affrontato, non è che ci si è
tirati indietro, forse, come diceva giustamente il Sen. Calvi, andiamo sempre appresso
all'emergenza e non c'è nessuno che pensi sulla quotidianità, però va pensato questo
discorso, perché questo è il discorso che impedisce a loro di fare i consulenti
bene, il discorso che impedisce ai componenti delle commissioni di esame di fare i
componenti bene, è il discorso per cui il nostro Paese, lungi, a mio modesto avviso,
dall'essere un Paese di tangentopoli perché tutto il mondo è un paese, però è il
Paese delle nozze con i fichi secchi, che non producono niente. Allora, il primo
discorso che mi è venuto in mente, perché non è il primo in ordine logico, è quello
che un discorso serio sotto il profilo economico non può andare di fuori del
discorso chi paga il servizio giustizia, che è un servizio molto costoso. Secondo
discorso che poi è il primo, professione protetta, o quant'altro ci venga in mente,
non è qui importante, il nostro indirizzo in un mondo che va con o addirittura
regredisce sul fronte delle professioni protette, quelle di non fare proliferare
oltre il necessarissimo, le professioni protette, soprattutto nel campo in cui la
professione protetta sarebbe un'articolazione di una professione già protetta,
perché noi avremmo l'ingegnere che è nella professione protetta ingegnere, che poi
però è anche protetto nella professione consulente tecnico, questo non significa che
non dobbiamo trovare un setaccio sul quale siamo invece disponibili, che consenta
di vagliare chi è affidabile e chi non è affidabile, in maniera anche, come diceva
giustamente il collega, di rendere possibile, non dico un turno ope legis perché la
Corte Costituzionale ha detto che il giudice non è espropriabile del diritto di
scegliere chi vuole lui, ma è evidente che in una concreta affidabilità male si
prospetta una non sostanziale circolazione degli incarichi, mi difendo meglio quando
dico: ma signori, mi potevo fidare solo di tizio; quando in realtà sono tutti abbastanza
affidabili, come mi giustifico? Quindi, fermo rimanendo il principio che io posso
far valere dei motivi, magari specifici, però voglio dire, diamo piano piano
ingresso ad un circuito di professionalità allora, ecco quello che mi permettevo di
dire prima, non vediamo come unica scappatoia la professione protetta, perché questa
potrebbe non essere perseguibile per motivi che vanno al di là delle nostre volontà
per questo trend che sta marciando, ma senz'altro, tutti intorno ad un tavolo, se
la volontà è quella di filtrare, troveremo un sistema, un esame, un albo, un luogo
ove filtrare senza che questo dia luogo ad una professione protetta che come loro
sanno, presuppone non solo un albo, ma un esame di accesso, un controllo degli albi,
un controllo deontologico ecc. ecc. ecc.. Mi rendo anche conto che potremo fare,
come dire, indicare, specificare nell'ambito delle singole professioni chi ha una
competenza aggiuntiva a fare il consulente tecnico, quasi un qualche cosa in più,
oggi è diventato quasi un qualche cosa in meno, in genere, dicendo quello lì fa il
consulente quando ci riesce, dovremo cercare di dire questo sta nell'Ordine degli
ingegneri e in più però fare il consulente, capovolgere il tipo di discorso, però
avremo sempre il problemino di individuare quelle professioni, perché tra l'altro
abbiamo alcune che stanno emergendo, vogliono diventare protette, forse loro si che
ne hanno ragione, penso per esempio agli interpreti ed ai traduttori che sono come
oggi, ognuno si improvvisa interprete e traduttore, quasi poi che sia la stessa
cosa fare il traduttore e fare l'interprete, mentre invece in realtà sono cose
differenti, e poi non possono andare a vacazione perché a vacazione si può andare
in certe professioni, e poi è anche ora di finirla per dire vediamo quante vacazioni
debbo dare così arriva una cosa spendibile perché, o la vacazione è quella che deve
essere oppure diamogli un'altra forma di... Comunque dico, tornando al discorsetto
di prima, che rimangono pur sempre delle professioni non tipicizzabili che non potrebbero
essere assunte sotto gli ordini già che conosciamo esistenti, e per quelle bisogna
anche trovare un discorso che renda ossequio a questo tipo di professionalità. Poi
vengo al discorso che può essere anche antipatico farlo, ma che pure va fatto, in
tutte le formazioni, le prime formazioni degli albi, io penso agli psicologi, penso
attualmente ai revisori contabili che non è una professione, ma c'è un albo dei
revisori contabili, ecco, veda per esempio esiste già a livello europeo il riconoscimento
di un livello di professionalità senza che questo sia entrato nello schema
professione protetta, lei oggi come oggi non può fare, non può far parte di un
collegio sindacale se non è iscritto nel registro dei revisori contabili, però
questa non è una professione protetta in senso stretto, quindi voglio dire, già
conosciamo delle esperienze; bene, dicevo in tutte queste prime formazioni, che si
è cercato in realtà di fare, di dire che c'è bisogno di una grande professionalità,
che c'è bisogno assolutamente di un rafforzamento della professionalità, ma
sostanzialmente poi si è cercato di traghettare tutti quelli che già svolgevano una
professionalità di fatto nell'alveo dello schema giuridico che dava il riconoscimento
formale di questa grande professionalità, ora questi sono meccanismi reali, non
formali, tanto più loro saranno in grado di prospettare soluzioni che offrano
realmente una crescita di professionalità, almeno come selezione, tanto più avranno
forza dalla loro e hanno, diciamo, in poppa al vento che come stavo dicendo sta
soffiando nel nostro mondo. Questo non significa, perché sarebbe un discorso non
solo impolitico, nel senso proprio di chi ha cura della "polise", ma sarebbe un
discorso antipaticissimo umano che noi dobbiamo prendere una serie di persone che
per avere, forse senza loro colpa, perché ognuno ha la sua storia personale, per
avere vissuto ai margini di una professionalità, con difficoltà per tanto tempo,
gli dobbiamo dire da domani tu devi crepare di fame, perché questo non mi sembra un
discorso da fare a nessuno, dobbiamo trovare delle soluzioni che consentano anche a
costoro, con dignità, di trovare una collocazione nel mondo della giustizia che tra
l'altro, parallelamente a questo discorso che stiamo facendo, va interrogandosi se
debbano essere mantenuti i giudici professionali come sono, se ci debbano essere
gli avvocati coinvolti nei collegi, o se invece, per smaltire diciamo questa... o
se invece addirittura vada ridisegnato il quadro della giurisdizione, nel senso di
mettere, spezzare, ciò riservare al giudice professionale, quindi creando tante
fasce di giurisdizione e di peso differente, talché non sarebbe neanche sbagliato
riservare, in un mondo transitorio che va verso il meglio, a queste professionalità,
che loro debbono indicare come meno forti, una collocazione che sia garanzia di un
servizio che possono rendere senza nocumento di nessuno. Allora, io mi rendo conto
che non ho prospettato una soluzione neanche da un punto di vista personale, ho
messo però dei piccoli paletti, ciò non ci illudiamo che possiamo andare in tempi
brevissimi verso una professione protetta, con contestuale, sostanziale decollo,
come sarebbe pure giusto, di retribuzione, senza una crescita di professionalità
contestuale. Ho anche detto che ho delle perplessità sullo schema professione
protetta, sono delle mie perplessità, potrebbe essere una prognosi infausta, ma che
sicuramente si può trovare quella forma che garantisca a loro quella soddisfazione
anche professionale, non solamente economica che giustamente perseguono, e al
servizio giustizia l'affidabilità del principale dei suoi collaboratori, tengano
anche conto per quel pochissimo che può significare, che io sono profondamente
convinto del detto che diceva la buon'anima di Eraclito: "i cani, non gli uomini,
abbaiano alle novità", quindi, siccome io mi reputo ancora un uomo non sono
assolutamente propenso ad abbaiare alle novità che ci vengono proposte, ma le
accoglierò con sostanziale apertura per prospettare queste soluzioni a chi poi ha
il compito di decidere. Dott. Alessio RUSSO: Grazie Dott. Racheli. Per noi sarebbe già tanto
cominciare a risolvere almeno quei problemi che è possibile risolvere. Ed io mi
domando sempre perché non cominciare a risolvere intanto tutto quello che non ha
costi, per esempio dal punto di vista delle parcelle al civile, qui c'è un grosso
problema che... Dott. Stefano RACHELI: ...non riguarda noi... Si perché voglio dire il
Ministero è grosso ha quattro piani... Dott. Alessio RUSSO: ... comunque quello che volevo dire è che per esempio
al civile si sta sempre più ingigantendo il problema dei nostri colleghi, che
avendo ricevuto un incarico di C.T. di ufficio, poi non riescono a percepire la
loro parcella perché non si riesce a rintracciare la parte attrice, e deve essere
un problema che sta montando sempre più, se solo nell'ultima settimana si sono con
me confidati tre avvocati che hanno addirittura quattro incarichi l'uno da parte di
nostri colleghi che non riescono ad avere le parcelle, e se proprio questa mattina
il Sindacato Ingegneri liberi professionisti mi ha mandato un fax di otto pagine
dove, riassumendo, ci sono nove casi di perizie presentate con parcelle da loro
controllate, che arrivano ad un totale di 36 milioni e mezzo, e liquidate per 14
milioni, evidentemente qualche problema ci deve essere. Il primo mi sembra che non
sarebbe a carico della collettività, perché se deve pagare la parte attrice, certo
rispettando che la parcella sia giusta, che sia fatta a norma, tutto quello che
vuole, però è evidente che il consulente tecnico dovrebbe per lo meno avere la
certezza di ricevere il suo compenso. Sulla seconda ci sono i problemi che abbiamo
dibattuto prima, però è comunque... Lì forse c'è magari un problema di chiarezza,
queste benedette parcelle devono essere definite ad un livello in maniera da essere
chiari e certi e in maniera che il consulente che accetta una consulenza sa che
andrà incontro ad un compenso che è quello, e sarà indubbiamente quello, e non ad
un compenso come per questi nove professionisti che evidentemente pensavano di avere
un compenso nella misura di oltre il doppio quando gli viene liquidato meno della
metà. A questo punto io vorrei passare la voce alla sala e se c'è qualche domanda. Dott. Giulio SACCHETTI: Io sono Giulio Sacchetti, medico legale. Ringrazio
gli organizzatori e i presenti ed in particolare il Sen. Calvi che non ci ha
"abbandonato" come gli altri due uomini politici che poc'anzi ci hanno parlato, ci
hanno detto le loro belle idee sul problema, se ne sono andati senza recepire il
nostro modesto messaggio. Come medico legale mi occupo praticamente quasi a tempo
pieno di consulenze tecniche di ufficio, in civile poche, di consulenze al P.M.
tante, e di perizie in ambito penale anch'esse molteplici; faccio questo lavoro
praticamente non per professione né per missione, ma solo per passione, vorrei
però a questo punto intervenire sotto un duplice aspetto, civilistico e penalistico.
Al Dott. Sciascia vorrei chiedere sostanzialmente tre cose: che dall'albo dei
consulenti tecnici di ufficio del Giudice civile vengano tolti quei medici legali
e non che sono fiduciari di compagnie di assicurazioni, e questo è importante, con
tutto il rispetto che io ho per loro, fra essi conto peraltro tanti illustri colleghi
e numerosi amici, ma il medico fiduciario dell'assicurazione ha una sua forma
mentis di medico fiduciario, per cui farebbe bene a non fare il consulente del
giudice, anche perché in un paio delle sezioni del Tribunale civile si fanno
solamente valutazioni del danno alla persona, da incidente stradale, con tutte le
conseguenze che ne derivano. Io quelle poche consulenze che faccio al Tribunale
civile le faccio per la prima sezione dove mi chiamano spesso per consulenze in
ordine a colpe, a danni derivati da colpe professionali di colleghi, quindi
piuttosto spinose. Una seconda preghiera, Dott. Sciascia, sarebbe quella
dell'accorpamento degli incarichi, reputo assolutamente antieconomico che si possa
convocare un professionista per un incarico facendogli perdere una mattinata a
Viale Giulio Cesare, quando potrebbe essere quel giorno, incaricato di tutti i casi
d'interesse medico-legali di quella udienza e quindi fare una rotazione, non
numerica ma ad udienza, un medico legale per quella udienza prende tutti gli
incarichi, un altro li prende per un'altra richiesta, sarebbe più economico, uno
si fa 10 consulenze, se ne fa altre 10 dopo 6 mesi, ha perso una sola giornata ed
ha guadagnato tempo per tutti. Altra nota dolente che era stata anticipata poc'anzi
è quella dei compensi, a me è capitato, è proprio il caso di dire, un soggetto
portoghese in quanto cittadino portoghese, il quale non mi ha versato il fondo
spese stabilito dal giudice, se ne è andato in Portogallo ed io ho messo da parte
la pratica, ho detto va bene, vedremo, il giudice mi ha sollecitato, io ho dovuto
consegnare la mia consulenza, non ho visto una lira e non so cosa fare, non so dove
mandare il decreto ingiuntivo, non so dove mandare nulla, quindi queste sono le
preghiere che farei al giudice che cura gli albi del civile. Passando poi al penale,
dove le note sono ancora più dolenti, nel penale noi siamo sacrificati alle udienze,
con questo nuovo rito non è possibile che un Presidente di Tribunale ci citi per
le ore nove e seguenti per sentirci alle 15,00, anche alle 16,00 ovviamente nel
compenso c'è scritta quella famosa cosina: "ivi compresa la partecipazione alle
udienze", lo reputo irriguardoso ed offensivo una cosa del genere, almeno convocateci
ad orario e sentiteci ad orario. Altra nota dolente del penale è la formazione dei
medici legali che fanno i consulenti del P.M. o i periti dei tribunali o delle
Corti, noi a volte cerchiamo di associare, noi siamo quasi una specie in via di
estinzione ed è per questo che siamo sovraccarichi di incarichi e di lavoro, e ci
rimane poco tempo ed a volte facciamo pessimi lavori in rapporto al tempo scarso
che abbiamo per farlo, a volte chiediamo ai magistrati, ai pubblici ministeri, ai
presidenti dei tribunali, associateci ad un giovanotto, giovanotto intendo un
nostro specializzando o giovane specialista, io parlo di specialisti, ci viene
risposto più volte che l'erario non può risentire di questa grossa spesa, spesa che
si traduce in 472.000 lire lorde per un'autopsia e tutto quello che ne deriva,
anche quando da questa dipende una condanna all'ergastolo e quindi noi siamo
sentiti cinque volte in cinque udienze ecc.., non ci viene concessa la possibilità
di farci assistere e quindi di coinvolgere nel dibattimento i nostri giovani
colleghi. Ora come si può pensare che un giovane col6lega possa andare nelle mani
dei pubblici ministeri, degli avvocati in un dibattimento, loro stessi da soli
rifuggono questa idea, quindi questa sarebbe una scuola che noi chiederemmo al
Dott. Gentile che cura gli elenchi del penale e ovviamente emergeva dal Dott.
Racheli, l'impossibilità di valutare la professionalità dei periti, ci sarebbe,
secondo me, un sistema e cioè domandare ad ogni fine d'anno ai presidenti dei
tribunali, ai responsabili delle procure, chi sono quei consulenti capaci, chi sono
quei consulenti che danno affidabilità, chi sono quelli meno capaci, la selezione
sarebbe automatica, già è automatica di per se, basti guardare quali sono i
consulenti che vengono nominati dai grossi studi di avvocati penalisti,
automaticamente si vede quali sono i consulenti bravi. Ora io ho detto solamente
tre o quattro cose come un flash per far capire qual'è il disagio della nostra
categoria, che si vede oberata di lavoro, pagata miseramente, ma questo è un
optional per noi il denaro evidentemente, altrimenti non faremmo questo lavoro,
perché è assurdo pensare che uno specialista del mio livello, in altra branca,
in altra disciplina possa prendere una paga offensiva rispetto alle prestazioni
che richiedono tempi lunghi e soprattutto responsabilità notevoli. Vorrei dire
molte altre cose ma non vi è tempo, vi ringrazio. Dott. Alessio RUSSO: Vogliamo lasciare spazio un attimo alle risposte,
almeno se ci sono, da parte del Dott. Sciascia? Dott. Anna C. ALIMENTI: Scusa, ma penserei forse di dare, essendo diverse
le persone che vorrebbero parlare e poiché è l'unico momento in cui possiamo avere
un riscontro con quelli che sono, diciamo tra virgolette, la nostra controparte,
penserei di far sentire appunto le richieste che provengono dalla sala. Dott. Alessio RUSSO: Va bene. Carlo RAMINI: Allora, io mi chiamo Carlo Ramini ed ho avuto la presunzione
di fare il perito balistico fino a cinque-sei anni fa, adesso faccio una perizia una
volta o due l'anno, per il semplice fatto che, a parte l'indecente trattamento
economico che abbiamo, vedo un'enorme difficoltà di vedermi aggiornare, per quanto
riguarda la mia materia scientifica, le armi. Sarebbe opportuno che in sede di
Governo, in sede di Parlamento si varasse una qualche leggina, un qualche aggiustamento
per consentire a noi altri che siamo pure abbastanza pochi, di potere usare armi
per progredire proprio nella nostra preparazione professionale, perché questo è un
settore in continua espansione e movimento per cui attualmente, dato lo stato
attuale delle leggi draconiane che regolano la materia, per avere un minimo
d'esperienza con le novità rischiamo letteralmente di finire in galera, a niente
serve pagare due milioni l'anno per le otto licenze che ho, dalla licenza di
costruzione a quella di collezione e tutto quanto per le armi, per avere un minimo
di certezza giuridica di non andare in galera quando cerco di ampliare la mia
capacità professionale, quindi siamo al paradosso che per fare il perito già ho
subito tre processi, fortunatamente, perché qui si può parlare solo di pura fortuna,
ne sono uscito fuori indenne, anni a parte di spese d'avvocati e tutto il resto.
Quindi adesso non vedo come si possa conciliare la pretesa di una maggiore professionalità
da una parte quando ad un certo punto una persona cerca, a proprie spese, io ho 47
anni, da quando sono bambino mi occupo d'armi, prima per diletto, poi per passione,
alla fine proprio per lavoro, e adesso vedo che, praticamente, ogni giorno che
passa, questo mio aggiornamento diventa un qualche cosa di più onirico, d'impossibile
perché andare a comprare una scatola di cartucce e vedermi chiamato dal Commissariato,
quando questa scatola è servita per una perizia di tribunale. Insomma qua siamo non
nel ridicolo, nel paradossale, quindi questa penso sia una piccola cosa che non credo
costi nulla alla Pubblica Amministrazione, ma quanto meno, visto che già siamo disposti
in certi casi anche a fare le perizie gratuitamente, perché se io debbo prendere 178.888
lire lorde per andare due volte in aula, dico allora a questo punto la faccio
gratuitamente la perizia, lo faccio per passione, come diceva giusto il Dott. Sacchetti,
però a questo punto che cosa succede? Posso almeno pretendere, se debbo crescere
professionalmente di non rischiare di andare in galera, tutto qua. Grazie. Renato PERRELLA: Sono Renato Perrella, perito grafico. Trovo un'impostazione
ibrida e non condivisibile quella di fare una tavola rotonda e poi la discussione
sugli argomenti che non sono quelli della tavola rotonda, ma di carattere organizzativo.
In ogni caso, per quanto riguarda l'esame alla Camera di Commercio, per la perizia
grafica il Consigliere Sciascia purtroppo non è bene informato, perché noi abbiamo
per l'esame dei periti grafici il 99% dei componenti che non sono periti grafici,
ed uno solo è perito grafico, ed uno di questi fu anche bocciato in sede di Commissione
centrale, perché era più asino lui dell'esaminando. A parte questo, non è con un colloquio
proforma di cinque minuti che si risolve il problema per stabilire se uno è o non è
adatto a fare il perito grafico, il minimo sarebbe una prova scritta di otto ore,
con un quesito di tipo giudiziario, dopo di che se dimostra di essere in grado di
farlo si passerà alla prova orale. Per quanto riguarda l'argomento delle vacazioni,
mi pare evidente non solo l'immoralità, ma dire la legittimità costituzionale di una
mercede costituita da cinque mila lire lorde l'ora, che è l'attuale compenso dei
periti che sono pagati a vacazione; io chiederei, non tanto di sapere cosa pensa il
Congresso degli illustri magistrati e degli illustri intervenuti ai quali va tutta
la mia ammirazione e la mia stima per gli egregi interventi che hanno fatto, ma io
vorrei che fosse una riunione destinata ad un programma operativo, in cui i dirigenti
di questo Collegio prendano impegni precisi, che ci diano affidamento e garanzia, e
quindi fiducia di poter contare sulla loro operatività e naturalmente in tal caso
ci saranno anche i nostri interventi concreti e contributivi. Dott. Natale FUSARO: Sono Natale Fusaro, della cattedra di psicopatologia
forense di Roma alla Sapienza. Noi abbiamo da due anni istituito un corso di perfezionamento,
quando dico noi mi riferisco al titolare di cattedra, al Prof. Francesco Bruno,
abbiamo istituito un corso che si chiama "Teoria, tecnica, deontologia della perizia in
psicopatologia forense", è un corso di perfezionamento che, come tale, ha subito un
vaglio scientifico da parte del Senato accademico, è stato poi approvato con una
delibera prima dal Consiglio di facoltà di medicina, poi con il visto ed il parere
del Senato accademico e da due anni accademici va avanti con l'iscrizione al primo
anno di 45 iscritti, e l'iscrizione al secondo anno di 42 iscritti. Questo corso è
sorto proprio perché sia il Prof. Bruno che il sottoscritto che ne è il direttore
scientifico, siamo entrambi periti del Tribunale penale, inseriti in un elenco un
pochino a parte, professioni varie: criminologia e criminalistica. Voglio dire questo
non per pubblicità, semplicemente per dire che mi sono reso conto, venendo qui in
questo convegno, che effettivamente uno dei problemi più sentiti, lo sottolineava
prima il Dott. Sacchetti e poi Perrella, è proprio quello della professionalità; da
questo non si può prescindere perché chi non è competente fa più danni che utilità
e questo ormai è una cosa assodata. Volevo sottolineare l'intervento che ha fatto
il Sen. Calvi riguardo proprio squisitamente al problema penale, c'è un problema
soprattutto di difesa, di diritto di difesa, lo ricordavano tutti quanti i convegnisti;
al problema, per dare una risposta al Dott. Racheli che parlava di tempi molto lunghi,
io credo che si possa intervenire anche con decreto, perché c'è un fatto impressionante,
la formazione della prova, come diceva prima il Prof. Calvi, avviene nel chiuso della
stanza del P.M., non illudiamoci che avvenga in dibattimento. E poi c'è un altro
problema grosso e spinoso, la perizia come è organizzata, è assolutamente in contrasto
con quelle che sono le norme sul contraddittorio, perché la perizia, per come è
organizzata adesso, il perito, cioè colui che viene nominato in fase dibattimentale,
non opera alcun contraddittorio, è il perito del giudice, altroché, dobbiamo andare
al sistema americano dove viene nominato un perito per l'accusa, un perito per la difesa,
è nel contraddittorio di queste due perizie che viene fuori la verità processuale,
che tutta al più il giudice, se non ha competenza specifica, potrà nominare un suo
consulente a chiarimenti, il quale l'orienti in quella che è la scelta. Grazie. Dott. Anna C. ALIMENTI: Scusate, so che il tempo è scaduto, però vorrei chiedere
un momentino due secondi perché rappresento la categoria che veramente è la Cenerentola
delle categorie. Sono un traduttore interprete. A questo punto volevo fare solo una
domanda al Dott. Sciascia, il quale diceva appunto che per potere accedere ci vogliono
tre anni per tutti quanti quelli che hanno un albo costituito dopo l'esame di abilitazione,
ecc.. Quali sono invece i criteri che si riferiscono all'entrata del traduttore
interprete? Anche perché del penale la conosco bene e la critico proprio a spada
tratta, non so se siano gli stessi anche per il civile, anche perché la mia iscrizione
risale a tantissimi anni fa, quando era obbligatoria l'iscrizione alla Camera di
Commercio, solo dopo ci si poteva iscrivere al Tribunale. Dott. Tommaso SCIASCIA: Per quanto riguarda gli interpreti e traduttori, cioè
i criteri non sono diversi da quelli seguiti per quanto riguarda gli aspiranti non
iscritti a Collegi o Ordini professionali, anche qui diciamo normalmente, richiediamo
il fatto che l'aspirante ha fatto l'esame presso la Camera di Commercio, dico normalmente,
però esistono casi extra ordine, ma in cui l'aspirante presenta dei titoli sufficienti
per essere direttamente iscritto, insomma quindi... Dott. Anna C. ALIMENTI: Ma per quale motivo non c'è lo sbarramento dei tre
anni per quelli di lingue? Dott. Tommaso SCIASCIA: Beh, non si può chiedere uno sbarramento quando non
c'è una data di iscrizione. Dott. Anna C. ALIMENTI: Per lo meno dal giorno del conseguimento della
laurea. Dott. Tommaso SCIASCIA: Io adesso non so i casi specifici, ma è certo,
siccome richiediamo una certa esperienza di traduzione o di interprete,
evidentemente questa esperienza deve maturare in un tempo congruo, assicuro che
questo screening è fatto in modo diciamo abbastanza accurato per quanto riguarda il
mio ufficio, come ho detto viene formato proprio un fascicolo apposta per ogni
aspirante, in cui non basta che l'aspirante presenti il curriculum, deve anche
documentare tutto quello che dice, ed i titoli sono esaminati uno per uno, a
comprova della speciale competenza tecnica, sicuramente vi saranno dei casi, e ne
abbiamo parlato anche l'altra volta... Dott. Anna C. ALIMENTI: Si, perché abbiamo dei casi notevoli dottore, ecco
un'ultima cosa; mi dispiace di essere polemica con il Dott. Gentili che ha assunto
da pochissimo la carica, però è assurdo, e sottolineo con molta veemenza assurdo,
che venga richiesta al cittadino italiano la laurea in lingue, o il diploma di
specializzazione di traduttori interpreti, e poi si iscrivono quelli che sono
madrelingua, fra virgolette, senza titolo, e non parlo di titolo di laurea, ma parlo
di titoli anche inferiori. Non si può assolutamente accettare il discorso che viene
fatto, perché il madrelingua non conosce la lingua italiana. Vorrei che veniste nelle
aule a vedere, ad assistere a cosa succede. Il traduttore madrelingua spesso non
conosce la lingua italiana, la conosce di meno dell'imputato, allora vorrei che ci
fosse un pochino più di attenzione, prima cosa anche perché noi siamo qui per
dibattere, e siamo anche nelle aule di tribunale per dibattere e vicino a lei per
dibattere perché sia fatta giustizia. Ho presentato, e lei direttamente Dott.
Gentile una nota, adesso poi li consegnerò anche agli altri e l'ho fatto presente
anche al convegno del 10 giugno 1994, addirittura ci sono delle Ambasciate che fanno
rimostranze, perché i loro assistiti non possono essere assistiti nel migliore dei
modi, perché non si capisce nulla dalle traduzioni che vengono fatte dai madrelingua.
Allora è polemica, mi scusi, però vorrei che noi cenerentole qualche volta diventassimo
principesse, e non venissimo trattate, loro parlano giustamente perché 470 mila
lire è abbastanza irrisorio, a me è capitato di non essere neanche pagata, alle
cinque di pomeriggio, e ciò è documentato, con la motivazione che siccome uno dei
due imputati era scappato, era evaso e l'altro non si era presentato, non si era
potuto aprire il dibattimento ed a questo punto non si vedeva come si potesse
liquidare l'interprete, presente dalla mattina, poteva essere soltanto liquidato
per eventuali spese. Tanto che c'è una mia battuta cattivissima e cioè se dovessi
portare la fattura della risolatura delle scarpe o del biglietto dell'autobus.
Scusate la polemica. Ing. RISPOLI: Sono l'ingegnere Rispoli, desidero fare un intervento flash.
Intanto ringraziare il coordinatore di questo convegno, il Dott. Alessio Russo, per
avere dato, sia pure un breve spazio, a quella che è stata un'istanza del SILP, del
Sindacato Ingegneri Liberi Professionisti, e vorrei dare al Dott. Sciascia una copia
di questo documento in quanto è effettivamente il tecnico e l'esperto della situazione. Dott. Alessio RUSSO: Mi sembra che quello che deve rispondere a più domande,
è il Dott. Sciascia. Se vuole iniziare, almeno arriviamo poi alle conclusioni. Dott. Tommaso SCIASCIA: Volevo innanzi tutto rispondere al Dott. Sacchetti,
medico legale. Per quanto riguarda i compensi sappiamo tutti che il decreto di
liquidazione è titolo esecutivo, più di quello, si, mi rendo conto che sono parole
vuote, però insomma, la prigione per debiti esisteva nell'Inghilterra del'700, insomma
più in là di quanto stabilisce l'ordinamento per esigere i propri debiti non possiamo
andare. Per quanto riguarda l'accorpamento di incarichi è anche questo un suggerimento
utile, che però ritengo possa essere perseguito a livello di singolo giudice, io
personalmente quando faccio il Pretore del Lavoro seguivo abbastanza questo criterio,
nel senso che convocavo direttamente, per quanto riguarda le perizie soprattutto
per le cause previdenziali, convocavo all'udienza due o tre consulenti che, visto il
grande numero di cause previdenziali, avevano, diciamo, motivo di essere presenti
anche per tutta la mattina, perché ricevevano poi un compenso adeguato al loro
impegno professionale; però deve anche avvertire, parlo adesso non come singolo
giudice ma come coordinatore del settore dei consulenti tecnici, che questo accorpamento
va contro il criterio della rotazione, il che per i medici legali può essere anche
un qualcosa diciamo di superfluo, perché in fondo i medici legali di designazione
di incarichi ce l'hanno, e una conferma l'abbiamo avuta quando lo stesso Dott.
Sacchetti ha detto di essere oberato di lavoro, io parlo anche per molte altre
categorie che vedono una perizia a volte anche ogni tre, quattro anni, insomma io
parlo non so se c'è qualche ingegnere presente, qualche architetto, o anche qualche
geometra che sono tre categorie che sono in diretta concorrenza tra di loro, e in
cui il numero degli iscritti è veramente molto, molto elevato e quindi accade molto
spesso che un ingegnere, un architetto, un geometra veda una perizia ogni tre,
quattro anni. E' chiaro che l'auspicato accorpamento andrebbe ancora contro
l'auspicabile rotazione tra i vari aspiranti. Per quanto riguarda poi il terzo profilo,
medici legali fiduciari di compagnie di assicurazione, non è bene inteso qual è il
profilo negativo per mantenere l'iscrizione all'albo di questi medici fiduciari, se
non una qualche incompatibilità nello svolgimento dell'incarico in concreto,
incompatibilità che però va comunque rilevata e se viene rilevata comporta la
sostituzione del perito, insomma è il perito stesso che dovrebbe rappresentare una
certa situazione e chiedere di essere sostituito. Al di là di questo, diciamo, profilo
negativo, non ne vedo altri e quindi magari il Dott. Sacchetti mi può spiegare
meglio quale potrebbe essere il profilo, prego... un'azione professionale, una
visione falsata del... Dott. Giulio SACCHETTI: ...esatta, un pochino distorta, ora uno che per mestiere
fa il fiduciario di compagnie di assicurazione come valutatore del danno non
dovrebbe, a mio sommesso parere, essere nominato dal giudice per risolvere
controversie che vedono in prima persona, in solido ovviamente, le assicurazioni a
rispondere di questo danno. Dott. Tommaso SCIASCIA: ...cioè, in sostanza parlando chiaro, è portato a
sottovalutare, diciamo a minimizzare un danno. Dott. Giulio SACCHETTI: ...su questo io non entro nel merito, io dico che uno
che fa il medico delle assicurazioni non dovrebbe fare il medico del tribunale, e
non solo, aggiungo una piccola annotazione, sarebbe anche opportuno che la valutazione
del danno alla persona venisse fatta solamente da specialisti in medicina legale,
non da coloro i quali si qualificano come medici legali, voi avete gli strumenti
per verificare. Dott. Tommaso SCIASCIA: nel nostro Albo la categoria medici legali comprende
solo gli specialisti, abbiamo una categoria a parte di esperti che hanno comunque
acquisito un'esperienza in medicina legale in virtù di attività svolta... Dott. Giulio SACCHETTI: ope legis diciamo... Dott. Tommaso SCIASCIA: Volevo solo dire due parole per quanto riguarda,
sempre parliamo dell'esame della Camera di Commercio a cui ha accennato il Dott.
Perrella, perito grafico. Io veramente invito chiunque interessato a far presente
situazioni anomale o situazioni irregolari, perché veramente è anche interesse mio,
come Vice Presidente, in pratica Presidente di quella commissione, di farla funzionare
al meglio, quindi se siete a conoscenza di situazioni irregolari, situazioni anomale,
veramente fatemele sapere perché si provvede in modo opportuno ed in modo adeguato.
Mi pare un'ultima cosa per quanto riguarda la D.ssa Alimenti, sono perfettamente
d'accordo nel ritenere che non basta essere di madrelingua per poter fare il perito
traduttore, il perito interprete, soprattutto in una materia come la nostra molto
tecnica e che richiede la conoscenza di molti termini di carattere tecnico, così
come non basta essere di madrelingua per insegnare la lingua straniera, così ritengo
che non è sufficiente, ci vuole un'ulteriore formazione, un'ulteriore competenza
specifica nella materia e quindi sono perfettamente d'accordo con la D.ssa Alimenti. Dott. Alessio RUSSO: Grazie al Dott. Tommaso Sciascia, nonostante le premesse
iniziali volevo chiedere al Dott. Gentili se per caso voleva intervenire. Dott. Fabrizio GENTILI: posso dire pochissimo io. Per quello che riguarda
l'osservazione del Dott. Sacchetti, che lamentava il fatto che nei processi penali
si viene convocati tutti quanti alle nove di mattina, ha perfettamente ragione, è
un problema che riguarda non solamente i periti evidentemente, ma riguarda gli
avvocati, gli imputati, i testimoni. Il motivo per cui si usi questo sistema,
francamente, non riesco a capire quale sia, probabilmente è legato al fatto che non
è possibile prevedere con una qualche esattezza la durata dei processi, molti
processi vengono fissati, poi in realtà saltano. Si potrebbero fare le fasce, per
esempio ecco, io faccio il Giudice per le Indagini Preliminari, io fisso i processi
a fasce, al dibattimento non lo fanno questo, io posso segnalare il problema alla
Presidenza del Tribunale, eventualmente invitare il Presidente, che a sua volta
dovrebbe invitare i Presidenti delle varie sezioni ad utilizzare il problema delle
fasce. Per quello che riguarda la D.ssa Alimenti ha perfettamente ragione, il
problema è anche questo, quando ci sono dei traduttori che non sanno tradurre e
questo si dice sarebbe avvenuto in passato; io non lo so perché sono solamente una
diecina di giorni che faccio questo lavoro, d'altra parte anche prima io non facevo
il giudice penale, ma facevo il giudice civile, quindi un'esperienza completamente
diversa. Segnalatelo al mio ufficio, non è che l'iscrizione all'albo dei periti è
una cosa perenne, chi è iscritto può essere cancellato se non sa fare il proprio
lavoro, quindi segnalatelo. Dott. Anna C. ALIMENTI: Mi scusi però dottore, lei capisce, lo segnala,
questo bisogna, l'invito è ai magistrati e agli avvocati, perché segnalare da parte
del collega potrebbe anche essere presa come... Dott. Fabrizio GENTILI: è naturale, ha ragione pienamente, non mi riferisco
a voi, che comunque potreste segnalarlo, ma soprattutto ai miei colleghi, se non lo
fanno l'ufficio periti non è in condizione di sapere se la perizia è stata correttamente
svolta, o meno, non ne sa nulla. Dott. Anna C. ALIMENTI: forse ecco, il discorso sarebbe questo, magari
potrebbe essere lei a mandare una circolare perché si faccia questa segnalazione,
perché no, perché... no, le spiego per quale motivo, perché se lo diciamo, come
ripeto, lo diciamo noi diventa antipaticissimo mentre sentiamo in continuazione
avvocati e magistrati che si lamentano, però nessuno che poi... Dott. Fabrizio GENTILI: e se nessuno lo segnala! Dott. Vincenzo AVELLA: se posso intervenire, sono il Dott. Vincenzo Avella,
sono un tossicologo forense, laureato in chimica e farmacia, esplico questa attività
da circa 20 anni per cui ho una grossa esperienza alle spalle oltre ad avere i
capelli bianchi come il Dott. Racheli al quale vorrei immediatamente dire che lei ha
parlato di costi del processo, ma alle condizioni attuali i costi, determinati
costi del processo siamo noi con le tariffe attuali a pagarli, d'altronde nessuno
ha parlato di tariffe ferme all'88, nemmeno la variazione triennale dell'indice
ISTAT, almeno questo, la variazione triennale dell'indice ISTAT, siamo fermi all'88.
Poi vorrei parlare sempre al Dott. Racheli, faccio parte di varie commissioni, alla
Camera di Commercio con il Presidente Sciascia, del quale ciò che ha detto risponde
perfettamente a verità, ne sono testimone diretto, faccio parte della Commissione
dei periti, mi dispiace che il Sen. Calvi vada via, ha le sue cose, però avrei
alcune cose... vabbè, le faccio recapitare questo mio scritto. Per quanto riguarda
la formazione degli albi dei periti, c'è un vaglio attentissimo per quanto riguarda
di sua competenza, io per i chimici, il collega ingegnere per gli ingegneri, che da
una valutazione attentissima, cioè mi aggancio a quanto ha detto il Dott. Sciascia,
io mi interesso, sono rappresentante dell'ordine dei chimici, tra l'altro parlo
anche in nome ed in rappresentanza dell'ordine dei chimici, sia per quanto riguarda
il civile che il penale, ora dico io, dopo questo attentissimo vaglio, le domande
che noi respingiamo, perché non le riteniamo congrue e valide, alla fine il
professionista che viene iscritto nell'albo ha tutti i diritti, ha tutti i requisiti
per potere esplicare l'attività professionale, ma guarda caso i magistrati, nella
loro ampia discrezionalità che nessuno pone in discussione, si rivolgono sempre a
non iscritti, torno a ripetermi in linea di massima, personale che ha un tipo di
attività, personale della polizia scientifica e dei Carabinieri, i quali utilizzano
le strumentazioni che sono comprate con i nostri soldi, praticamente è una situazione
che non può assolutamente andare, scoppia, siamo al limite della sopportazione, in
tutto e per tutto, d'altronde il codice di procedura penale all'art. 68 comma IV
parla chiaramente che il Presidente o il P.M. può nominare il consulente od il perito
che non è iscritto all'albo dei periti, però deve dare ogni volta una giustificazione,
mai fatta, non ho mai sentito una cosa del genere, per non parlare poi, torno a
ripetere, della riscossione delle retribuzioni, è avvilente un professionista che
deve venire pagato nelle condizioni in cui veniamo pagati, adesso ci sta il 10%
INPS che siamo obbligati a pagare. Dott. Alessio RUSSO: ma intanto l'abbiamo già detto, siamo arrivati a dire
nel'94 che il nostro compenso è un obolo! Dott. Vincenzo AVELLA: e lo so, ma qui bisogna, il Dott. Racheli ha parlato
di tempi lunghi. Dott. Stefano RACHELI: No, volevo dirle e che già le ho detto, che per quanto
riguarda l'aggiornamento, sta al Ministero del Tesoro, è stata già mandata, quindi
stiamo aspettando che il Tesoro faccia la cosa sua. Dott. Vincenzo AVELLA: già, ma sono arrivate in ritardo. Dott. Stefano RACHELI: se lei vuole, le dico che domani è fatta, così andiamo
a casa tutti contenti, andiamo anche contenti ma non le dico una bugia, secondo i
tempi dovunque ci sta... Noi dobbiamo capire che ci sono delle cose che finché
funzionano con questo metro nella Pubblica Amministrazione saranno necessariamente
secolari, perché dovunque c'è... no, ma diciamole queste cose, sennò pensiamo che
ci sia colpa di chissà chi, dove c'è un concerto di più amministrazioni ed un parere
del Consiglio di Stato, a prescindere dal lavoro di preparazione, quindi queste
cose bisogna... Allora, o lo Stato rivede i propri metodi organizzativi, quindi
stiamo proprio nel difficilissimo, oppure ci dobbiamo rassegnare che subito significa
tra due anni, figuriamoci quando non è subito, insisto, se lei vuole gli dico lo
facciamo domani. Dott. Alessio RUSSO: Dunque, voglio concludere dicendo soltanto due cose.
Uno, ribadisco il discorso che probabilmente la categoria dei periti e dei
consulenti tecnici o si mette in testa di farsi sentire e non nel senso più negativo
della parola ma nel senso più positivo, e quindi si associ, associatevi al Collegio
Periti Italiani, associatevi ad un altro collegio, associatevi ad un'altra associazione,
però se non ci raggruppiamo io ho l'impressione che ognuno continua a parlare da
solo ed a non trovare controparti che già sono difficili da trovare. Io sono
convinto che la difficoltà nostra sia esattamente questa, la coscienza associativa
di questa categoria risulta, almeno da questi anni, davvero scarsa, davvero scarsa
tanto da far sconfortare coloro che cercano di mettere a disposizione la maggior
parte del loro tempo a problemi associativi, magari guarda caso sono la maggior
parte di quei periti che si e no ricevono un incarico ogni cinque anni, guarda caso;
guarda caso abbiamo quelli e abbiamo quelli che invece ne hanno tanti di incarichi,
sicuramente abbiamo poche persone che mettono a disposizione il loro tempo. Io ho
una fiducia, ho visto all'inizio i rapporti che avevamo con quelle che noi chiamiamo
le istituzioni, io ho fiducia in persone tipo il Dott. Tommaso Sciascia, la cui
gentilezza, la sua cortesia, la sua voglia di confrontarsi, certo per quello che è
possibile, per quello che le famose normative, per quello che le famose leggi permettono,
però di confrontarsi a meno anche con noi, perché noi non vogliamo nessun rapporto
privilegiato. Io ho fiducia nel Dott. Gentili, è appena entrato nel suo incarico,
però già all'inizio la cortesia, il fatto che sia qui seduto per me già vuol dire
molto, ho fiducia nel Dott. Racheli, che non conoscevo, l'ho conosciuto oggi, però
è una persona che parla sincero, nel senso che non c'è venuto, come ha detto prima,
ad abbindolare con tante cose che forse avremo voluto sentire, ma che poi usciti
da qua chi lo sa in quale anno, secolo sarebbero mai successe. Io ho fiducia in
queste persone, continuo ad avere fiducia, certo poi ci sono delle cose che
lasciano perplessi, l'ultima cosa e poi chiudiamo, per esempio, tra le tante che ho
detto anche prima che non tornano, una percentuale rilevante dei nostri associati,
caso strano, sono delle persone che da poco sono inserite nei ruoli del tribunale,
la motivazione quando ci contattano è: ho appena ricevuto due o tre incarichi al
tribunale, non so che cosa fare, se mi iscrivo mi date una mano? E qui qualche
funzione forse riusciamo a svolgerla. Però è comunque sospetta l'altra, quella più
sconfortante permettetemi di dire, è quella di rispondere al telefono a domande di
periti che mi dicono: ma se mi associo cosa mi dai?